L?introduzione dell?angioplastica coronarica con palloncino nel 1977 da parte di Gruentzig ha avuto un drammatico
impatto sulla pratica cardiologica, mutando il tradizionale ruolo della cardiologia invasive da un attivita?
prevalentemente diagnostica ad una terapeutica. Inizialmente limitata alle ostruzioni di un singolo vaso
coronario in pazienti con angina stabile, il ruolo dell?angioplastica si e? evoluto all?intero spettro delle
sindromi coronariche comprendento anche il trattamento dell?infarto miocardio acuto.
Le indicazioni all?angioplastica sono contenute nelle linee guida delle piu? importanti societa? internazionali
di Cardiologia. Genericamente e? necessaria la presenza di almeno una stenosi angiografica presumibilmente
responsabile di segni o sintomi di ischemia acuta o cronica. Tuttavia l?angioplastica viene eseguita anche
in pazienti asintomatici qualora affetti da stenosi che abbiano indotto segni di ischemia ai test provocativi.
La dilatazione del pallone produce quello che viene chiamato un ?danno controllato? (controlled injury) alla
parete coronaria. La placca intimale viene distrutta e si produce una lesione che lacera l?intima , si propaga
alla tunica media e puo? arrivare sino all?avventizia. Liberata dalla placca aterosclerotica la parete del vaso
si espande ed il lume aumenta. L?ateroma si ridistribuisce sulla superfice arteriosa o viene embolizzato a valle.
Una volta sgonfiato il pallone, il lume vascolare tende a ripristinare il diametro iniziale (recoil) con una
perdita del 15% - 30% del diametro ottenuto durante il gonfiaggio. Questo fenomeno si registra dai 5 ai 15 minuti
dopo lo sgonfiaggio, e perdura, seppur in maniera meno intenso, per le successive 24 ore.
Il danno causato dal pallone sulla parete arteriosa facilita due processi: l?occlusione coronarica acuta e
la restenosi. Gli stents sono usati al fine di offrire un impalcatura alla parete arteriosa, limitando cosi
il fenomeno del recoil e di far aderire le dissezioni dell?intima alla parete.
Un numero sempre crescente di procedure viene eseguita in corso di infarto miocardico acuto (angioplastica
primaria) poiche? e? oggi dimostrata la superiorita? dell?angioplastica sulla terapia trombolitica, in
termini di percentuale di ricanalizzazione , di ischemia residua e di ictus specialmente nei pazienti anziani.
Fasi dell?angioplastica
- Fase 1
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Un filo guida viene preventivamente passato attraverso il restringimento.
Il palloncino passa sul filo guida e viene quindi fatto avanzare attraverso la stenosi
e posizionato su di essa.
- Fase 2
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Quindi, il pallone viene spostato sul filo guida fino a quando non si trova all'interno del segmento ristretto.
- Fase 3
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Una volta in posizione, il palloncino viene gonfiato. È normale provare dolore quando il palloncino
viene gonfiato, in quanto il flusso di sangue nell'arteria viene temporaneamente bloccato.
Questo dolore diminuisce quando il palloncino viene sgonfiato. È importante dire al medico se si prova dolore
- Fase 4
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Quando il medico è soddisfatto della compressione della placca e ritiene che l'arteria sia
stata aperta a sufficienza, rimuove il catetere con il palloncino sgonfio. Facendo
ulteriori immagini a raggi x dell'arteria, il medico può vedere di quanto è migliorato
il flusso sanguigno.
- Fase 5
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Lo stent viene introdotto nel vaso sanguigno montato su un palloncino.
- Fase 6
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Il medico manovra il palloncino nell'area bloccata dell' arteria e gonfia
il palloncino. Il gonfiaggio del palloncino provoca l'espansione dello stent
che va a premere contro la parete del vaso.
- Fase 7
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Il palloncino viene quindi sgonfiato ed estratto. Lo stent resta in posizione
permanentemente, tenendo il vaso aperto e migliorando il flusso di sangue.
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