L'angina pectoris è la più comune manifestazione della cardiopatia ischemica. Viene classicamente descritta come un dolore al centro del petto, tipo peso, costrizione irradiato alle spalle e alle braccia; in alcuni casi può insorgere
e/o irradiarsi posteriormente, alla gola, o allo stomaco. Può insorgere sia a riposo (ANGINA A RIPOSO) che dopo sforzo
lieve o intenso (ANGINA DA SFORZO); la durata è di pochi minuti, e la regressione è spontanea. In taluni casi, già
diagnosticati il cardiologo può consigliare l?utilizzo di nitrati per via sublinguale, riducendo la durata della
crisi anginosa.

Alla base di questa patologia è la placca aterosclerotica
che riducendo il lume delle coronarie, riduce l?afflusso
di sangue ossigenato ad alcune zone del cuore, che attraverso
sostanze prodotte dall?endotelio, attivano le vie del dolore,
segnalando lo stato di ischemia. In alcuni casi, come avviene
spesso nella popolazione diabetica, l?ischemia non viene
segnalata da alcun sintomo (ISCHEMIA SILENTE) e l?individuo
può misconoscere il proprio rischio ca
cardiovascolare.
DIAGNOSI
La diagnosi avviene attraverso 3 momenti: inizialmente, attraverso i dati
anamnestici raccolti dal medico, si riesce a porre il sospetto diagnostico,
delineare le caratteristiche di insorgenza dei sintomi ed individuare i
fattori di rischio della patologia aterosclerotica (fumo, colesterolo,
familiarità, diabete, ipertensione).

Quindi mediante un semplice ECG (ElettroCardioGramma), possibilmente
eseguito durante la sintomatologia anginosa, si evidenziano alterazioni
significative per ischemia oppure esiti di infarto del miocardio asintomatico.
Occorre comunque sottolineare che in assenza di sintomi, l?ECG risulta normale
in un gran numero di casi. Sono quindi necessari ulteriori accertamenti,
definiti test provocativi. Tra questi certamente il più noto è il test da
sforzo al cicloergometro, in cui attraverso uno sforzo eseguito su una cyclette,
monitorando ECG e pressione arteriosa, si cerca di indurre l?ischemia. Attualmente
è possibile eseguire in alcuni Centri anche test provocativi con l?ecocardiogramma,
anche se risultano più indicati nel valutare le conseguenze di un eventuale
infarto del miocardio. In caso di presenza di alterazioni di base dell?ECG
(blocco di branca, presenza di pace-maker o altro), si può ricorrere alle
metodiche scintigrafiche. La scintigrafia miocardica da sforzo e a riposo,
mediante l?iniezione di un tracciante, permette di valutare zone di danno
miocardico reversibile e soprattutto eventuali zone di danno miocardico
irreversibile (zona di necrosi infartuate).
PROGNOSI
La prognosi ed il decorso clinico di questi pazienti sono legati
all?andamento clinico dell?angina e alle condizioni cliniche generali dell?individuo.
Attualmente, oltre alla terapia farmacologica, cardine della terapia antianginosa,
si sono fatte strada metodiche di cardiologia invasiva, soprattutto l?angioplastica
coronarica che, con le adeguate indicazioni, possono permettere un trattamento valido dell?angina.
Angioplastica
La prima regola da seguire è comunque tenere sotto controllo i fattori di rischio cardiovascolare.
Un controllo adeguato della pressione arteriosa, un corretto equilibrio glicometabolico in corso
di diabete mellito, il mantenimento di un assetto lipidico nei parametri consigliati dalle linee
guida internazionali, patrimonio ormai di tutti i cardiologi, l?abolizione del fumo di sigaretta,
il tutto unito ad una alimentazione sana e ad una attività fisica regolare , permettono di contrastare
il progredire della malattia aterosclerotica, alla base di questa patologia.
Una adeguata informazione e collaborazione con il cardiologo curante permette ormai di
gestire questa patologia con ottimi risultati.