Massimo Fioranelli
 
 
Mater Dei - Via A. Bertoloni, 34 - 00197 Roma - Tel. + 39 6 80220.1 - Fax +39 6 8084556 Italiano  Italiano   English  English 
09/04/2014 Urocortin
01/04/2014 Kynurenine
01/12/2013 Cholesterol and cancer
03/10/2013 Low Levels of Testosterone Linked With Acute MI in Male Diabetics
21/09/2013 Carotid Stenosis
12/09/2013 Left atrial appendage (LAA) occlusion devices
09/09/2013 Progression of Chronic Heart Failure Combined With Growth Hormone Deficiency An Extension of a Randomized Controlled Single-Blind Study






 




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Il Progetto Health Phone ® ha lo scopo di tutelare la salute del cittadino, mediante un sistema di georeferenziazione ed un cardiofrequenzimetro, il Sistema Health Phone ® è in grado di effettuare chiamate immediate di pronto soccorso al 118, e di inviare dati alle persone più prossime con indicazioni di pronto intervento.
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Il Progetto Universal Guide ® propone la realizzazione di una guida universale da implementare su sistemi smart-phone o palmari. Attraverso l’integrazione di più sistemi di georeferenziazione, interna (RFID, Wi-Fi) ed esterna (GPS, Wi-Fi), la Universal Guide ® sarà in grado di guidare l’utente, anche non normodotato, attraverso il rispetto dei principi sull’accessibilità, all’interno di un museo, di un edificio pubblico, di un ospedale.
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GRAZIE
ALLA TC CORONARICA,
IL CUORE “PARLA”
Dopo 30 anni l’era della coronarografia sembra avviarsi alla sua conclusione.
E si allontana anche l’incubo delle radiazioni. Adesso c’è una tecnica, TC coronarica, disponibile anche a Roma, non invasiva, finalmente non rischiosa, molto più affidabile, in grado di scoprire quello che fino ad oggi la coronarografia non riusciva a “vedere”.
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The SYNTAX Score is a unique tool to score complexity of coronary artery disease.
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If you are healthy and without diabetes, the Reynolds Risk Score is designed to predict your risk of having a future heart attack, stroke, or other major heart disease in the next 10 years.
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Salute/ Prevenzione infarto,
nuova strategia diagnostica
Mater Dei
Roma - 8 novembre 2010

Gli esami dicono che tutto e' a posto ma poco dopo l'infarto puo' arrivare. Oggi è possibile intervenire precocemente, prima che l'infarto arrivi, grazie ad una strategia diagnostica altamente innovativa messa a punto a Roma dall'équipe di Massimo Fioranelli e Paolo Pavone della Clinica Mater Dei. Un 'Modello diagnostico integrato' che ...







ATTA consiglia poco sale ma iodato. Lo iodio è fondamentale per lo sviluppo fondamentale del bambino. Il sale iodato deve essere usato sempre anche in gravidanza e nella prima infanzia. L’uso del sale iodato riduce la frequenza delle malattie tioridee.
Iodio Profilassi (pdf)





RAI - Cardiologia,
le novità diagnostiche

A Tg1 online, il professor Fioranelli, dell'Università Gugliemo Marconi, ha risposto alle domande degli utenti. Ha moderato Manuela Lucchini.

RAI - 26/10/2011




RAI - Storie di salute
Nel talk-show condotto da Luana Ravegnini si parlerà di "malattie cardiovascolari" con il Professor Fioranelli ma anche di "sovrappeso e diete" con il Professor Ticca.

RAI - 19 gennaio 2009



FUMO E INFARTO
Fumare di meno fa bene al cuore: da quando è in vigore la legge antifumo in Italia sono diminuiti anche gli infarti.
Tg1 - 13 febbraio 2008



NUOVE FRONTIERE
DELLA MEDICINA
Alcuni ricercatori americani hanno messo a punto una tecnica di rigenerazione dei tessuti del cuore attraverso le staminali.
Tg1 - 14 gennaio 2008



NOVITA' PER IL CUORE
Ricercatori britannici hanno scoperto farmaci capaci di limitare i danni provocati dall'infarto o dall'ipertensione al cuore degli anziani.
Tg1 - 5 settembre 2006







 



Luogo dell'evento
ISTITUTO SUPERIORE di SANITA'
AULA MAROTTA - Viale Regina Elena, 299 - ROMA

Segreteria Tecnica Organizzativa per informazioni e/o iscrizioni
Phoenix S.r.l. - Provider ECM n.1826
Viale delle Industrie, 36 - casavatore (NA)
Tel. 081 0202976 - Fax 081 0202985
website: www.phoenixformazione.it
Email:info@phoenixformazione.it

 

 


 


Segreteria Organizzativa
Ordine Provinciale di Roma
dei Medici-Chirurghi e degli Odontoiatri
Via G.B. De Rossi, 9 - 00161 Roma
Tel. 06/44.17.12.32-33-34
Email: segreteria.odontoiatri@ordinemediciroma.it


 

Sabato 24 maggio 2014
Ore 9.00-18.30
Università degli Studi di Milano Aula 208
Via Festa del Perdono, 7

 


Per informazioni ed iscrizioni
www.masteralimentazione.eu
Email: masteralimentazione@clioedu.it
PEC: clio@cert.clio.it
Tel.: 0832.097.116 (ore 9.00 - 13.00)


 

 

 

Coloro che volessero inviare contributi, suggerimenti, articoli, immagini filmati attinenti al contenuto del sito possono inviarli al seguente indirizzo: massimo.fioranelli@materdei.it. Se ritenuti idonei, verranno pubblicati a nome dell’autore. Verranno presi in considerazione solo materiali completi di referenze bibliografiche.




 14/04/2014   Miele di Manuka per curare le ferite e uccidere le cellule tumorali   Il miele, oltre a essere un prodotto molto buono, è anche un prezioso aiuto per la nostra salute. Abbiamo visto, ad esempio, che è usato come antibiotico naturale e che, secondo alcuni, può persino aiutare a dimagrire. Tra tutte le diverse tipologie di miele, però, ne esiste una in particolare a cui vengono attribuite diverse virtù. Il miele di manuka è considerato alla stregua di un medicinale naturale, in virtù delle sue spiccate proprietà antibatteriche, dovute in particolare a un suo principio attivo chiamato metilgliossale (o MGO o methylglyoxal). Il miele di manuka è raccolto dalla pianta omonima che cresce allo stato selvatico in Nuova Zelanda. Sembra che questo prodotto fosse utilizzato dai popoli antichi, in tempi remoti, come cibo e nel trattamento locale di ferite, ulcere, bruciature e scottature. Tutti i prodotti che provengono dagli alveari, come i propoli, il polline, la pappa reale, il miele, hanno, chi più chi meno, caratteristiche benefiche per il nostro organismo. Nel miele, ad esempio, è contenuto un particolare enzima, chiamato glucosio-ossidasi, che produce perossido di idrogeno e che funge da disinfettante e antibatterico. Questo fattore lo rende un rimedio utile a curare le ferite. In particolare, uno studio condotto in Nuova Zelanda e pubblicato nel 2006 su International Journal of Lower Extremity Wounds, ha concluso che il miele accelera la guarigione delle infezioni, incrementa la velocità di cicatrizzazione e promuove la crescita di nuovo tessuto. Nel miele di Manuka si troverebbe una maggiore concentrazione di queste sostanze. Con un’azione simile a quella di una pomata antibiotica, quindi, questo particolare tipo di miele promuoverebbe la guarigione delle ferite, riducendo il rischio di infezioni. Questo perché le sostanze presenti al suo interno sarebbero capaci di sciogliere le proteine che permettono all’infezione di crescere, impedendo ai batteri di riprodursi. Al di là della semplice azione antisettica dovuta al perossido di idrogeno, questo miele neozelandese contiene ulteriori sostanze antibatteriche in quantità elevate. La sua attività antibiotica, infatti, sarebbe accentuata dalla combinazione del metilglossale e di altre sostanze sinergiche che ne incrementerebbero l’efficacia. Sembra, inoltre, che nel miele di manuka siano presenti quantità più elevate di glucosio-ossidasi. Il metilglossale in esso contenuto avrebbe la capacità di aiutare a prevenire alcune infezioni incluse quelle causate da: Streptococco, E. Coli, MRSA e molte altre potenzialmente pericolose. Lo zucchero sembra sia un altro elemento importante in esso contenuto. In alti livelli di zucchero, i batteri non possono riprodursi. Quando lo zucchero e l’acqua si combinano nel miele di manuka, quindi, si impedisce ai batteri di crescere. Sembra, però, che non tutto il miele di manuka presenti quantità significative di MGO. Quello che ne contiene maggiormente viene denominato “miele di manuka attivo” o “miele di manuka UMF” (Unique Manuka Factor) e riporta in etichetta la quantità di MGO che contiene, per distinguerlo dal miele che non ha queste proprietà. Un nuovo studio, pubblicato sulla rivista Plos One e ripreso da La Stampa, ha dimostrato come il miele di Manuka sia attivo contro tre diversi tipi di cellule tumorali già a basse dosi (circa lo 0,6%) fermandone le crescita. Non solo, questo prodotto avrebbe inoltre il potere di ridurre gli effetti tossici collaterali associati al trattamento con chemioterapia. I risultati dello studio durato 5 anni hanno dimostrato, in modo inconfutabile, che questo particolare tipo di miele agisce direttamente, inducendo la morte cellulare programmata nelle cellule tumorali. In conclusione, tutti i tipi di miele contengono proprietà benefiche e componenti antibatterici, tuttavia sembra che nel miele di Manuka questi componenti siano presenti in quantità più elevate. ( Fonta: ambiente Bio)

 13/04/2014   Ftalati: perturbatori endocrini pericolosi per l’organismo, soprattutto nei bambini   Gli ftalati sono dei prodotti chimici, derivanti dal petrolio, che vengono aggiunti alle materie plastiche per migliorarne la flessibilità e la modellabilità. Sono delle sostanze utilizzate da oltre 50 anni e che hanno l’aspetto di un olio vegetale chiaro. Secondo alcune ricerche condotte in laboratorio, alcuni degli ftalati presenti in commercio risultano essere dei perturbatori endocrini pericolosi soprattutto per i bambini. Per questo, sono soggetti a restrizioni europee: i giocattoli e gli articoli destinati all’infanzia non possono contenerne più dell’1% del peso totale del materiale plastico utilizzato. Dove si trovano Nel corso degli anni si è fatto un largo uso di queste sostanze. Non tutti gli ftalati sono uguali o ugualmente pericolosi. In passato, lo ftalato impiegato di gran lunga con maggior frequenza era il DEHP. Tuttavia, per il rischio di sterilità che rappresentava, l’industria lo ha parzialmente sostituito negli anni scorsi con il DiNP e il DiDP. Per quantità di produzione e di consumo, sono altresì rilevanti gli ftalati DBP e BBP. Prodotti tipici cui vengono aggiunti tali sostanze sono pellicole, materiali per la pavimentazione, tubi, cavi, vernici, lacche ma anche cosmetici per unghie e capelli. Inoltre, sono utilizzati come lubrificanti, diluenti ma anche come vettori liquidi in pesticidi. Il DEP e il DBP (tipi particolari di ftalati) sono sostanze ausiliarie che si trovano nei medicamenti. Un discorso a parte deve essere fatto per alcuni oggetti di uso comune destinati ai bambini, visto che la pericolosità di queste sostanze riguarda soprattutto loro. Nei giocattoli In un documento emesso dal Ministero della Salute, si legge che “nel 2011 essi hanno rappresentato il 27% delle notifiche totali relative ai giocattoli. Nel primo trimestre del 2012 sono stati notificati nel RAPEX 47 articoli pericolosi per presenza di ftalati, provenienti per la quasi totalità (94%) dalla Cina e diffusi nel mercato europeo”. Ricordiamo, ad esempio, un grosso sequestro avvenuto a Macerata nel novembre 2012 di circa 300mila giocattoli, provenienti dalla Cina e contenenti quantitativi eccessivi di ftalati. Persino le bambole possono essere pericolose, quando contengono i livelli di DEHP che possono variare dallo 0,2% (doppio del livello massimo consentito) al 38% (389% in più del livello massimo consentito). Nelle bambole, in particolare, concentrazioni variabili di ftalati si possono trovare nelle braccia e nelle gambe: parti che possono essere facilmente messe in bocca dai bambini durante il gioco. Gomme per cancellare, articoli per la scuola, attrezzature gonfiabili Anche gli articoli di cartoleria per la scuola, come matite, gomme per cancellare, astucci e zaini, possono contenere ftalati. Non solo, un’ulteriore categoria di prodotti a rischio ftalati sono le attrazioni gonfiabili che ricadono anch’esse nella definizione di “giocattoli” e devono sottostare alle normative europee vigenti. Nel cibo Oggi, fortunatamente, l’uso di ftalati per la creazione di materiali destinati al contatto con gli alimenti è meno diffuso, perché queste sostanze sono state progressivamente sostituite con altre. Tuttavia, i prodotti alimentari potrebbero esserne contaminati a causa della migrazione da polimeri contenenti ftalati, durante il confezionamento dei prodotti o lo stoccaggio. Non trascuriamo nemmeno la possibilità che queste sostanze possano essere presenti nell’ambiente, assorbite dal suolo o ingerite dagli animali. Pensiamo ad esempio alle minuscole particelle di plastica che, scambiate per plancton, vengono ingerite da piccoli pesci, vermi e invertebrati, entrando in questo modo nella catena alimentare umana. Cosa di cui abbiamo già parlato e che è stata dimostrata da uno studio, pubblicato sulla rivista Current Biology. Negli indumenti Infine, ricordiamo un recente rapporto presentato da Greenpeace, che ha rivelato la presenza di ftalati anche in alcuni capi di abbigliamento per bambini, riconducibili a grandi marche. Dispersione nell’ambiente Ma come possono entrare a contatto con il nostro organismo? Le molecole degli ftalati di disperdono nell’ambiente. Gli ftalati, infatti, sono sostanze inquinanti pressoché ubiquitarie. Non evaporano rapidamente, ma durevolmente. Al contatto con liquidi o grassi si sciolgono o evaporano nell’aria. Il DEHP e il DiNP, come spiegato prima, potrebbero contaminare gli alimenti durante il trattamento, il confezionamento e l’immagazzinamento. Gli ftalati DEB e DBP potrebbero essere assorbiti se utilizzati per il confezionamento di medicamenti. I bambini, naturalmente, sono i soggetti più esposti a queste sostanze che potrebbero essere contenute facilmente in giocattoli o altri oggetti portati alla bocca durante il gioco. Attenzione anche ad alcuni profumi: in presenza di grasso o sotto l’effetto del calore, gli ftalati possono penetrare nella pelle quando viene applicato il prodotto. Effetti nocivi nell’uomo I principali sospetti inerenti all’utilizzo di ftalati sono legati alle sue potenzialità come distruttore del sistema endocrino umano. Il primo effetto collaterale imputato a queste sostanze riguarda i neonati maschi: pare infatti che nelle cavie studiate in laboratorio, gli ftalati abbiano determinato un disturbo più o meno significativo nello sviluppo dei genitali e nella maturazione dei testicoli. Nell’Unione Europea, da alcuni anni, esistono delle precise restrizioni in merito all’utilizzo nei prodotti per l’infanzia soprattutto di un tipo di ftalato, il DEHP. Il motivo di tale restrizione è dovuto al pericolo di esposizione che può derivare dal masticare o succhiare per lunghi periodi di tempo tali oggetti. Nelle cavie esaminate sono stati dimostrati effetti tossici che variano a seconda delle molecole studiate. In particolare sono stati evidenziati effetti nocivi sulla riproduzione, malformazioni fetali, ma anche danni epatici e tumori epatici. Alcuni composti della famiglia degli ftalati sono stati classificati dallo IARC come 2B (cancerogeno possibile: nel caso del Di-2-etilexil ftalato). Regolamentazione Il pericolo riguarda soprattutto i bambini. Per questo, parte delle restrizioni presenti nella normativa europea puntano a tutelare questa fascia della popolazione. In particolare, si legge nel testo della DIRETTIVA 2005/84/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio: “Essendo organismi in fase di sviluppo, i bambini sono particolarmente sensibili alle sostanze tossiche per la riproduzione. Per tale motivo, dovrebbe essere ridotta nella misura del possibile l’esposizione dei bambini a qualsiasi fonte concretamente evitabile di emissioni contenenti queste sostanze, specialmente ad articoli che i bambini introducono in bocca”. Nello specifico, le restrizioni riguardano soprattutto “lo ftalato di bis (2-etilesile) (DEHP), lo ftalato di dibutile(DBP) e lo ftalato di butilbenzile (BBP) [che] sono stati individuati come sostanze tossiche per la riproduzione e, pertanto, sono state classificate come tali nella categoria 2 (sostanze tossiche per la riproduzione)”. Queste sostanze non sono ammesse in una concentrazione superiore allo 0,1% della massa del materiale plastificato nei giocattoli e negli articoli di puericultura. I giocattoli e gli articoli di puericultura contenenti tali ftalati in concentrazioni superiori allo 0,1% della massa del materiale plastificato non possono essere immessi sul mercato. Inoltre, nella tabella presente nel Regolamento (CE) n. 1907/2006 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 18 dicembre 2006, le sostanze tossiche per la riproduzione categoria 2 risultano essere: • Ftalato di bis(2-metossietile); • Bis (2-etilesil) ftalato; di-(2-etilesil) ftalato; DEHP; • Ftalato di dibutile; DBP; • Acido 1,2-benzendicarbossilico, dipentilestere, ramificato e lineare; • n-pentil-isopentilftalato; • di-n-pentil ftalato; • diisopentilftalato; • Benzil-butil-ftalato BBP. L’impiego di ftalati come plastificanti per pellicole in PVC e PVDC (polivinilcloruro e polivinili-dencloruro), soggetti a contatto con le derrate alimentari, è generalmente vietato (ordinanza sui materiali e gli oggetti; RS 817.023.21). Come difenderci Possiamo difenderci controllando sempre le etichette, essendo certi della provenienza dei prodotti che acquistiamo e verificando la presenza di marchi di qualità. (Fonte: ambientebio)

 11/04/2014   Politecnico di Torino: L'acqua alla nanoscala ci aiuterà a progettare tecnologie innovative dalla medicina all'energia   Comunicato stampa: Un modello messo a punto dal Politecnico di Torino in collaborazione con lo Houston Methodist Research Institute (USA) e presentato sulla rivista Nature Communications codifica le sorprendenti caratteristiche dell’acqua in prossimità di superfici solide alla nanoscala. Prima applicazione, il potenziamento delle proprietà degli agenti di contrasto nella risonanza magnetica Torino, 4 aprile 2014 – Sono ingegneri, del settore meccanico afferenti al Dipartimento Energia del Politecnico di Torino, e in collaborazione con lo Houston Methodist Research Institute (Texas, USA) hanno realizzato un modello che promette di fornire un grande contributo alla medicina, ma non solo. La prestigiosa rivista Nature Communications [*] ha appena pubblicato la loro ricerca che parte dall’acqua e dalle sue innumerevoli proprietà, molte delle quali ancora da scoprire. Nuotare in una piscina riempita di miele. Questa è la sensazione che deve “provare” una molecola di acqua entro pochi nanometri da una superficie solida, cioè quando si considerano distanze circa diecimila volte più piccole del diametro di un capello. Il fenomeno di riduzione di mobilità dell’acqua in prossimità di superfici alla nanoscala, già noto nella comunità scientifica come “nanoconfinamento”, è dovuto alle forze attrattive elettrostatiche e di van der Waals, predominanti a quelle scale. I ricercatori del Politecnico di Torino e dello Houston Methodist Research Institute hanno però fatto un passo ulteriore: per la prima volta sono riusciti a dare un’interpretazione fisica e una quantificazione di questo fenomeno, tramite un modello che mette in relazione le caratteristiche geometriche, chimiche e fisiche di una qualsiasi superficie nanoconfinante (es. proteine, nanotubi di carbonio, nanopori di silice, nanoparticelle ferrose) alla proprietà di “supercooling” dell’acqua, ovvero ad uno stato simile a quello liquido che permane anche a temperature ben inferiori a 0° centigradi, nel caso in cui ci si trovi in prossimità di superfici alla nanoscala. Questo è il risultato a cui sono giunti, dopo più di due anni di ricerche ed esperimenti in silico (cioè al computer) ed in vitro (cioè in laboratorio), Eliodoro Chiavazzo, Matteo Fasano, Pietro Asinari (Multi-Scale Modelling Lab, Dipartimento Energia al Politecnico di Torino) e Paolo Decuzzi (Center for the Rational Design of Multifunctional Nanoconstructs dello Houston Methodist Research Institute). Il rilievo della scoperta è dato dal suo immediato impatto nell’ottimizzazione e progettazione di tecnologie innovative in una vasta gamma di ambiti: dalla fisica tecnica (es. “nanofluidi” formati da acqua e nanoparticelle per lo scambio termico ad elevate prestazioni) all’energia sostenibile (es. batterie termiche che utilizzano acqua nanoadsorbita per accumulare calore); dal rilevamento e rimozione di inquinanti nell'acqua (es. mediante “nanofiltri” molecolari) alla nanomedicina. Proprio la nanomedicina è il settore in cui la scoperta pubblicata su Nature Communications trova una prima applicazione. Ogni anno si stima che circa sessanta milioni di risonanze magnetiche siano effettuate a fini diagnostici. Nell’ultimo decennio questa tecnologia ha giovato dei notevoli progressi scientifici nel settore, che l’hanno resa sempre più precisa e nitida nella diagnosi di patologie di vario genere. Uno dei maggiori contributi nell’aumento di prestazioni della risonanza magnetica proviene dagli agenti di contrasto, sostanze che, se introdotte nel paziente, rendono maggiormente visibili i dettagli dei tessuti in cui tendono a depositarsi, aumentando così il contrasto dell’immagine ottenuta dallo scanner. La ricerca in oggetto ha permesso di spiegare l'aumento di prestazioni degli agenti di contrasto che si basano sul nanoconfinamento dell'acqua, in fase di sviluppo e test in vivo presso lo Houston Methodist Research Institute, rispetto a quelli già presenti sul mercato. Tale ricerca pone le basi per progettare nuove soluzioni ad oggi inesplorate, ad esempio, per migliorare la qualità delle immagini ottenute tramite risonanza magnetica, offrendo quindi la potenzialità di diagnosi più accurate e precoci per milioni di pazienti ogni anno. Sono già in fase evoluta e di prossima pubblicazione ulteriori ricerche, condotte da Paolo Decuzzi con un gruppo di ricerca più esteso e multidisciplinare di cui fa parte anche lo stesso team del Politecnico, che apre le porte alla possibilità di realizzare “nano-trasportatori” polimerici o di silicio contenenti agenti di contrasto ferrosi, non solo in grado di migliorare la nitidezza delle immagini da risonanza magnetica, ma allo stesso tempo di accumularsi specificatamente nella zona affetta da patologia, grazie alla guida magnetica esterna. Accumulo che rende poi possibile un rilascio controllato di agenti terapeutici oppure un trattamento ipertermico localizzato, offrendo così un approccio “teragnostico” alla lotta contro il cancro, cioè contemporaneamente terapeutico e diagnostico. (fonte :Le Scienze)

 09/04/2014     Urocortin is a protein that in humans is encoded by the UCN gene. This gene is a member of the sauvagine/corticotropin-releasing factor/urotensin I family. It is structurally related to the corticotropin-releasing factor (CRF) gene and the encoded product is an endogenous ligand for CRF type 2 receptors. In the brain, it may be responsible for the effects of stress on appetite. In spite of the gene family name similarity, the product of this gene has no sequence similarity to urotensin II.[3] Urocortin is a potent anorexigenic peptide of 40 amino acids that induces fed-like motor activity when administered centrally or peripherally in fasted animals. Urocortin belongs to the corticotropin-releasing factor (CRF) family that includes CRF, urotensin I, sauvagine, urocortin II and urocortin III. Urocortin is also a potent and long-lasting hypotensive agent and increases coronary blood flow. Urocortin has been shown to interact with Corticotropin releasing hormone receptor 1. (Fonte: Wikipedia)

 09/04/2014   Bevande che aiutano a dormire   La nostra salute ed il nostro grado di benessere dipende da quanto e da come dormiamo durante la notte.Molti sono i problemi causati da una carenza di sonno o legati ad una sua cattività qualità. Ecco alcune bevande che vi aiuteranno a rilassarvi e dormire meglio. Bevanda al succo di ciliegia e vaniglia Le ciliegie sono ricchissime di melatonina, l’ormone responsabile della regolazione dei nostri cicli sonno-veglia mentre la vaniglia ha un profumo rilassante , e l’aggiunta di una goccia di estratto al succo di ciliegia fornisce i benefici dell’aromaterapia che aiuterà ad assopirsi. L’estratto di vaniglia è comunque facoltativo. • 1 bicchiere di succo di ciliegia • 2 gocce di estratto di vaniglia Bevetene un bicchiere alla mattina senza vaniglia e uno alla sera con l’aggiunta di vaniglia. Inizierà a regolarsi correttamente il ritmo sonno-veglia. Bevanda di camomilla e lavanda Alcune ricerche hanno dimostrato che un componente di camomilla chiamata apigenina è in grado di legarsi ai recettori GABA nel cervello , creando una risposta lieve simile alle benzodiazepine. GABA è il secondo amminoacido più comune nel corpo e gioca un ruolo enorme nel nostro sistema nervoso centrale , aiuta a calmarci e a rilassarci. Lavanda è generalmente un profumo che viene usato da sempre per il relax e un recente studio ha dimostrato che le persone esposte al suo odore hanno avuto un cambiamento nelle onde cerebrali, tanto da indurre sonnolenza . • 1 Cucchiaino di germogli di lavanda • 1 Cucchiaino di boccioli di camomilla • 1 tazza di acqua calda Lasciare le erbe in infusione nella tazza di acqua calda per 20 minuti circa, è importante versare l’acqua calda sopra alle erbe e coprire poi per il tempo richesto. A questo punto filtrate e bevete mezz’ora prima di coricarvi. Bevanda con latte vegetale Questa gustosa combinazione di latte vegetale caldo , miele e una spolverata di noce moscata è l’ideale. Il latte vegetale contiene triptofano, e ne aumenta i livelli nel nostro organismo. Il triptofano è uno degli aminoacidi principali usati dal nostro corpo per sintetizzare le proteine, indispensabile per la produzione della niacina, della serotonina e della melanina. L – triptofano è un amminoacido essenziale di vitale importanza per il nostro riposo . È il precursore della serotonina , che può essere convertita in melatonina e melatonina è ciò che regola i nostri cicli sonno -veglia . Il miele crea un picco di insulina, che spinge il triptofano attraverso la barriera emato -encefalica . Esso viene poi convertito in serotonina , che nel buio è convertito in melatonina nella ghiandola pineale nel nostro cervello . Il risultato è che si ha più melatonina che induce il sonno. La noce moscata è una potente spezia , bisogna prestare attenzione quando la assumiamo perché troppa può avere effetti collaterali, ma una piccola dose funziona come tranquillante. • 1 Bicchiere di latte vegetale • 1 cucchiaio di miele • Un pizzico di noce moscata Riscaldate in latte e aggiungete il miele e la noce moscata, bevetelo caldo mezz’ora prima di coricarvi. (Fonte: ambientebio)

 08/04/2014   La sindrome del QT lungo (LQTS)   Quali forme e varianti sono state descritte? quali sono le loro caratteristiche? Focus su diagnosi e terapia.. L’intervallo QT è la manifestazione elettrocardiografica della depolarizzazione e ripolarizzazione ventricolare, viene misurato nelle derivazioni DII, V5 e V6 dall’inizio del complesso QRS alla fine dell’onda T, rappresentata dall’intersezione dell’isoelettrica con la tangente della salita o discesa terminale dell’onda T. L’intervallo viene corretto per la frequenza cardiaca con la formula di Bazett (QTc= intervallo QT in secondi diviso per la radice quadrata dell’intervallo RR in secondi). Si definisce allungato un QTc superiore o uguale a 450 msec (440 msec nell'uomo e 460 msec nella donna). Nella LQTS congenito, il prolungamento dell'intervallo QT all'elettrocardiogramma (ECG) di superficie è associato a sincope o arresto cardiaco per torsione di punta o fibrillazione ventricolare, per lo più scatenate da stress fisico o emotivo. Ha una prevalenza di 1/2000. È una malattia genetica e, fin dal 1975, furono descritte due varianti: la sindrome di Romano-Ward (RW) e la più rara e grave sindrome di Jerwell e Lange Nielsen (JLN), associata a sordità congenita e a sindattilia. Nella maggior parte dei casi, viene trasmessa con un meccanismo autosomico dominante ma la forma di JLN può essere autosomica recessiva. Generalmente è familiare ma, nel 30% dei casi, può ritrovarsi in modo sporadico, a causa della bassa penetranza del gene trasmesso. La genetica e il meccanismo. La durata del potenziale d'azione è determinata dall’azione di diversi canali ionici; giocano un ruolo importante i canali del potassio: IK1, responsabile della determinazione del potenziale soglia per la depolarizzazione iniziale e la ripolarizzazione finale, Ito responsabili del gradiente transmurale della ripolarizzazione, e Ik con un ruolo chiave nel determinare la durata del potenziale d’azione. Finora sono state identificate 13 forme di LQTS. I primi tre geni scoperti rappresentano circa il 90% degli affetti. Il gene KCNQ1 codifica per la sub unità α del canale del potassio Kv7.1, fondamentale nella correzione del QT quando la frequenza cardiaca aumenta (l’attivazione simpatica ne aumenta l’attività). Un suo malfunzionamento comporta un inadeguato accorciamento del QT durante tachicardia. Mutazioni in eterozigosi del gene KCNQ1 sono responsabili della forma dominante della LQT1 (RW); in omozigosi, invece, determinano la forma recessiva di JLN (tipo 1) nella quale la sordità associata è dovuta alla riduzione dei canali Iks nell’orecchio interno. Il gene KCNH2 codifica per la sub unità α del canale rapido del potassio Ikr; mutazioni di tale canale comportano una riduzione della corrente rapida per il K e sono responsabili della LQT2 (RW). La forma LQT3 si differenzia dalle precedenti poiché, in questo caso, è coinvolto il gene SCN5A che codifica per la sub unità α del canale del sodio. Mutazioni di questo gene possono aumentare la durata della corrente tardiva in entrata di sodio e, quindi, prolungare la durata del potenziale d’azione. La clinica. L’aritmia responsabile è la torsione di punta la quale, il più delle volte, si autolimita causando la sincope, ma può degenerare in fibrillazione ventricolare e causare l’arresto cardiaco o la morte improvvisa. La diagnosi. Risalgono al 1991 i criteri di Keating secondo i quali sono affetti gli individui asintomatici con QTc > 470 msec, o gli individui sintomatici con QTc ≥ 450 msec. Nel 1985 furono proposti dei criteri diagnostici, seguiti dallo Schwartz score nel 1993, aggiornato nel 2006, con una specificità del 99% ed una sensibilità del 19%. Si avrà probabilità bassa se si ottiene un punto o meno, media se si ottengono da 1.5 a 3 punti, alta se 3.5 o più punti (tabella 1). Tale score non può identificare portatori silenti delle mutazioni genetiche (ad esempio QTc normale all’ECG di superficie); va utilizzato per selezionare quei pazienti da sottoporre ad analisi genetica (score ≥ 3). Alcuni test provocativi possono aiutare nella conferma della diagnosi. La “Prova di Viskin”, ad esempio, si esegue come segue: dopo 5 minuti in clinostatismo, il paziente viene messo in ortostatismo, l’ECG e la misurazione del QTc vengono eseguiti in clinostatismo ed in ortostatismo, in quest’ultimo caso due misurazioni vengono eseguite entro il primo minuto alla frequenza massima raggiunta e con il QTc massimo raggiunto e, successivamente, quando la frequenza cardiaca ritorna al valore basale. Il test è particolarmente utile nei casi di QT borderline (tra 440 e 480 msec). Un aumento di più di 50 msec del QT ha una sensibilità del 90% e una specificità dell’86%, rispettivamente, per diagnosticare la sindrome del QT lungo in una popolazione con QTc tra 390 e 480 msec basale. Durante il test ergometrico, invece, la misurazione del QTc avviene 4 minuti dopo la cessazione dell’esercizio fisico: un QTc di 445 msec ha una sensibilità del 92% e specificità dell’88% nell’individuare pazienti con LQT1 e LQT2. Alcuni trigger paiono associati allo scatenarsi di eventi: l’esercizio fisico (soprattutto il nuoto) o stress nei pazienti LQT1, nel paziente LQT2 gli stimoli uditivi, soprattutto rumori improvvisi quali lo squillo del telefono o della sveglia, nei pazienti LQT3 gli eventi si verificano a riposo o durante il sonno. La terapia. In tutti i casi vanno evitati farmaci che aumentano l’intervallo QT e che possano provocare eccessiva bradicardia e deplezione di potassio e magnesio (elenco reperibile sul sito www.torsades.org e sul sito www.azcert.org. Classe I, livello di evidenza B), soprattutto nei pazienti LQT2. E' consigliabile mantenere concentrazioni di potassio superiori a 4 mmoli/l ed evitare i trigger di cui sopra. I beta bloccanti rappresentano la terapia di prima scelta nei pazienti sintomatici: propranololo (2-3 mg/Kg/die che possono essere aumentati a 4 o più) e nadololo, preferito per la più lunga emivita, con dosaggi di 1.5-2mg/Kg/die. La profilassi è indicata in tutti i pazienti con diagnosi clinica (classe I, livello di evidenza B); può essere efficace nei casi di diagnosi genetica, ma con QTc normale all’ECG di superficie (classe IIa, livello di evidenza B). Nei pazienti LQT3 sta crescendo l’interesse per la ranolazina, dato il suo effetto specifico sulle correnti tardive del sodio, ma ancora mancano dati clinici; il farmaco più utilizzato è la mexiletina, ma il suo effetto è mutazione specifico, per cui la sua efficacia deve essere prima testata. Secondo la Società Europea di Cardiologia, i soggetti -per i quali è indicato l’impianto di un defibrillatore automatico (AICD)- sono quelli con storia di arresto cardiaco (classe I, livello di evidenza A) o di aritmie ventricolari (fibrillazione ventricolare, tachicardia ventricolare sostenuta, torsione di punta) o di sincope durante terapia con beta bloccante (classe IIa, livello di evidenza B). La LQTS acquisita è un disordine caratterizzato da alterazioni della ripolarizzazione ventricolare dovute a farmaci, ipopotassiemia ed ipomagnesemia, che possono causare torsione di punta e, dunque, arresto cardiaco. Tra le altre cause, ricordiamo anche le malattie endocraniche, le carenze alimentari o malnutrizioni gravi, come l’anoressia, l'infarto miocardico acuto, la cardiomiopatia dilatativa ed il prolasso mitralico. Il meccanismo principale sembra essere il blocco di Ikr ad opera di farmaci specifici; le proteine che formano il canale sono codificate dal gene HERG (o KCNH2) e presentano aminoacidi aromatici all'interno della cavità delle regioni del poro che rappresentano siti di legame ad alta affinità. Se il canale Ikr viene bloccato, si ha un ritardo della ripolarizzazione rapida di fase 3 che si riflette in un aumento dell'intervallo QT e può causare post potenziali precoci; parallelamente la dispersione dei periodi refrattari può causare zone di blocco unidirezionale e, quindi, fenomeni di rientro e torsione di punta, che spesso è preceduta da una sequenza QT corto-lungo-corto. Nella tabella 2 sono indicati alcuni dei farmaci che possono aumentare l’intervallo QT. Terapia. È fondamentale identificare e sospendere qualunque farmaco possa determinare un incremento dell’intervallo QT (elenco reperibile sui siti www.torsades.org e www.azcert.org) e correggere prontamente alterazioni elettrolitiche quali l’ipopotassiemia e l’ipomagnesemia. Nel caso di torsione di punta recidivante, si utilizza la somministrazione endovena di solfato di magnesio alla dose di 2 mg in bolo, seguito dall’infusione continua di 2-4 mg/minuto ed il pacing cardiaco temporaneo ad una frequenza di 90-110 bpm. QT lungo e sport. Il COCIS (Comitato Organizzativo Cardiologico per l’Idoneità allo Sport) ha redatto dei protocolli che analizzano tutte le patologie cardiovascolari e, pertanto, anche la LQTS; nonostante solo alcuni sottotipi siano a rischio di sviluppare aritmie minacciose durante stress fisico, «le sindromi da QT lungo congenito controindicano ogni tipo di attività sportiva agonistica anche in assenza di aritmie ventricolari maggiori documentate». QT lungo e gravidanza. Per le donne affette da LQTS congenita, la gravidanza e, soprattutto, il periodo post-partum possono rappresentare un rischio per l’aumento di incidenza degli eventi aritmici. Il beta bloccante è indicato sia durante che dopo la gravidanza nelle probande, da valutare personalmente ma consigliato nelle parenti anche asintomatiche con QT prolungato all’ECG di superficie, non necessario nelle asintomatiche con QT normale all’ECG. QT lungo e anestesia-periodo peri-operatorio. Alcuni dati e case report suggeriscono accorgimenti per ridurre il rischio di aritmie nel periodo peri-operatorio in pazienti affetti da LQTS congenita: evitare trigger acustici, mantenere la temperatura corporea intorno a 37°C, evitare ipertensione, bradicardia, tachicardia, anestesia insufficiente o leggera, ipossiemia, ipocapnia ed ipercapnia, assicurare un’adeguata terapia del dolore, monitorare il paziente e, soprattutto, il QT durante tutto il periodo peri-operatorio, proseguire la terapia con i beta bloccanti, controllare e correggere eventuale ipopotassiemia, ipomagnesemia ed ipocalcemia, eventuale pretrattamento con magnesio solfato endovena, preferire propofol per l'induzione, isofluorano come agente volatile di scelta, vecuronio come miorilassante, fentanil per l'analgesia, lidocaina per l'anestesia loco-regionale; anestesia spinale ed epidurale sono state utilizzate senza rilevanti problemi (Fonte: Cardiolink)

 01/04/2014   Kynurenine   L-Kynurenine is a metabolite of the amino acid L-tryptophan used in the production of niacin. Kynurenine is synthesized by the enzyme tryptophan dioxygenase, which is made primarily but not exclusively in the liver, and indoleamine 2,3-dioxygenase, which is made in many tissues in response to immune activation. Kynurenine and its further breakdown products carry out diverse biological functions, including dilating blood vessels during inflammation and regulating the immune response. Some cancers increase kynurenine production, which increases tumor growth. Evidence suggests that increased kynurenine production may precipitate depressive symptoms associated with interferon treatment for hepatitis C. Cognitive deficits in schizophrenia are associated with imbalances in the enzymes that break down kynurenine. Kynurenine production is increased in Alzheimer's disease and cardiovascular disease where its metabolites are associated with cognitive deficits and depressive symptoms. Kynurenine is also associated with tics. Kynureninase catabolizes the conversion of kynurenine into anthranilic acid while kynurenine-oxoglutarate transaminase catabolizes its conversion into kynurenic acid. Kynurenine 3-hydroxylase converts kynurenine to 3-hydroxykynurenine. (From Wikipedia, the free encyclopedia)

 23/02/2014   L’epatopatia steatosica non alcol-correlata e l’insulino-resistenza aumentano l’aterosclerosi carotidea!   L’associazione tra epatopatia steatosica non alcol correlata (NAFLD) e aterosclerosi subclinica nel diabete di tipo 2 è controversa. Questi autori hanno valutato il ruolo dell’insulino-resistenza nell’associazione tra NAFLD e aterosclerosi carotidea in una coorte di pazienti diabetici. In questo studio osservazionale sono stati arruolati 4.437 pazienti affetti da diabete di tipo 2. La steatosi epatica e lo spessore intimale carotideo (C-IMT) sono stati misurati usando l’ultrasonografia, mentre l'Insulino-resistenza è stata valutata usando un test di tolleranza insulinica. La prevalenza di NAFLD è risultata essere del 72.7%. Tra i soggetti affetti da NAFLD, il 23.2% non è risultato essere insulino-resistente. C’è stata una differenza significativa nel C-IMT e nella frequenza di aterosclerosi carotidea tra i gruppi classificati in base all’insulino-resistenza entro lo stesso grado di NAFLD. In particolare il C-IMT è risultato più alto nei soggetti con NAFLD e insulino-resistenza (0.844 ± 0.004 mm vs 0.786 ± 0.008 nei soggetti insulino-sensibili senza NAFLD, vs 0.821 ± 0.007 nei soggetti insulino-resistenti senza NAFLD, e 0.807 ± 0.006 mm nei soggetti insulino-sensibili con NAFLD, P<0.001). Comunque, il C-IMT nei soggetti con solo NAFLD o insulino-resistenza non è risultato più alto rispetto a quelli senza NAFLD né insulino-reisistenza. Quindi, la NAFLD è molto comune nei soggetti con diabete, ma la NAFLD non accompagnata da insulino-resistenza non è associata con un aumento dell’aterosclerosi carotidea; avere NAFLD e insulino-resistenza, invece, sembra essere un predittore indipendente di aumentato C-IMT. (Fonte CardioLink: J Clin Endocrinol Metab 2014; doi: 10.1210/jc.2013-4133)

 14/02/2014   I ladri di vitamine e sali minerali.   * L'inquinamento atmosferico distrugge la vitamina A. * L'alcol distrugge le riseve di tiamina, riboflavina, niacina, piridossina, acido folico, calcio, ferro, zinco, magnesio, selenio, vitamina A, B12, C e D. * 611 antibiotici distruggono la flora intestinale che produce le vitamine del gruppo B e la vitamina K. * Gli antistaminici distruggono la vitamina C. » L'aspirina può triplicare il tasso di espulsione di vitamina C, tiamina, acido folico e ferro, oltre a diminuire l'assimilazione di glucosio, aminoacidi, acido folico, vitamina K, tiamina e potassio. * Il caffè e il tè causano la perdita di calcio nelle urine, riducono l'assimilazione del ferro e distruggono la tiamina. l'inositolo, la biotina e il potassio. * Gli sciroppi per la tosse, specialmente quelli che contengono alcol, possono portare a un esaurimento di tutte le vitamine del gruppo B. in particolare l'acido folico e la B12, e di ferro, magnesio, zinco. * I contraccettivi orali diminuiscono, distruggono o interferiscono con l'acido folico, la vitamina C e ia vitamina b6. * Lo zucchero raffinato diminuisce, distrugge o interferisce con la biotina, il cloro e la vitamina C La farina raffinata diminuisce, distrugge o interferisce con la niacina e il magnesio. * Il tabacco diminuisce, distrugge e interferisce con la vitamina C, la tiamina. l'acido folico e il fosforo.

 06/02/2014   L’aggiunta di coenzima Q10 migliora in modo significativo le attività di enzimi antiossidanti e riduce lo stato infiammatorio nei pazienti con CAD ​​durante la terapia con statine   Queste sono le conclusioni a cui sono giunti i ricercatori coordinati da Lee BJ del Taichung Veterans General Hospital di Taichung (Taiwan). Partendo dal presupposto che un elevato stress ossidativo e l’infiammazione cronica può contribuire alla patogenesi della malattia coronarica (CAD), mentre il coenzima Q10 è un antiossidante liposolubile endogeno e la terapia con statine può ridurrne la biosintesi, i ricercatori hanno voluto studiare gli effetti di un integratore con coenzima Q10 (300 mg/d; 150 mg/bid) come antiossidante e anti-infiammatorio nei pazienti con CAD ​​durante terapia con statine. Pazienti (n = 51) identificati mediante coronarografia (una stenosi coronarica di almeno il 50%) e trattati con statine per almeno un mese sono stati arruolati e assegnati in modo casuale a placebo (n = 24) o a coenzima Q10 (n = 27) per 12 settimane. Sono stati quindi misurati in 42 soggetti (gruppo placebo 19; gruppo Q10 23) che hanno completato lo studio, le concentrazioni di coenzima Q10, di vitamina E, di attività di enzimi antiossidanti (superossido dismutasi, catalasi e glutatione perossidasi) e di marker infiammatori [proteina C - reattiva (CRP), Tumor Necrosis Factor - alfa (TNF - alfa) e interleuchina- 6 (iL- 6)]. I livelli del coenzima Q10 plasmatico (P<0,001) ed enzimi con attività antiossidante (P<0.05) erano significativamente più alti dopo l'integrazione con il coenzima Q10. I livelli di marcatori infiammatori (TNF -alfa, P=0,039) erano significativamente più bassi dopo l'integrazione con il coenzima Q10. Nei soggetti del gruppo Q10 erano significativamente più elevati i livelli di vitamina E (P=0.043) e le attività di enzimi antiossidanti (P<0.05 ) rispetto al gruppo placebo alla XII settimana. Il livello di coenzima Q10 plasmatico era significativamente correlato positivamente con la vitamina E (P=0,008) e l’attività di enzimi antiossidanti (P<0,05) e negativamente correlato con il TNF - alfa (P=0,034) e l’IL - 6 (P=0,027) dopo supplementazione di coenzima Q10. Fonte: Nutr J. 6;12(1):142.

 06/02/2014   La TC coronarica è sovrapponibilie all'IVUS nel rilevare la placca e le sue caratteristiche   Queste sono le conclusioni a cui sono giunti i ricercatori coordinati da Fischer C dell’Eisenhower Army Medical Center di Fort Gordon (USA). Partendo dal presupposto che non è stato completamente definita la capacità della la TC coronarica (TCC) di identificare l'aterosclerosi e di misurare con precisione l’area e il volume della placca coronarica, i ricercatorihanno voluto confrontare la TCC con l’IVUS per questi aspetti. Pertanto, hanno ricercato in più database studi diagnostici che direttamente raffrontavano TCC e IVUS per il rilevamento della placca coronarica, le dimensioni del lume del vaso, la percentuale di area di stenosi, l’area e il volume della placca. Sono stati identificati 42 studi che hanno valutato 1.360 pazienti (età media 59 anni il 75% uomini). Nessuna differenza significativa è stata trovata tra le misurazioni eseguite con la TCC rispetto alle misurazioni con l’IVUS per quanto riguarda le misurazioni del lume vasale, dell'area della placca, dellapercentuale di area di stenosi o per il volume della placca nella coorte complessiva e neanche per la misura della sezione trasversale (n = 5 studi) e il volume della placca (??n = 8 studi) nei sottogruppiin cui sono state utilizzate tecniche di misurazione automatizzate o semiautomatiche. La sensibilità e laspecificità della TCC nel rilevare qualsiasi placca rispetto IVUS erano 93% e 92%. Fonte: J Cardiovasc Comput Tomogr. 7(4):256-66.

 03/02/2014     Mirtillo rosso, alleato anti batteri Questa bacca combatte i batteri del tratto urinario e rende l’organismo inospitale per gli aggressori; usalo nella cura e nella prevenzione delle cistiti Il succo e l’estratto secco di mirtillo rosso godono di una meritata fama nella profilassi delle infezioni urinarie. Da un lato impediscono che i batteri patogeni aderiscano alla mucosa delle vie urinarie, in modo che i microrganismi non riescano ad attecchire e a proliferare sulla parete della vescica. Dall’altro, grazie ai loro componenti biochimici, rendono l’ambiente urinario meno ospitale per i batteri. Un po’ di storia La capacità del succo di mirtillo rosso di prevenire le infezioni del tratto urinario fu notata nella prima metà dell’Ottocento da un ricercatore tedesco, che trovò acido ippurico nelle urine di persone che consumavano succo di mirtillo rosso. Per oltre cento anni l’azione acidificante e batteriostatica dell’acido ippurico fu ritenuta causa dell’azione antibatterica. In realtà negli anni Sessanta del Novecento nuove ricerche provarono che l’acido ippurico si trovava in concentrazioni troppo basse nel mirtillo per avere un effetto batteriostatico e che l’acidificazione era utile con alcune specie batteriche e non con altre. Il succo di mirtillo rosso contiene invece numerose altre sostanze chimiche, alcune delle quali farmacologicamente attive. Gli acidi malico, benzoico, citrico, gli oligosaccaridi e il fruttosio sono quelli ritenuti importanti per le proprietà antibatteriche. Inoltre sono presenti notevoli quantità di antocianine e proantocianidine, sostanze a elevato potere antiossidante. Utilizzalo in succo ed estratto secco Il succo puro di mirtillo rosso ha un gusto acido e astringente, poco gradevole. Per questo vengono aggiunti al succo dolcificanti, acqua e vitamina C fino a ottenere una bevanda al mirtillo. Tuttavia, nelle bevande, la concentrazione del mirtillo rosso è variabile e nella maggior parte arriva a un quarto di quella presente nel succo puro. La composizione chimica degli altri prodotti a base di mirtillo rosso non è standardizzata e non è possibile confrontare tra loro le forme liquide e solide. La scelta migliore rimane il succo puro o l’estratto secco titolato di mirtillo rosso. La maggior parte delle ricerche concordano per un’assunzione di succo giornaliera compresa tra 300 e 500 grammi. Quando non va usato Le persone con calcolosi renale o che tendono a soffrire di coliche reno-ureterali dovrebbero considerare questo trattamento insieme a un medico. Esiste infatti un rischio potenziale nell’uso protratto del mirtillo rosso, l’aumento del livello di ossalato di calcio con conseguente nefrolitiasi. Il mirtillo rosso sembra inoltre in grado di aumentare il rischio emorragico in pazienti in trattamento con anticoagulanti.

 20/01/2014   10 dolcificanti naturali alternativi allo zucchero bianco   Molti sono i dolcificanti naturali che possono sostituire in modo più salutare lo zucchero bianco raffinato. Lo zucchero bianco per esser bianco come lo conosciamo subisce un’ enormità di processi: viene depurato con calce, trattato con anidride carbonica, acido solforoso, cotto, raffreddato, cristallizzato, centrifugato, filtrato, decolorato con carbone animale e colorato con coloranti (alcuni dei quali derivanti da catrame e cancerogeni!) e tutto per farlo così bianco e brillante. Le alternative più salutari sono: 1) Zucchero di cocco: Lo zucchero di cocco contiene sedici (16) amminoacidi. Gli aminoacidi sono essenziali per il metabolismo umano e per rendere la funzione del corpo umano corretta e in buona salute. Dei venti (20) aminoacidi,che sono necessari per costruire le proteine varie utilizzati per la crescita, la riparazione e la manutenzione dei tessuti del corpo, gli enzimi, ormoni e altre sostanze vitali del corpo, sedici (16) di questi amminoacidi sono presenti nello zucchero di cocco. La più alta quantità di aminoacidi trovata nello zucchero di cocco e la glutammina. Lo zucchero di cocco è un prodotto naturale che viene da coltivazioni biologiche, non contiene sostanze chimiche, non contiene additivi, non contiene conservanti ne aromi artificiali o coloranti. Lo zucchero di cocco ha un indice glicemico basso. Lo zucchero di cocco ha rispetto allo zucchero di canna (ad esempio) ha il doppio del ferro , quattro volte più magnesio e zinco più di 10 volte. 2) Stevia: Stevia rebaudiana è una pianta di origine sudamericana, le cui foglie possiedono un’elevatissima capacità dolcificante, 300 volte maggiore di quella del classico zucchero bianco. Questo enorme potere dolcificante della stevia è dovuto ai suoi principi attivi, innnanzitutto allo stevioside. Della stevia vengono impiegate sia le foglie (tali e quali o essiccate), sia loro estratti, che possono essere utilizzati non solo per dolcificare bevande, ma anche in cucina, nella preparazione di prodotti da forno e dolci vari. Il vantaggio di utilizzare la stevia è che è completamente senza calorie. 3) Amasake: L’ amasake un dolcificante naturale molto usato nella cucina orientale che si ottiene dalla germinazione enzimatica del riso bianco e che può anche essere autoprodotto facilmente in casa. 4) Miele: Il miele è un alimento glucidico ad elevato potere energetico e facilmente digeribile: infatti il glucosio entra direttamente in circolo e può essere utilizzato immediatamente dall’organismo. Lontano dai pasti il calo del tenore di glucosio nel sangue (glicemia) può farci perdere di lucidità, attenzione, efficienza intellettuale: un cucchiaino di miele può ripristinare all’istante la funzionalità mentale. Nelle persone deperite (anziani, inappetenti) o malate le stesse proprietà divengono molto più preziose: quando un malato, per diversi motivi, non è in grado dinutrirsi a sufficienza, una piccola quantità di miele sciolto in un po’ di acqua può ridargli le forze. Il miele quindi è un alimento adatto a tutti, o meglio a quasi tutti:per esempio in una dieta già squilibrata per eccesso di alimenti dolci, aggiungere anche del miele non fa certo bene. Il miele inoltre non è consigliabile per quelle persone che presentano dei problemi nel metabolismo degli zuccheri (diabete), a meno che non venga inserito nella dieta su indicazione del medico specialista 5) Sale rosa dell’Himalaya : Che ci crediate o no , l’aggiunta di un po ‘di sale marino non raffinato o sale rosa dell’Himalaya al vostro frullato mattutino , alla torta di patate dolci , alla macedonia di frutta , o altra bevanda dolce, può effettivamente aumentare la dolcezza naturale, senza zucchero . Non solo aiuta a coprire l’amarezza intrinseca di alcuni alimenti , ma anche rende la dolcezza naturale di molti alimenti più accentuata. Questo è il motivo per cui molte persone spruzzano un po ‘di sale sul cocomero , sul limone e altri frutti prima di mangiarli . Essenzialmente il sale aumenta la capacità del cervello di elaborare la sensazione di dolcezza. 6) Polline d’api: Polline d’api è un’ altra eccellente e deliziosa alternativa naturale allo zucchero . Il polline d’api è ricco di proteine e carboidrati e dispone di vitamine e minerali, questa alternativa allo zucchero può davvero aiutare in caso di allergie stagionali. 7) Sciroppo di agave (rigorosamente bio): L’ Agave è una naturale alternativa zucchero derivato dalla radice della pianta di agave , considerato a basso indice glicemico che significa che non aumenterà i livelli di zucchero nel sangue alto come altri dolcificanti glicemici. Tuttavia, è principalmente composto da fruttosio e glucosio , quindi dovrebbe essere usato con parsimonia . 8) Xilitolo: Lo xilitolo è un’ottima alternativa naturale . Si trova in natura nei funghi , frutta , verdura e betulla. Simile ad alcuni altri dolcificanti è considerato basso indice glicemico, previene la carie e le infezioni dell’orecchio , favorisce la perdita di peso , rinforza ossa e denti. 9) Melassa: La melassa è un dolcificante naturale che viene estratto dai vari cereali (riso , orzo , mais , ecc), bacche, frutta o verdura da un processo di fermentazione . Di tutti i dolcificanti , è quello che occupa il primo posto nella classifica dei dolcificanti salutari e con maggiori indici nutrizionali. La melassa è di solito molto più morbida , più digeribile e nutriente e sana rispetto a qualsiasi zucchero raffinato o dolcificante artificiale . Ha un alto contenuto di carboidrati e vitamine del gruppo B e minerali, soprattutto potassio , calcio, acido fosforico , ferro, rame e magnesio . 10) Zucchero di canna integrale: Lo zucchero ottenuto dalla canna da zucchero ( Saccharum officinarum ) , ci fornisce 386 calorie per 100 grammi , ricco di carboidrati , contiene quasi il 95 % , di vitamine del gruppo B ( B1 e B2 ) ed è ad alto contenuto di vitamina A come acido pantotenico . L’energia fornita da zucchero e glucosio , è necessaria per il corretto funzionamento del nostro cervello , occhi , sistema nervoso , dei muscoli , dei globuli rossi e ci danno energia per affrontare le nostre faccende quotidiane . Ma questi benefici si perdono quando si tratta di zucchero raffinato perché ha perso i suoi valori nutrizionali nel processo di sbiancamento . (Fonte: AmbienteBio)

 06/01/2014   I 7 alimenti più alcalini   cibi alcalini I cibi quando vengono ingeriti dal nostro organismo possono dare origine ad una reazione acida, e quindi tendono a sottrarre sali minerali dall’organismo, oppure alcalina-basica e quindi remineralizzano e non sottraggono sali minerali. Gli alimenti più alcalini, altamente remineralizzanti sono: 1)Spinaci Tutte le verdure verdi dovrebbero essere consumate in abbondanza. Gli spinaci sono altamente nutritivi e molto alcalini. Come per tutti gli alimenti verdi , gli spinaci sono ricchi di clorofilla , una sostanza parecchio alcalina e simile al nostro sangue per struttura che infatti contribuisce alla ricostruzione del sangue stesso. Gli spinaci sono ricchi di vitamina A, K C, B2, E, acido folico, manganese, ferro, calcio, potassio e fibre alimentari. 2)Cavolo Il cavolo è ampliamente conosciuto per contribuire alla lotta contro il cancro , ridurre il colesterolo , ricco di antiossidanti e disintossicanti bontà. E’ consigliato consumare il cavolo 2-3 volte alla settimana saprete, è estremamente ricco di vitamina K , vitamina A e vitamina C ed essendo a foglia verde ha anche un alto contenuto di clorofilla . Il motivo per cui è così potente contro il lotta contro il cancro è che il cavolo contiene almeno quattro glucosinolati , ma tutto quello che dovete sapere è che non appena si mangia , viene digerito velocemente dal nostro organismo e i glucosinolati sono molto facilmente convertiti dall’organismo in composti per la lotta contro il cancro . Il cavolo aiuta ad abbassare il colesterolo e una volta cotto a vapore, diventa più efficace a questo scopo. 3)Cetriolo Il cetriolo è uno degli alimenti più ricchi di acqua, contiene il 95%, ed è estremamente idratante. Nel cetriolo sono molto presenti le vitamine afferenti ai gruppi B e C e la proto-vitamina A. A queste si uniscono parecchi sali minerali ed oligoelementi. In virtù della loro presenza il cetriolo acquista la capacità di aiutare i reni nella loro attività di rielaborazione ed eliminazione delle scorie, ma può migliorare anche la funzionalità di alcuni organi interni quali il fegato ed il pancreas. Essendo un ortaggio in grado di controbilanciare l’eccessiva acidità corporea il cetriolo può rivelarsi utile nella lotta alla gotta. Gli enzimi qui presenti poi sono particolarmente utili per consentire all’organismo di fissare le proteine, prevenire i calcoli e depurare l’intestino. 4) Broccoli Se vogliamo vivere con energia, vitalità e in salute consigliamo di mangiare 4 volte alla settimana broccoli.Broccoli è stato dimostrato più volte di essere incredibilmente potente nell’inibire i tumori , sostenere il sistema digerente , sistema cardiovascolare , i processi di detossificazione del corpo e della pelle, il metabolismo , il sistema immunitario , è anti – infiammatori , e inoltre fornisce ampie proprietà antiossidanti. Alimento altamente alcalino. 5) Avocado L’avocado ha avuto una cattiva reputazione perché è un alimento ad alto contenuto di grassi (85 % di calorie da grassi), ma questi sono i grassi buoni che non fanno aumentare di peso . In ogni caso , a causa dell’elevato contenuto di acido oleico ( che è un omega 9 e simile al grasso olio di oliva ) può diminuire il livello di colesterolo e incremento complessivo di lipoproteine ​​ad alta densità (HDL) in fase di che riduce lipoproteine ​​a bassa densità ( LDL ) , noto anche come il colesterolo “cattivo ” . L’acido oleico rallenta anche lo sviluppo di malattie cardiache , e promuove la produzione di antiossidanti . Questi oli omega sono benefici perchè aiutano ad accelerare il metabolismo. L’avocado contiene anche una vasta gamma di altri nutrienti che hanno proprietà anti- infiammatore , contribuisce alla salute del cuore , alla salute cardiovascolare.

 06/01/2014   Sesso dopo un evento cardiovascolare  An­che chi ha su­bi­to un in­far­to o un ic­tus, se­con­do gli esper­ti, non de­ve te­me­re per la pro­pria sa­lu­te e può ri­pren­de­re la sua re­go­la­re vi­ta ses­sua­le. Mol­ti pa­zien­ti pre­fe­ri­sco­no aste­ner­si te­men­do per la pro­pria sa­lu­te, ma que­sto al­lar­mi­smo è ec­ces­si­vo. In ge­ne­re si può ri­pren­de­re la via ses­sua­le quan­do, per esem­pio, si è in gra­do di per­cor­re­re due chi­lo­me­tri in pia­nu­ra a pas­so nor­ma­le. ­Che il ses­so fac­cia be­ne al­la no­stra sa­lu­te , e so­prat­tut­to al cuo­re, è or­mai ac­cer­ta­to. La sca­ri­ca di en­dor­fi­ne e al­tre mo­le­co­le del pia­ce­re mi­glio­ra­no la cir­co­la­zio­ne san­gui­gna, ri­du­cen­do quin­di i ri­schi car­dio­va­sco­la­ri, so­prat­tut­to quan­do si ha una re­go­la­re at­ti­vi­tà sessuale. ­Non sa­rà dun­que una not­te di pas­sio­ne a es­se­re ri­schio­sa per chi sof­fre di cuo­re: il ve­ro ne­mi­co è lo stress. Per­fi­no quel­lo amo­ro­so che ar­ri­va, per esem­pio, quan­do si tra­di­sce il com­pa­gno o la com­pa­gna. (Fonte: Fo­cus)

 







 

 
 



Fellow of European Society of Cardiology
 



Fellow of the Society for Cardiovascular Angiography and Interventions (SCAI)
 



Fellow American College of Chest Phyisicians
 




FELLOW GISE,Società italiana di Cardiologia Invasiva
 



Fellow ANMCO

 


 
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