|
Per visualizzare il video una volta aperto il portale di Marconi Channel, cliccare su Scienza & Tecnologia quindi selezioanre il video dalla playlist.
|
|
Per visualizzare il video una volta aperto il portale di Marconi Channel, cliccare su Scienza & Tecnologia quindi selezioanre il video dalla playlist.
|

Il Progetto Health Phone ® ha lo scopo di tutelare la salute
del cittadino, mediante un sistema di georeferenziazione ed un cardiofrequenzimetro,
il Sistema Health Phone ® è in grado di effettuare chiamate immediate di pronto
soccorso al 118, e di inviare dati alle persone più prossime con indicazioni
di pronto intervento.
continua ...
|

Il Progetto Universal Guide ® propone la realizzazione
di una guida universale da implementare su sistemi smart-phone
o palmari. Attraverso l’integrazione di più sistemi di georeferenziazione,
interna (RFID, Wi-Fi) ed esterna (GPS, Wi-Fi), la Universal Guide ®
sarà in grado di guidare l’utente, anche non normodotato,
attraverso il rispetto dei principi sull’accessibilità,
all’interno di un museo, di un edificio pubblico, di un ospedale.
continua ...
|
GRAZIE
ALLA TC CORONARICA,
IL CUORE “PARLA”
Dopo 30 anni l’era della coronarografia sembra avviarsi alla sua conclusione.
E si allontana anche l’incubo delle radiazioni. Adesso c’è una tecnica, TC coronarica,
disponibile anche a Roma, non invasiva, finalmente non rischiosa, molto più affidabile,
in grado di scoprire quello che fino ad oggi la coronarografia non riusciva a “vedere”.
continua ...
|
|
|

The SYNTAX Score is a unique tool to score complexity of coronary artery disease.
continue ...
|

If you are healthy and without diabetes, the Reynolds Risk Score is designed to predict your risk of having a future
heart attack, stroke, or other major heart disease in the next 10 years.
continue ...
|
|
Salute/ Prevenzione infarto,
nuova strategia diagnostica Mater Dei
Roma - 8 novembre 2010
Gli esami dicono che tutto e' a posto
ma poco dopo l'infarto puo' arrivare.
Oggi è possibile intervenire precocemente,
prima che l'infarto arrivi, grazie ad una
strategia diagnostica altamente innovativa
messa a punto a Roma dall'équipe di Massimo
Fioranelli e Paolo Pavone della Clinica Mater Dei.
Un 'Modello diagnostico integrato' che ...
|
|
ATTA consiglia poco sale ma iodato. Lo iodio è fondamentale
per lo sviluppo fondamentale del bambino. Il sale iodato
deve essere usato sempre anche in gravidanza e nella
prima infanzia. L’uso del sale iodato riduce
la frequenza delle malattie tioridee.
Iodio Profilassi (pdf)
|
|
RAI - Cardiologia, le novità diagnostiche
A Tg1 online, il professor Fioranelli, dell'Università
Gugliemo Marconi, ha risposto alle domande degli utenti.
Ha moderato Manuela Lucchini.
|
RAI - 26/10/2011
|
|
|
RAI - Storie di salute
Nel talk-show condotto da Luana Ravegnini si parlerà di "malattie cardiovascolari"
con il Professor Fioranelli ma anche di "sovrappeso e diete"
con il Professor Ticca.
|
RAI - 19 gennaio 2009
|
|
|
|
FUMO E INFARTO |
|
Fumare di meno fa bene al cuore: da quando è in vigore la legge antifumo in Italia sono diminuiti anche gli infarti.
|
| |
Tg1 - 13 febbraio 2008
|
|
NUOVE FRONTIERE
DELLA MEDICINA |
|
Alcuni ricercatori americani hanno messo a punto una tecnica di rigenerazione dei tessuti del cuore attraverso le staminali. |
| |
Tg1 - 14 gennaio 2008
|
|
|
NOVITA' PER IL CUORE |
|
Ricercatori britannici hanno scoperto farmaci capaci di limitare i danni provocati dall'infarto o dall'ipertensione al cuore degli anziani.
|
| |
Tg1 - 5 settembre 2006
|
|
|
|

|
|
|
Comitato scientifico:
Laura Gasbarrone,
Lucio Luzza,
Ascanio Polimeni,
Pio Vicinanaza
Segreteria Scientifica: Osvaldo Sponzilli
Ambulatorio di Medicina Anti Aging
Ospedale San Pietro FBF Roma - Cell.360350583
Provider ECM: G.E.C.O. Eventi - Pisa - Provider n. 1252
Tel. 050 2201353 - Fax 050 2209734
formazione@gecoeventi.it
www.gecoeventi.it
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Incontri con l’autore
Il decimo cerchio.
Appunti per una storia della disabilità
di Massimo Fioranelli (Laterza, 2011)
Venerdì 19 aprile, alle ore 16.30,
presso la Sala Conferenze
dell’Istituto Statale Sordi di Roma
Segreteria organizzativa:
Biblioteca Storica - Istituto Statale Sordi di Roma
Telefono: 06 44240194/ 311
Email:
biblioteca@issr.it
www.issr.it
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Coloro che volessero inviare contributi, suggerimenti, articoli, immagini filmati attinenti
al contenuto del sito possono inviarli al seguente indirizzo: massimo.fioranelli@materdei.it.
Se ritenuti idonei, verranno pubblicati a nome dell’autore. Verranno presi in considerazione solo
materiali completi di referenze bibliografiche.
|
|
|
|
|
 20/05/2013 Che gli esseri viventi siano destinati ad invecchiare è un fatto noto a tutti, mentre non sono state ancora completamente chiarite le cause specifiche alla base di questo fenomeno. Le ricerche degli ultimi anni si sono focalizzate in particolare, sul ruolo giocato da fattori “endogeni”, cioè presenti nell’individuo, per capire come e se è possibile rallentare l’invecchiamento delle cellule.
Già nell’800, il biologo tedesco Weismann, padre di una grande teoria sull’evoluzione, ipotizzò che la stessa attività cellulare “normale” potesse essere dannosa per l’organismo e quindi alla base del suo invecchiamento. A oggi, sono state formulate diverse teorie per spiegare come i fattori endogeni influenzino il processo di invecchiamento.
Secondo la teoria genica, i geni che compongono il nostro DNA racchiudono in sè alcune caratteristiche che predispongono verso la longevità. Studi sui centenari hanno permesso infatti di identificare alcuni geni promotori della longevità, posti in specifiche posizioni del cromosoma. Questo porta a ipotizzare che, a parità di condizioni ambientali e socio-economiche, l’influenza maggiore sulla longevità sia proprio a carico dei fattori genetici.
Secondo invece la controversa teoria evoluzionistica, formulata per la prima volta negli anni ’40, l’invecchiamento sarebbe dovuto a una riduzione delle capacità di selezione naturale. Dato che l’evoluzione tende a ottimizzare le capacità riproduttive di una specie, sarebbe l’evoluzione stessa a favorire l’invecchiamento via via che il potenziale riproduttivo dell’individuo si riduce, con il fine di aumentare la fertilità di una specie.
Alla fine degli anni ’50 sono state formulate due teorie ancora oggi accreditate: la teoria dei radicali liberi e quella della senescenza cellulare. Secondo la prima, lo stress ossidativo sarebbe alla base dell’invecchiamento. Durante le reazioni di ossidazione che avvengono fisiologicamente nell’organismo, vengono prodotte delle sostanze molto reattive, i radicali liberi, in grado di danneggiare le cellule e anche il DNA. Se viene alterato l’equilibrio tra la produzione e l’eliminazione di queste sostanze (stress ossidativo) i radicali liberi si accumulano causando danni cellulari sempre maggiori che inducono l’invecchiamento e la morte cellulare.
La teoria della senescenza cellulare sostiene invece che la capacità di replicarsi delle cellule umane è limitata. Con il passare del tempo i tessuti si rigenerano e riparano meno efficacemente e quindi invecchiano.
Secondo la teoria neuroendocrina l'invecchiamento è la conseguenza della perdita dell'equilibrio nervoso ed ormonale (neuroendocrino-senescenza). Lo squilibrio ormonale che ne consegue sia a livello centrale sia inerente i rapporti tra i vari ormoni (ad esempio estrogeno e progesterone nella donna, estrogeno e testosterone, DHEA e cortisolo in entrambi i sessi), sarebbe alla base dell'aging e di molte patologie ad esso correlate.
La teoria immunitaria ipotizza invece che l’invecchiamento sarebbe sostenuto da uno squilibrio del sistema immunitario (immuno-senescenza) favorente da un lato una minore efficacia delle difese immunitarie - con un aumento del rischio di infezioni e neoplasie -, e dall’altro una tendenza verso infiammazioni croniche a basso grado di intensità che sono causa di molte patologie aging correlate (demenza, sarcopenia, patologie cardiovascolari, cancro etc) e verso patologie autoimmuni.
Infine la teoria del doppio agente ha unificato di recente più teorie ipotizzando che le malattie età-correlate siano il prezzo che dobbiamo pagare per tenere sotto controllo il rapporto tra eliminazione dei radicali liberi ed espressione genetica.
In conclusione, quello che possiamo dire con certezza è che l’invecchiamento è un processo multifattoriale molto complesso e che ognuna di queste teorie ha un fondamento di verità e che per studiare una strategia per rallentarne o contrastare il processo bisogna agire contemporaneamente su più fronti.
(Fonte: invecchiarechefare.it)
 17/05/2013 Celiachia in Italia Secondo dati pubblicati dall'Associazione Italiana Celiachia, in Italia si stima la presenza di circa 380.000 persone celiache (incidenza di 1/150 sulla popolazione italiana di 57.000.000 individui), l'85% dei quali (323.000 individui) asintomatici non diagnosticati, mentre solo il 15% dei malati (57.000 pazienti) soffrirebbe quindi di una forma di celiachia sintomatica. Secondo la Relazione annuale al Parlamento sulla Celiachia del 2011, a cura del Ministero della Salute, in Italia ci sono celiaci 135.800 persone che si sono sottoposte ai test e che sono risultate positive, ma in realtà sono solo un quarto di quelli stimati, che ammonterebbero dunque a circa 540.000, quasi 1 su 100 considerando l'intera popolazione italiana.  16/05/2013 Growth Differentiation Factor 11
Is a Circulating Factor that Reverses
Age-Related Cardiac Hypertrophy
SUMMARY
The most common form of heart failure occurs with
normal systolic function and often involves cardiac
hypertrophy in the elderly. To clarify the biological
mechanisms that drive cardiac hypertrophy in aging,
we tested the influence of circulating factors using
heterochronic parabiosis, a surgical technique in
which joining of animals of different ages leads to a
shared circulation. After 4 weeks of exposure to the
circulation of young mice, cardiac hypertrophy in
old mice dramatically regressed, accompanied by
reduced cardiomyocyte size and molecular remodel-ing. Reversal of age-related hypertrophy was not
attributable to hemodynamic or behavioral effects
of parabiosis, implicating a blood-borne factor.
Using modified aptamer-based proteomics, we iden-tified the TGF-bsuperfamily member GDF11 as a
circulating factor in young mice that declines with
age. Treatment of old mice to restore GDF11 to
youthful levels recapitulated the effects of parabiosis
and reversed age-related hypertrophy, revealing a
therapeutic opportunity for cardiac aging.
(828 Cell 153, 828–839, May 9, 2013ª2013 Elsevier Inc).  16/05/2013 Intolleranza al glutine e celiachia: differenze
Si sente sempre più parlare, oltre che di celiachia, anche di intolleranza al glutine. Le sempre migliori tecniche di diagnosi hanno portato infatti a distinguere queste due patologie: la prima, la celiachia, è una patologia definitiva legata al glutine che non può in alcun modo guarire nel corso del tempo e la cui unica "cura" è una dieta priva di glutine che, di fatto, non fa scoparire la celiachia, ma fa recedere i sintomi. La seconda, l'intolleranza al glutine, sembra invece possa guarire.
Verifiche sperimentali sempre più affidabili cominciano ad individuare una nuova forma di patologia legata al glutine; i sintomi dell'intolleranza al glutine sono del tutto simili a quelli della celiachia e quindi attualmente spesso viene confusa. Si è anche rilevato che l'incidenza dell'intolleranza al glutine rispetto alla celiachia sulla popolazione è di ben dieci volte superiore. Se infatti si stima che una persona su 100 sia celiaca, l'intolleranza al glutine sembra presentarsi nel 10% dei casi, anziché nell'1%.
La differenza sostanziale tra le due patologie è che dalla intolleranza al glutine si può guarire completamente e tornare ad un regime alimentare normale. Questa differenza è dovuta al fatto che mentre la celiachia deve i suoi disturbi permanenti in caso di presenza di glutine ad una risposta autoimmune collegata alla immunità adattiva, nel caso della intolleranza al glutine (anche detta gluten sensitivity) si ha una infiammazione legata alla immunità innata.
In alcuni casi di diagnosi di celiachia è quindi possibile che non si sia di fronte a questa malattia, ma ad una più comune e non permanente "intolleranza al glutine".
(Fonte: Celiachiaitalia.com)
 15/05/2013 ...non esistono le diete dimagranti ma solo le abitudini dimagranti!
quando si parla di fitoterapia in nutrizione tutti sognano le piante che bruciano i grassi, come se miracolosamente principi attivi vegetali dessero fuoco ai lipidi, ma vi immaginate i grassi che bruciano e le fiamme dove sono? Purtroppo invece di cercare di inserire qualche abitudine dimagrante nel nostro stile di vita siamo alla ricerca del trucchetto dimagrante! Ma allora non servono a nulla gli estratti vegetali tanto propagandati? Se cambi qualche abitudine servono ma se al mattino continui a consumare cornetto e cappuccino stai buttando via i soldi e soprattutto ti prendi in giro da solo! Sappiamo benissimo che si dimagrisce soltanto quando si perde il grasso e l'unico modo per perdere il grasso è utilizzarlo come fonte di energia! Qual'è il momento migliore per utilizzare i lipidi come energia? Sicuramente durante l'attività fisica a digiuno dopo aver assunto piante termogeniche. Facciamo un esempio:
ti svegli al mattino, sciogli in acqua una bustina prodotti che contengono piante che facilitano l'utilizzo di grassi come il coleus, il thè verde, il guaranà ed il citrus aurantium e poi vai a fare attività fisica. Cosa succede durante l'attività fisica? L'organismo è costretto ad utilizzare il tessuto adiposo come principale fonte di energia e le sostanze che hai assunto gli facilitano questo compito e così incominci ad intaccare seriamente il grasso! Quando finisci di fare attività fisica non buttarti sul primo dolce che capita perchè altrimenti si alza l'insulina e si blocca il processo di lipolisi (utilizzo del grasso o brucia grasso se fa più scena). Vedrai che dopo lo sport non avrai fame perchè sta ancora utilizzando il grasso accumulato, attendi almeno 2 ore prima di mangiare e vedrai che comincerai la giornata con un'altra energia, quella racchiusa sul grasso da bruciare!
(Fonte: Ristomagro.com)  12/05/2013 I centenari di Okinawa hanno un segreto?
Su quest’isola del Pacifico si registra un’elevatissima presenza di centenari. Possiamo trarne una lezione?
Non è solo la longevità a colpire, ma anche il fatto che le persone dell’isola rimangono attive e in buona salute molto a lungo. Su questo “caso” da manuale è impegnato da molti anni uno stuolo di ricercatori, giapponesi e non: si cerca di capire qual è il segreto degli abitanti. In maggioranza, gli studiosi ritengono che il fenomeno si debba ascrivere all’alimentazione, che è molto particolare. Andiamo a vedere quindi che cosa, e come, si mangia sull’isola.
La cultura alimentare di Okinawa si fonda su 3 principi:
1 – Nuchi gusui: “Cibo medicina”
Loro vedono il cibo come una medicina, si curano anche col cibo.
2 – Hara hachi bu: “saziarsi all’80 per cento”
Bisogna alzarsi da tavola ancora con un leggero appetito. Questo comporta che gli okinawesi assumono una quantità di calorie inferiore rispetto a noi, e agli altri paesi asiatici sviluppati.
3 – Kuten gwa: “porzioni piccole”
Mangiare piccole porzioni di diverse pietanze piuttosto che una sola grossa porzione di un unico alimento. In altre parole: variare la dieta.
Naturalmente, poi, anche le loro scelte alimentari sono peculiari. Ma prima di vederle, osserviamo come ad Okinawa si persegua tradizionalmente una sorta di regime di restrizione calorica. Non digiunano ma incorporano l’idea che la fame non vada del tutto soddisfatta.
Che cosa mangiano?
Si nutrono soprattutto di verdure, cereali integrali, alghe e pesce. Tecnicamente non sono vegetariani anche perché consumano carne (maiale), sebbene raramente.
La base dell’alimentazione di Okinawa è il riso integrale, che cuociono più spesso al vapore. Questo riso è presente ad ogni pasto e i pasti sono tre al giorno: colazione, pranzo, cena. In alternativa servono la “soba”, cioè un impasto di grano saraceno integrale.
Molto rappresentate sono le verdure. Si usa iniziare i pasti con una ciotola di verdure crude. Ma le verdure vengono anche cotte al vapore o saltate nel wok. Poi portano in tavola cavoli, carote, rape, germogli di bambù, funghi e la loro zucca (goya).
Importante la soia, che consumano sotto forma di tofu, miso, natto e salse.
Importante anche il pesce e i frutti di mare che compaiono nei piatti 3-4 volte alla settimana.
Si usano molto le alghe (kombu, nori e hijiki): entrano nelle zuppe, si intingono nelle salse, si fanno saltare e insaporiscono il pesce.
Infine rispetto a noi escludono o limitano fortemente alcuni alimenti.
Poca carne. Ma soprattutto tradizionalmente non esiste l’abitudine di assumere latte e latticini. Anche i dolci sono ridotti al minimo. E persino la frutta: si coltiva poco ed è considerata un cibo quasi di lusso.
La bevanda di gran lunga più popolare è il tè verde.
(Fonte:Altra Medicina)
 10/05/2013 INVECCHIAMENTO Le teorie sull’invecchiamento. si dice, sono tante quanti sono ì ricercatori del settore. Questo perché sì tratta dì un fenomeno che non ha una, ma mille cause
Perché invecchiamo?
La Medicina funzionale ha evidenziato che il processo dì “invecchiamento" è dovuto principalmente allo squilibrio di almeno otto fenomeni biochimici" che incidono sulla funzione cellulare.
I fenomeni legati all'invecchiamento sono:
1) Funzione mitocondriale
(Coenzina Q10, Acido Lipoico, Acetil L-Carnitina)
2) Stress Ossidativo
(Glutatione,N-Acetil-Cisteina, Quercitina, Vitis Vinifera, Vit A. C, E, Zinco, Cromo, Coenzina Q10)
3) Glicazione Proteica
(Arginina, Cromo, Zinco, EPA, Cannella)
4) lnfiammazione cronica
(EPA, DHA, Vit. A, C, E, Quercitina, Vitis Vinifera)
5) Difetti della Metilazione
(Vit B6, Glutatione, N-Acetil-Cisteina)
6) Riduzìone dei processi di detossìcazione
(Glutatione. N-Acetil-cisteina. Zinco.Vit.B2, B3, B6.)
7) Alterata immunità
(Quercitina,Vit,A, C, E, Zinco)
8) Alterata comunicazione cellulare.
(EPA, DHA. CLA, Arginina.VitA, C, E)
Non è solo per dovere sottostare a una legge biologica, conseguenza delle caratteristiche genetiche" codificate nel nostro DNA che inesorabilmente ci predispongono a sviluppare malattie.
"Inveccchiare in salute" è l'obiettivo che si prefigge la Medicina Funzionale
Secondo gli studi di James W. Vaupel (Fellow of the American Academy of Arts and Sciences, Usa) la predisposizione a sviluppare malattie incide solo per il 25%, sì deve dedurre che il 75% delle variabili negative dipenda da fattori "epigenetici" che possono essere controllati con la dieta, lo stile di vita e (impatto ambientale (inquinamento).
Nessuno può modificare una diversità genetica. Occorre pero riconoscere che i fattori dì ordine molecolare alterati dalle caratteristiche genetiche sbilanciate possono essere modificati
 08/05/2013 Semaforo verde per i vegetariani
La dieta vegetariana abbassa il rischio cardiovascolare. A dirlo è uno studio pubblicato su American Journal of Clinical Nutrition e condotto all'Università di Oxford su 45.000 persone seguite per una quindicina d'anni. Chi ha escluso la carne, controllando però il rapporto tra i diversi macronutrienti, ha avuto un rischio inferiore di quasi un terzo rispetto a chi invece non ha fatto a meno delle carni nella sua dieta. Secondo gli esperti, un'alimentazione ricca di vegetali e fibre e povera al contempo di grassi di origine animale e carne può essere d'aiuto per mantenere il benessere, come da tempo sottolinea il noto oncologo Umberto Veronesi. Tuttavia occorre prestare attenzione a non esagerare. Perché la situazione non è la stessa per tutti coloro che hanno abbracciato la filosofia del vegetarianesimo. Se da una parte ci sono gli onnivori, quelli che mangiano di tutto, dall'altra ci sono gli ovolatto vegetariani, che rinunciano a carni e pesce ma assumono uova latte e derivati. E poi ci sono i classici vegani che invece rifiutano qualsiasi alimento di origine animale.Per quanto riguarda i ovolatto vegetariani "introducono tutte le sostanze necessarie all'organismo, come il calcio del latte o il ferro e le vitamine delle uova. Chi invece segue un'alimentazione vegana può andare incontro a problematiche nutrizionali, soprattutto se non vengono fatti i giusti abbinamenti". Tra i consigli per non rischiare deficit, c'è ad esempio quello della classica pasta e ceci o pasta e fagioli come piatto unico, che consente di avere a disposizione gli aminoacidi essenziali e quindi una corretta sintesi proteica.
(Fonte eDott) 08/05/2013 la farina, da seme della civiltà a pericoloso boomerang !
La farina di frumento è uno degli alimenti più discussi degli ultimi anni, certo bisogna riconoscerle infiniti meriti, primo tra tutti quello di aver contribuito allo sviluppo delle civiltà come le conosciamo adesso. Infatti con la scoperta dell’agricoltura l’uomo è diventato stanziale ha costruito città e grazie ai granai pieni ha potuto pensare alla scienza ed alla filosofia, forse potremmo dire che la scoperta della farina è alla base della civiltà moderna perché ha sfamato interi popoli, probabilmente qualcuno potrà obiettare che anche senza l’utilizzo dei cereali ci sarebbe stato sviluppo comunque, probabile, forse sarebbe stato uno sviluppo anche migliore ma non ne abbiamo la controprova! Detto questo però vanno puntualizzate alcune cose.
C’è da dire che negli ultimi anni l’uomo si è fatto prendere un po’ la mano con le farine trasformandole da alimenti estremamente grezzi e ricchi di vitamine in alimenti ultra raffinati che vengono rapidamente assimilati e soprattutto se utilizzati in eccesso favoriscono l’accumulo di tessuto adiposo, aumentano il colesterolo e il rischio di diabete. Quindi grazie farina per averci portato fin qui ma adesso ne stiamo abusando per cui ti useremo un po’ meno! E già un po’ meno rispetto a cosa? Le civiltà antiche quanta farina utilizzavano? Secondo me molto poca e molto grezza, credo che i farinacei fossero diversi, fatti con diverse tipologie di frumento o altre sostanze (radici,legumi ecc.) che si potevano sfarinare ed inoltre non credo che la disponibilità fosse illimitata come accade adesso. Probabilmente la quantità di farina che sia assumeva era tale per cui i vantaggi non superavano gli svantaggi e questo forse valeva un po’ per tutto il cibo a disposizione, si assumeva in pratica la dose efficace per dirla in termini farmacologici. Altra considerazione la quantità di farina assunta era controbilanciata da una attività fisica molto intensa.
Il problema della nostra farina fondamentalmente sta nelle sue qualità, cioè la grande capacità di conservazione. Questo purtroppo è un boomerang perché favorisce l’utilizzo di cibo preconfezionato. Tale cibo viene reso appetibile, troppo appetibile e questo fa si che ne venga consumato più del dovuto, questo in soldoni porta ad un consumo eccessivo di farinacei che senza giri di parole fanno ingrassare! Senza soffermarci sul fatto che gli sbalzi glicemici che creano questi alimenti costringono l’organismo alla continua ricerca di cibo, soprattutto quando non c’è un reale bisogno, vedi signore dai "fondoschiena" importanti azzannare cornetti al bar colte da fame improvvisa! L’eccesso di farina raffinata probabilmente è una delle cause principali della sindrome metabolica ma non assumiamo comportamenti estremisti altrimenti quello che abbiamo guadagnato a livello fisico lo perdiamo in salute mentale. Insomma per concludere se si mangia una pizza o un piatto di pasta ogni tanto non si muore sul colpo...tuttavia il permissivismo sull'utilizzo di alimenti raffinati forse è una delle cause principali del sovrappeso!
Un alimento smette di essere buono e salutare quando crea dipendenza…e molto spesso le farine la creano, bisogna essere sempre liberi di scegliere senza che il cervello patisca l’astinenza…li finisce la libertà!
(Fonte: Ristomagro.com)  01/05/2013 GRASSI E SALUTE
Americani morti annualmente per malattie dovute all'eccesso di
peso: 280.000.
Aumento dei rischi per malattie al cuore per persone obese: dal
doppio al triplo. Aumento dei rischi di diabete per persone molto obese: 40 volte più grande.
Aumento dei rischi di calcoli al fegato per persone molto obese:
dal doppio al triplo. Aumento dei rischi di cancro al colon per persone obese: dal triplo al quadruplo. Tasso di obesità nella popolazione USA in generale: 18%. Tasso di obesità fra i vegetariani: 6%. Tasso di obesità fra i vegan: 2%.
Peso medio dei vegan adulti, comparato con i non vegetariani
adulti: dai 5 ai 10 kg più leggeri. Bambini americani soprappeso oppure obesi: 25%. Bambini americani vegetariani che sono soprappeso oppure
obesi: 8%.
Bambini americani che mangiano i livelli raccomandati di frutta,
verdura e cereali: 1%. Bambini americani vegani che mangiano i livelli raccomandati di frutta, verdura e cereali: 50%. Grassi che sono presenti in una confezione monodose di burro servita nei ristoranti: 6 grammi. Grassi in un Burger King formato normale: 40 grammi. Grassi in un Burgher King formato doppio con formaggio: 67grammi.
Grassi in un hamburger vegan acquistato in un supermercato degli USA o in un negozio di cibi naturali: 3 grammi.
(Fonte: the food revolution)
 27/04/2013 Regular exercise-induced increased number and activity of circulating endothelial progenitor cells attenuates age-related decline in arterial elasticity in healthy men Abstract
Background
Deficiency in number and activity of circulating EPCs is associated with reduced arterial elasticity in humans with advancing aging. Physical exercise can increase the number and activity of circulating EPCs in humans. Here we investigated whether regular exercise-induced enhanced circulating endothelial progenitor cells (EPCs) improves age-related decline in arterial elasticity in healthy men.
Methods
In a cross-sectional study, the number and activity of circulating EPCs as well as brachial-ankle pulse wave velocity (baPWV) of young and older sedentary or endurance-trained healthy men were studied. Then we observed the effect of regular exercise on circulating EPCs and baPWV of 10 older and 10 young sedentary healthy men.
Results
In both sedentary and endurance-trained men, the number and activity of circulating EPCs were significantly low in older men compared with young men, which was paralleled to increased baPWV. After three months of regular exercise, the number and activity of circulating EPCs increased, and the baPWV of 10 older and 10 young sedentary healthy men decreased. However, the increased number and activity of circulating EPCs and decreased baPWV of older sedentary healthy men were higher. There was a close correlation between circulating EPCs and baPWV. Multivariate analysis identified proliferative activity of circulating EPCs as an independent predictor of baPWV.
Conclusions
The present study demonstrates for the first time that regular physical exercise-induced enhanced circulating EPCs attenuates age-related decline in arterial elasticity in healthy men. These findings provide novel insights into the protective effects of exercise on age-related vascular injury.
(International Journal of Cardiology
Volume 165, Issue 2 , Pages 247-254, 10 May 2013)  25/04/2013 Fragole e mirtilli contro l’infarto
Il Nurses' Health Study continua a sfornare dati molto interessanti. Questa volta si tratta dell'effetto di un tipo particolare di flavonoidi, le antocianine di cui sono ricchi alcuni prodotti vegetali. Le antocianine hanno un effetto antiossidante e antiinfiammatorio per cui non desta sorpresa che il loro consumo possa associarsi ad una diminuzione del rischio di infarto del miocardio. In questo studio osservazionale, durato oltre 18 anni e condotto su più di 93.000 donne, è emerso che coloro che avevano il più alto consumo di alimenti ricchi in antocianine, cioè più di tre porzioni alla settimana, avevano un rischio di infarto del miocardio del 34% più basso di coloro che ne consumavano una porzione o meno al mese. Ogni aumento di 15 mg del consumo di alimenti ricchi in antocianine si associava ad una riduzione del 17% del rischio di infarto del miocardio. Dunque più fragole, mirtilli, ribes, more e anche melanzane nella nostra dieta
(Fonte: Societa' Italiana per lo studio dell'Aterosclerosi)  11/04/2013 Farmaci e luce E' arrivata la primavera, l'estate è alle porte, le giornate si allungano e le ore di luce aumentano e allora...Allora attenzione ad alcuni farmaci!
Infatti, un aspetto poco noto e generalmente sottovalutato della terapia farmacologica, è quello dell' interazione dei farmaci con la luce.
Essa assume due aspetti fondamentali: la fotosensibilità dei farmaci e la fotosensibilizzazione da farmaci.
Con il primo termine si intende la perdita o la riduzione di efficacia di un farmaco in seguito alla esposizione più o meno prolungata alla luce; con il secondo termine invece si indica la proprietà di un farmaco di rendere la cute di un paziente più sensibile all'azione nociva dei raggi UV della luce solare, con la conseguente comparsa di dermatiti ed eritemi.
( Fonte: Torrinomedica)
 11/04/2013 Riassunto delle raccomandazioni della Società Europea di Cardiologia per l’esecuzione della coronarografia nel paziente con angina stabile
Per la diagnosi
Classe I
- Angina severa (classe CCS 3) con elevata probabilità pre-test, soprattutto se non responsiva alla terapia farmacologica
(evidenza B)
- Soggetti sopravvissuti ad arresto cardiaco (evidenza B)
- Soggetti con aritmie ventricolari gravi (evidenza C)
- Pregressa rivascolarizzazione (PCI o BPAC) con ricorrenza precoce di angina moderato-severa (evidenza C)
Classe IIa
- Probabilità intermedia o alta di coronaropatia con risultati non conclusivi o conflittuali ai test non invasivi (evidenza C)
- Elevato rischio di restenosi quando la PCI sia stata effettuata in sede coronarica prognosticamente “importante” (evidenza C)
Per la prognosi
Classe I
- Angina severa (classe CCS 3) soprattutto se non adeguatamente responsiva alla terapia farmacologica (evidenza B)
- Soggetti a rischio elevato di eventi coronarici maggiori ai test non invasivi, anche se con sintomi lievi-moderati (evidenza B)
- Soggetti a rischio intermedio-alto ai test non invasivi, in programma per interventi di chirurgia maggiore extracardiaca,in particolare chirurgia vascolare (evidenza B)
Classe IIa
- Test diagnostici non invasivi risultati non conclusivi o conflittuali (evidenza C)
- Elevato rischio di restenosi quando la PCI sia stata effettuata in sede coronarica prognosticamente “importante” (evidenza C)
 10/04/2013 Ivan Illich L’uomo che va a piedi e prende erbe medicinali non è
l’uomo che corre a centosessanta sull’autostrada e prende
antibiotici; ma tanto l’uno quanto l’altro non possono
fare tutto da sé e dipendono da ciò che gli fornisce il loro
ambiente naturale e culturale.
Ivan Illich
|
|
|
|
|