Massimo Fioranelli
 
 
Mater Dei - Via A. Bertoloni, 34 - 00197 Roma - Tel. + 39 6 80220.1 - Fax +39 6 8084556 Italiano  Italiano   English  English 
29/07/2014 Study Shows Benefits of Leisure Pace Running
18/07/2014 Herbs For High Blood Pressure
24/06/2014 Renal nerve denervation unraveled. Is the dream over?
16/06/2014 Interleukin-18 mediates interleukin-1-induced cardiac dysfunction.
09/04/2014 Urocortin
01/04/2014 Kynurenine
01/12/2013 Cholesterol and cancer






 




Per visualizzare il video una volta aperto il portale di Marconi Channel, cliccare su Scienza & Tecnologia quindi selezioanre il video dalla playlist.


Per visualizzare il video una volta aperto il portale di Marconi Channel, cliccare su Scienza & Tecnologia quindi selezioanre il video dalla playlist.








Il Progetto Health Phone ® ha lo scopo di tutelare la salute del cittadino, mediante un sistema di georeferenziazione ed un cardiofrequenzimetro, il Sistema Health Phone ® è in grado di effettuare chiamate immediate di pronto soccorso al 118, e di inviare dati alle persone più prossime con indicazioni di pronto intervento.
continua ...




Il Progetto Universal Guide ® propone la realizzazione di una guida universale da implementare su sistemi smart-phone o palmari. Attraverso l’integrazione di più sistemi di georeferenziazione, interna (RFID, Wi-Fi) ed esterna (GPS, Wi-Fi), la Universal Guide ® sarà in grado di guidare l’utente, anche non normodotato, attraverso il rispetto dei principi sull’accessibilità, all’interno di un museo, di un edificio pubblico, di un ospedale.
continua ...



GRAZIE
ALLA TC CORONARICA,
IL CUORE “PARLA”
Dopo 30 anni l’era della coronarografia sembra avviarsi alla sua conclusione.
E si allontana anche l’incubo delle radiazioni. Adesso c’è una tecnica, TC coronarica, disponibile anche a Roma, non invasiva, finalmente non rischiosa, molto più affidabile, in grado di scoprire quello che fino ad oggi la coronarografia non riusciva a “vedere”.
continua ...










The SYNTAX Score is a unique tool to score complexity of coronary artery disease.
continue ...




If you are healthy and without diabetes, the Reynolds Risk Score is designed to predict your risk of having a future heart attack, stroke, or other major heart disease in the next 10 years.
continue ...




Salute/ Prevenzione infarto,
nuova strategia diagnostica
Mater Dei
Roma - 8 novembre 2010

Gli esami dicono che tutto e' a posto ma poco dopo l'infarto puo' arrivare. Oggi è possibile intervenire precocemente, prima che l'infarto arrivi, grazie ad una strategia diagnostica altamente innovativa messa a punto a Roma dall'équipe di Massimo Fioranelli e Paolo Pavone della Clinica Mater Dei. Un 'Modello diagnostico integrato' che ...







ATTA consiglia poco sale ma iodato. Lo iodio è fondamentale per lo sviluppo fondamentale del bambino. Il sale iodato deve essere usato sempre anche in gravidanza e nella prima infanzia. L’uso del sale iodato riduce la frequenza delle malattie tioridee.
Iodio Profilassi (pdf)





RAI - Cardiologia,
le novità diagnostiche

A Tg1 online, il professor Fioranelli, dell'Università Gugliemo Marconi, ha risposto alle domande degli utenti. Ha moderato Manuela Lucchini.

RAI - 26/10/2011




RAI - Storie di salute
Nel talk-show condotto da Luana Ravegnini si parlerà di "malattie cardiovascolari" con il Professor Fioranelli ma anche di "sovrappeso e diete" con il Professor Ticca.

RAI - 19 gennaio 2009



FUMO E INFARTO
Fumare di meno fa bene al cuore: da quando è in vigore la legge antifumo in Italia sono diminuiti anche gli infarti.
Tg1 - 13 febbraio 2008



NUOVE FRONTIERE
DELLA MEDICINA
Alcuni ricercatori americani hanno messo a punto una tecnica di rigenerazione dei tessuti del cuore attraverso le staminali.
Tg1 - 14 gennaio 2008



NOVITA' PER IL CUORE
Ricercatori britannici hanno scoperto farmaci capaci di limitare i danni provocati dall'infarto o dall'ipertensione al cuore degli anziani.
Tg1 - 5 settembre 2006







 



Luogo dell'evento
ISTITUTO SUPERIORE di SANITA'
AULA MAROTTA - Viale Regina Elena, 299 - ROMA

Segreteria Tecnica Organizzativa per informazioni e/o iscrizioni
Phoenix S.r.l. - Provider ECM n.1826
Viale delle Industrie, 36 - casavatore (NA)
Tel. 081 0202976 - Fax 081 0202985
website: www.phoenixformazione.it
Email:info@phoenixformazione.it

 

 


 


Segreteria Organizzativa
Ordine Provinciale di Roma
dei Medici-Chirurghi e degli Odontoiatri
Via G.B. De Rossi, 9 - 00161 Roma
Tel. 06/44.17.12.32-33-34
Email: segreteria.odontoiatri@ordinemediciroma.it


 

Sabato 24 maggio 2014
Ore 9.00-18.30
Università degli Studi di Milano Aula 208
Via Festa del Perdono, 7

 


Per informazioni ed iscrizioni
www.masteralimentazione.eu
Email: masteralimentazione@clioedu.it
PEC: clio@cert.clio.it
Tel.: 0832.097.116 (ore 9.00 - 13.00)


 

 

 

Coloro che volessero inviare contributi, suggerimenti, articoli, immagini filmati attinenti al contenuto del sito possono inviarli al seguente indirizzo: massimo.fioranelli@materdei.it. Se ritenuti idonei, verranno pubblicati a nome dell’autore. Verranno presi in considerazione solo materiali completi di referenze bibliografiche.




 29/07/2014   Mangiamo troppo perché mangiamo male   Cibi raffinati, conservati industrialmente, poveri di nutrienti, ricchi di grassi e zucchero determinano uno stato di malnutrizione di fatto, anche quando dovessimo essere sazi e persino grassi. Tutto ciò anche a causa di una flora batterica intestinale squilibrata che non riesce più a svolgere le sue importanti funzioni di assorbimento selettivo dei nutrienti, perché non riceve sufficiente fibra vegetale, ciò di cui si nutre prevalentemente. Vitamine, enzimi, antiossidanti, sali minerali e oligoelementi, sono i micro-nutrienti necessari al nostro organismo per ottenere salute e benessere di lunga durata. Se questi elementi vengono a mancare, i centri nervosi della fame restano in costante eccitazione e spingono a comportamenti alimentari compensatori: in altre parole pur mangiando in abbondanza si ha sempre fame. Viceversa, con un'adeguata alimentazione ben pianificata e bilanciata sul piano nutrizionale, basata su frutta e verdura, ortaggi ed altri cibi vegetali integrali, freschi, ricchi di nutrienti e vitali perché consoni alla nostra natura, l’organismo è soddisfatto e i centri nervosi della fame si placano ottenendo un senso di sazietà duraturo che ci consente di stare bene in salute e di non essere più ossessionati dal cibo a tutte le ore.

 29/07/2014   Study Shows Benefits of Leisure Pace Running   Separate Study Looks at Dangers of Heat Stroke and Long-Distance Running Running has long been established as a physical activity with substantial health benefits. The World Health Organization and the U.S. government recently released the evidence-based Physical Activity Guidelines, recommending at least 150 minutes of moderate-intensity or 75 minutes of vigorous-intensity aerobic activity per week, but it has remained unclear whether there are health benefits to leisure-time running, clocking in less than 75 minutes per week. A study published July 28 in the Journal of the American College of Cardiology (JACC) led by Duck–chul Lee, PhD, Department of Kinesiology, Iowa State University, sought to learn if leisure-time running could be associated with all-cause mortality and cardiovascular risks, if there is a dose-response relation between running and mortality, and if different patterns of change in running behaviors are associated with mortality. The authors found that running for only a few minutes a day or at slow speeds may significantly reduce a person’s risk of mortality from cardiovascular disease compared to someone who does not run. Drawing from 55,136 adults aged 18-100 (mean age, 44; 26 percent women) from the Aerobics Center Longitudinal Study, baseline running or jogging activity was assessed through a questionnaire featuring questions on duration, distance, frequency and speed. At a follow-up of 15 years, results showed that 3,413 all-cause and 1,217 cardiovascular deaths occurred within the population. In comparison with non-runners, runners had 30 percent and 45 percent lower risks of all-cause and cardiovascular mortality, respectively, after adjusting for potential confounders, with a three-year advantage in life-expectancy. In dose-response analyses, runners across all quintiles of weekly running time had lower risks of all-cause and cardiovascular mortality compared with non-runners. Even running less than 51 minutes per week less (or under six miles, one to two times, under six mph) proved to be sufficient enough to reduce the risk of mortality compared with not running. Persistent runners over an approximately length of six years demonstrated the most significant mortality benefit with 29 percent and 50 percent lower risk of all-cause and cardiovascular mortality, respectively compared with non-runners. "Since time is one of the strongest barriers to participate in physical activity, the study may motivate more people to start running and continue to run as an attainable health goal for mortality benefits," said Lee. "Running may be a better exercise option than more moderate intensity exercises for healthy but sedentary people since it produces similar, if not greater, mortality benefits in five to 10 minutes compared to the 15 to 20 minutes per day of moderate intensity activity that many find too time consuming."

 26/07/2014   Possibile effetto positivo dei probiotici sulla pressione   Il consumo di probiotici potrebbe avere un effetto, seppur modesto, di miglioramento della pressione sanguigna. Un gruppo di ricercatori australiani ha condotto una revisione sistematica e una metanalisi di trial randomizzati controllati, pubblicata su Hypertension. «Precedenti trial clinici nell’uomo hanno mostrato che il consumo di probiotici può migliorare il controllo della pressione sanguigna. Lo scopo della presente revisione sistematica era chiarire l’effetto dei probiotici sulla pressione sanguigna usando una metanalisi dei trial randomizzati controllati» spiega Saman Khalesi, della Griffith university in Australia, primo firmatario dell’articolo. La ricerca su PubMed, Scopus, Cochrane library (Centrale), Physiotherapy evidence database e Clinicaltrial.gov fino a gennaio 2014 ha incluso nove studi, per un totale di 543 partecipanti. Il consumo di probiotici ha cambiato significativamente la pressione sistolica (-3,56 mmHg) e diastolica (-2,38) rispetto ai gruppi di controllo. Per la pressione sia sistolica sia diastolica è stata osservata una riduzione maggiore con i probiotici multipli rispetto a singola specie, e i trial con pressione basale maggiore o uguale a 130/85 rispetto a minore di 130/85 hanno trovato un miglioramento più significativo della diastolica. Infine, la durata dell’intervento minore di 8 settimane non portava a una riduzione significativa della sistolica o diastolica, come pure la dose giornaliera inferiore a 100 miliardi Cfu non mostrava un effetto significativo. I ricercatori riportano alcuni limiti dello studio e dei trial analizzati e la necessità di più studi randomizzati controllati con campioni più ampi, durata più lunga e adeguati disegni di cecità. «Sono raccomandati studi futuri che indaghino l’effetto di differenti prodotti con differenti specie e dosi per chiarire i risultati di questa metanalisi. L’effetto dei probiotici sulla pressione sanguigna e la salute globale dei pazienti, soprattutto dei pazienti ipertesi, come anche il meccanismo con cui i probiotici possono influenzare la pressione sanguigna necessitano di ulteriori indagini» conclude Khalesi. Hypertension 2014 Jul 21. doi:10.1161/HYPERTENSIONAHA.114.03469

 24/07/2014   Relazione patogenetica tra diabete tipo I e latte vaccino   Nel 1993, lo scienziato Bob Elliott notò che i bambini della Samoa che andavano a vivere in Nuova Zelanda erano molto suscettibili al diabete di tipo 1, mentre quelli che restavano nelle isole di Samoa avevano un'incidenza molto bassa di questa patologia. La differenza può essere espressa solo da un fattore ambientale o di alimentazione. Elliott sospettò che fosse correlata al consumo di latte, che era più basso a Samoa. Quindi studiò la biochimica e composizione del latte vaccino. La composizione del latte vaccino Il latte vaccino è composto da circa un 87% di acqua e un 13% da solidi: - grassi (panna) - minerali - solidi lattei, rappresentati dagli zuccheri (lattosio) e dalle proteine, che sono: l'alfa-caseina, la beta-caseina, la kappa-caseina e le proteine sieriche. La beta-caseina è la proteina presente nella percentuale maggiore. La beta-caseina Ci sono due principali tipi di proteina beta-caseina, note come A1 e A2. Esistono anche altre varianti minori oltre a questi due tipi, ma attualmente non sono conosciuti. Le beta-caseine trovate nel latte vaccino sono composte da 209 aminoacidi in una sequenza fissa e la differenza tra tipo A1 e A2 sta in un singolo aminoacido. Infatti mentre il latte A1 ha un aminoacido istidina in posizione 67, il latte A2 in quella posizione ha una prolina. La prevalenza tra la proteina beta-caseina A1 e A2 varia dalla razza delle mucche e anche dalla regione. Nel mondo occidentale è diffuso il tipo A1, dalla sottospecie Bos taurus. Le vacche asiatiche della sottospecie Bos indicus (foto 2 nel libro) non producono invece beta-caseina di tipo A1. Le vacche africane anche se sono soprattutto Bos taurus, non producono comunque beta-caseina A1. Gli scienziati ipotizzano che circa 8000 anni fa sia avvenuta una mutazione aminoacidica in posizione 67, dove la prolina è stata sostituita dall'istidina. Ad oggi è noto che due meccanismi patogenetici principali della relazione tra latte vaccino e diabete mellito di tipo 1 sono: - l'attività oppioide della beta-casomorfina-7, che compromette lo sviluppo dell'immunità intestino-associata - il mimetismo molecolare tra la beta-caseina e un epitopo del trasportatore GLUT-2, con il conseguente sviluppo di autoanticorpi capaci di colpire le cellule-beta del pancreas. L'attività oppioide della beta-casomorfina-7 Bob Elliott volle investigare se il rischio di sviluppare diabete di tipo 1 dipendesse dalla quota di latte che era stato bevuto e dalla proporzione della proteina A1 nel latte. Il fattore di rischio sarebbe quindi la quota di latte moltiplicato per il proprio contenuto di A1. Egli studiò il problema con un approccio epidemiologico, confrontando l'incidenza della patologia con l'assunzione di latte A1 e A2 per ciascuna regione (figura 4). Figura 4: Incidenza del diabete mellito di tipo 1 e introito di proteine del latte, da Laugesen e Elliott, New Zealand Medical Journal 116 (1168), 2003. L'84% della variazione dell'incidenza del diabete può essere spiegata dalla variazione dell'introito di beta-caseina A1. E' una relazione molto forte. Il grafico è simile comprendendo o meno nell'analisi il formaggio. Bob Elliott fece uno studio su animali, aiutato dal Dr. Jeremy Hill, in cui somministrò i due diversi tipi di beta-caseina a topi. I topolini nutriti con la beta-caseina di tipo A2 non svilupparono il diabete di tipo 1, mentre il 47% di quelli nutriti con il tipo A1 divennero diabetici dopo 250 giorni. Egli scoprì anche che somministrando il naloxone con la beta-caseina A1 questo effetto si annullava. Il naloxone è un antagonista degli oppiodi, ossia blocca l'effetto narcotico degli oppioidi. La differenza tra beta-caseina di tipo A1 e A2, sta nel rilascio di una molecola chiamata beta-casomorfina-7 (BCM7), un potente oppioide già pubblicato nel 1985 (figura 5). Gli effetti negativi della beta-caseina A1 sarebbero correlate all'attività oppioide della BCM7. Figura 5: il rilascio della BCM7. Il latte umano contiene meno dell'1% della BCM7 contenuta nel latte vaccino di tipo A1. I neonati possono assorbirla visto che le loro pareti intestinali permettono facilmente il passaggio di molecole grandi al flusso sanguigno. Questa è la forma in cui sono capaci di assorbire il colostro della madre. Dato che devono assorbire i complessi macromolecolari del colostro, i neonati hanno una mucosa intestinale assai permeabile, che li rende più suscettibili ai danni della BCM7. La BCM7 rappresenta un fattore infiammatorio sull'epitelio vascolare, stimola la produzione di muco dalle mucose ed ha affinità per i recettori μ e δ, esplicitando quindi attività oppioide. David Chamberlain, dall'Istituto di Ricerca Hannah in Scozia, condusse un team di scienziati per osservare cosa accade quando le beta-casomorfine (inclusa la BCM7) vengono infuse direttamente nell'abomaso (una parte del rumine) delle vacche. Essi hanno trovato che le beta-casomorfine abbassano la risposta insulinica del pancreas e credono che questo dipenda direttamente da un effetto oppioide diretto. La BCM7 inoltre ha una correlazione in diversi studi con il diabete di tipo 1, ipercolesterolemia, intolleranza al lattosio, alterazioni neurologiche come l'autismo, la sindrome di Asperger e la schizofrenia. Il mimetismo molecolare tra la beta-caseina e un epitopo del trasportatore GLUT-2 La logica dietro quest'affermazione risiede nella in una sequenza di aminoacidi (un peptide) nella beta-caseina bovina che è molto simile con una sequenza aminoacidica contenuta nel GLUT-2, la molecola che trasporta il glucosio all'interno delle cellule-beta del pancreas, che producono l'insulina. Infatti, la sequenza dei quattro aminoacidi (Prolina-Glicina-Prolina-Isoleucina) è identica. Lo scienziato italiano Paolo Pozzilli ha suggerito che questa sequenza e i frammenti più lunghi di beta-caseina che la contengono “sono responsabili per l'induzione di una risposta immunitaria contro la caseina che, per cross-reattività, sarebbe diretta contro la sequenza omologa dei GLUT-2, causando danno alle cellule che producono l'insulina”. Nel 1999, Pozzilli ha pubblicato una review che includeva la relazione tra diabete mellito di tipo 1 e le singole proteine del latte. Ha concluso che la beta-caseina era una delle responsabili più probabili. Ha riportato i risultati del suo laboratorio, con 51% di coloro che soffrivano di diabete mellito di tipo 1 mostravano linfociti T che erano sensibili alla beta-caseina, contro il 2,7% dei controlli non-diabetici. Egli ha anche trovato che il 37% dei diabetici di tipo 1 mostravano anticorpi anti-beta-caseina, mentre solo il 5,6% dei controlli aveva questi anticorpi. Un anno dopo, alcuni scienziati di Francoforte, diretti da S. Padberg, pubblicarono i risultati dei test sugli anticorpi confrontati tra diabetici e non-diabetici, non solo per la beta-caseina, ma anche per il tipo A1 e A2. Trovarono che i diabetici hanno alti livelli di anticorpi contro la beta-caseina di tipo A1, mentre i non-diabetici hanno alti livelli di anticorpi contro la beta-caseina A2. I risultati erano significativi con p<0,001. Quindi gli Autori conclusero che questo studio potrebbe confermare l'ipotesi che “nel diabete mellito di tipo 1 c'è una scarsa immuno-tolleranza al latte vaccino”, ossia il sistema immunitario confonde la BCM7 e le proprie molecole del trasportatore del glucosio GLUT-2. Dapprima il corpo produce anticorpi contro la BCM7 e poi, per errore, attacca anche le cellule-beta del pancreas, perché queste cellule sono produttrici di molecole con la stessa sequenza aminoacidica della parte terminale della BCM7. La relazione patogenetica tra cereali e diabete mellito di tipo 1 Il problema dei cereali è correlato al glutine che contengono. Il glutine è la principale proteina nel grano, ed è anche presente nell'orzo e nella segale, ma non nel mais. E' il costituente della farina che conferisce elasticità al pane quando lievita. A oggi sono conosciute due proteine del glutine: glutenina e gliadina. Quando la gliadina viene parzialmente digerita, può formare alcuni peptidi oppioidi, di cui il più importante è la gliadomorfina (nota anche come gliadorfina e gliadinomorfina). Il punto importante della questione è che la gliadomorfina ha una struttura molto simile alla BCM7. Entrambe presentano 7 aminoacidi; entrambe hanno una tirosina seguita da una prolina; entrambe hanno una prolina in posizione 4 e 6. Nonostante alcune lievi differenze, gli scienziati le considerano omologhe, simili fra loro, soprattutto per il numero di patologie con cui pare siano correlate. Infatti, una delle strategie più raccomandate per ridurre il rischio di patologie auto-immuni nelle persone a rischio è mantenere un'alimentazione priva di caseina e priva di glutine (GFCF diet). Perché l'incidenza di diabete mellito di tipo 1 sta aumentando? Non esiste una risposta chiara a questa domanda, ma scienziati come Bob Elliott e Dr. Andrew Clarke della Corporazione A2 hanno ipotizzato che il motivo risieda nella glicazione della BCM7. Nel 2007, Bob Elliott pubblicò uno studio sulla rivista Medical Hypotheses. La glicazione è un processo in cui il glucosio e altri zuccheri reagiscono con le proteine, formando proteine modificate dallo zucchero, chiamate prodotti della glicazione avanzata (AGE). Gli AGE, secondo numerosi studi, sono correlati ad un vasto numero di malattie degenerative. La BCM7 glicata è uno di questi prodotti AGE, i cui livelli sono aumentati dai moderni processi alimentari, come il trattamento del latte a temperatura ultra-alta (UHT, molto comune in Europa), l'uso dell'acido ascorbico nei prodotti confezionati per il processo di conservazione in scatola e dal livello sempre maggiore di bibite zuccherate consumate dai bambini. Solo il tempo ci dirà se questa è la risposta. Tratto dal libro: "Diabete" di Marcello Pamio

 22/07/2014   L'Anguria   Le angurie sono uno degli alimenti migliori per affrontare l’estate. Sono buonissime, dolci, ricche di acqua e nutrienti, ma con pochissime calorie. Inserire le angurie nella vostra dieta non è solo una scelta gustosa: è soprattutto una scelta che può apportare numerosi benefici alla vostra salute. Questo alimento, infatti, è utile per proteggere il cuore, aiuta il cervello a funzionare meglio e sostiene il sistema immunitario. Abbiamo già visto alcune proprietà e ricette da realizzare usando l’anguria. Oggi vedremo insieme altre 11 ragioni per cui può essere una buona idea consumare questo cibo quotidianamente. 1 Per il cuore Mangiare grandi quantità di anguria migliora le funzioni cardiache. Questo frutto, infatti, contiene alti livelli di un potente antiossidante, presente anche nei pomodori, chiamato licopene. È grazie al licopene che l’anguria assume il suo tipico colore rosso. Bene, questo antiossidante protegge il nostro cuore dai danni causati dai radicali liberi. Non è tutto. Il potassio contenuto nell’anguria aiuta anche a ridurre il colesterolo, migliorando la circolazione e regolando il battito cardiaco. 2 Per le ossa Sembra che il licopene contribuisca anche a proteggere le nostre ossa, riducendo l’attività degli agenti coinvolti nello sviluppo dell’osteoporosi. I livelli di potassio contenuti nell’anguria, inoltre, aiutano a fissare e mantenere il calcio nello ossa, rendendole più sane e forti. 3 Come sostegno al sistema immunitario L’anguria è anche una buona fonte di vitamina C, necessaria per rafforzare il sistema immunitario e proteggere il corpo dall’invecchiamento cellulare e dallo stress ossidativo. La vitamina C, inoltre, gioca un ruolo fondamentale nella guarigione delle ferite, perché direttamente coinvolta nella produzione di collagene. 4 Aiuta nella perdita di peso Abbiamo già accennato al fatto che l’anguria è ricchissima di acqua ma povera in calorie. Questo la rende un frutto utilissimo per quelle persone che vogliono perdere peso: aiuta a spezzare la fame e riattiva il metabolismo. 5 Come anti-infiammatorio Questo frutto è ricco anche di flavonoidi e carotenoidi, che riducono le infiammazioni croniche presenti nel nostro corpo. Più maturi sono i cocomeri, più sono le sostanze benefiche in esso contenute. 6 Come prevenzione contro il cancro Ancora una volta dobbiamo parlare del licopene. Secondo diversi studi, questo prezioso antiossidante naturale ha il potere di proteggere il nostro organismo dallo sviluppo di alcune forme di tumore. Lo abbiamo visto, ad esempio, quando abbiamo parlato degli esiti di una ricerca che hanno evidenziato il ruolo svolto dal licopene presente nei pomodori, nella prevenzione del cancro al seno 7 Per mantenere i muscoli sani Come abbiamo più volte ribadito, l’anguria è anche una buona fonte di potassio, necessario per il corretto funzionamento dei nostri muscoli. Controlla infatti la loro contrazione ed evita il dolore muscolare dopo gli allenamenti. 8 Per migliorare la vista Mangiare anguria fa bene agli occhi. Questo sempre grazie al contenuto di antiossidanti come il beta-carotene, la vitamina C e la luteina che proteggono gli occhi dai problemi legati all’avanzare dell’età. 9 Per idratare correttamente il corpo Le angurie sono formate per il 90% da acqua. Mangiarle quotidianamente, aiuta a prevenire la disidratazione, soprattutto nei mesi estivi, quelli più caldi, e a reintegrare nel corpo i Sali minerali persi con il sudore.

 18/07/2014   Herbs For High Blood Pressure   High blood pressure, also known as hypertension is a very widespread condition – affecting almost one in three adults in the USA! High blood pressure is defined as being above “normal”. (lower than 120/80 mmHg) In serious cases it can lead to heart attack, stroke and numerous other conditions. High blood pressure can have numerous causes but is associated with age, genetic predisposition, and numerous “unhealthy lifestyle factors” such as being overweight, stress, high salt intake, alcohol, smoking and lack of physical activity. High blood pressure can also be an indicator of other underlying conditions and so professional medical advice should be sought. The first step typically suggested is to sort out any unhealthy lifestyle issues. Prescription medications are often taken to manage the symptoms of hypertension, however these are not considered a permanent cure. 10 Herbs For High Blood Pressure Garlic (Allium sativum) Indigenous to central Asia, garlic is has a history of use as a remedy for conditions such as smallpox and tuberculosis. A common ingredient in traditional dishes of various cultures, garlic has received scientific interest in recent years regarding its potential to prevent and reduce high blood pressure. A number of in vivo studies have resulted in data that suggests a relationship between garlic and cardiovascular health. [4] Results from clinical trials indicate that treatment with garlic may cause significant reductions in both systolic and diastolic blood pressure. [5] Other studies suggest that garlic may reduce the risk of blood clots. Panax ginseng (Panax ginseng) Also called Asian ginseng, panax ginseng is different from American ginseng and Siberian ginseng. Used for centuries in traditional Chinese medicine, ginseng has been mentioned by the National Center for Complimentary and Alternative Medicine regarding its potential to control high blood pressure. [6] Results from a number of laboratory studies suggest that ginseng might be useful as a treatment for high blood pressure and related ailments. [6] Cardamom (Elettaria cardamomum) Used for centuries in traditional Indian cooking, cardamom is most commonly regarded as a spice rather than a medicinal herb. However, both green and black varieties of cardamom have a history of use in the medicinal systems of various indigenous cultures. [7] A study published by the Indian Journal of Biochemistry and Biophysics--in which cardamom was administered to 20 patients with stage 1 hypertension--found cardamom to be effective as a blood pressure-lowering agent. [8] Maitake (Grifola frondosa) Maitake, the Japanese name for the Grifola frondosa mushroom, is called Huishu hua in China and has also been referred to as monkey's bench, shelf fungus, king of mushrooms, and dancing mushroom. [9] Maitake has historically been utilized for its antiviral properties, but has more recently been used as a treatment for obesity and related conditions such as diabetes, high cholesterol, and high blood pressure. A 1989 study published in the Journal of Scientific Vitamin found that a daily dose of maitake significantly lowered the blood pressure of hypertensive rats. [10] Results from a 2010 study (for which a rodent model was also used) suggest that maitake mushrooms can lower blood pressure caused by the aging process. [11] Tomato (Solanum lycopersicum) Technically a fruit but often referred to as a vegetable, the tomato is a key ingredient in traditional dishes of various cultures. Not widely recognized among the general public as having medicinal value, the tomato has been studied in recent years regarding its potential to manage high blood pressure and related ailments. A study published in the American Heart Journal in 2006 discovered that stage 1 hypertensive patients experienced a significant reduction in blood pressure when treated with tomato extract of a high antioxidant content. [12] In a recent study conducted in Israel, researchers found that a tomato extract supplement greatly improved the conditions of hypertensive patients when compared to placebo. The blood pressure-lowering effect of the tomato-extract supplement were attributed to the high concentrations of vitamin E, lycopene, and beta-carotene (three potent antioxidants). [12] Onions This herb is probably one of the best natural treatments for high blood pressure. It should no longer be a surprise since onions are considered as cousins of garlic which is also an excellent herb for hypertension. Onions contain high level of quercetin, a type of antioxidant flavonol known for its ability to prevent stroke and heart diseases. Many researchers speculate that quercetin helps the body in reducing its production of angiotension II, a powerful compound that causes the blood vessels to constrict which result to high blood pressure. [13] In a scientific study conducted to test the effectiveness of onions, researchers concluded that onions play a significant role in lowering the level of blood pressure. Subjects of the study who took onions experience a reduction of 5 mm Hg diastolic and 7 mm Hg systolic. [14 Regular consumption of raw onions is useful in enhancing the proper functioning of the arteries. In a study conducted at the University of Utah, researchers claimed that intake of raw onions is beneficial in maintaining the flexibility and elasticity of the major arteries that are tasked to pump blood from the heart to the body. It can also help in reducing the stickiness or the viscuosity of the blood thereby preventing the formation of blood clot. [15 Carrots (Daucus carota) Not technically a herb, of course, but carrots can be utilized for their health benefits, so we included them! Best known health-wise for its beta-carotene content, carrot is a powerful vegetable fortified with various health nutrients that are very beneficial for the body. Today, it is considered as one of the best naturally beneficial vegetables to take for people suffering from high blood pressure. Carrots are actually a good source of antioxidants like beta carotene as well as Vitamins C and A. These antioxidants are known to be useful in eradicating free radicals which only kills and damages the cells. Antioxidants help in reducing the level of oxidative stress released by free radicals. Aside from improving one’s insulin resistance, antioxidants also enhance the activities of endothelial cells which include the stimulation of the functions and dilation of the blood vessels. Dilation of the blood vessels helps in reducing one’s risk for high blood pressure. [16 This vegetable is also an excellent source of potassium which plays a major role in reducing the level of blood pressure, thereby preventing the development of heart diseases. When taken as juice, carrots help in stabilizing one’s blood pressure by regulating the functions of the kidneys and the heart. [17 Chinese Hawthorn (biancospino) For thousands of years, Chinese hawthorn has been used by different cultures and societies in treating and managing high blood pressure. Many clinical trials have proven the claim on Chinese hawthorn’s effectiveness in dealing with hypertension. According to research, this herb is rich with two highly potent antioxidant agents, oligomeric procyanidins and flavonoids, which are definitely good for the heart. The herb also contains alkaloid rhynchophylline which is effective in preventing thrombosis and platelet aggregation. This led scientists to theorize that Chinese hawthorn is beneficial in lowering one’s blood pressure, in thwarting stroke, in prevent the buildup of plaques on the walls of arteries as well as in inhibiting the creation of blood clots in the heart, brain and arteries. [18 Ginger (zenzero) Commonly used a seasoning for Asian and Indian cooking, ginger is widely recognized today as an excellent herb that combats hypertension. In addition to its ability to improve the circulation of blood, ginger also works by relaxing the muscles that surround the blood vessels. [19] Ginger works by lowering the level of bad cholesterol in the body which when left uncontrolled, can lead to the formation of plaques along the walls of arteries. It may create blockages in arteries and blood vessels which can greatly affect blood pressure. These plaques may also affect the elasticity of the arteries which can result to higher blood pressure. This herb is also effective at preventing the formation of blood clots which results to a reduced risk for strokes and heart attacks. Blood clots usually prevent better circulation of blood to and from the heart. [20 Flaxseed (semi di lino) Believed to have originated from Egypt, flaxseed also makes a great herb for high blood pressure. It contains high levels of α-linolenic acid, a type of essential fatty acid, which is believed to be beneficial in the prevention, treatment and management of arthritis, inflammatory bowel disease and of course, hypertension. One research claimed that a diet rich with omega-3 fatty acid can significantly help in lowering the level of blood pressure of those diagnosed with hypertension. Also, flaxseed is beneficial in reducing the level of bad cholesterol in the body, improving one’s tolerance for glucose, and of course, by acting as a powerful antioxidant. [21 Results of another study conducted in Los Angeles California revealed that after six months of administering flaxseed on patients with peripheral arterial disease, the level of systolic blood pressure dropped by 10 mm Hg while dystolic blood pressure was reduced by around 7 mm Hg. [22 Furthermore, researchers concluded that flaxseed contain powerful constituents like enterolignans, fiber and alpha-linolenic acid which scientifically proven to be effective in lowering the level of blood pressure. [23 - References [1] What Are High Blood Pressure and Hypertension? Your Guide to Lowering Blood Pressure. http://www.nhlbi.nih.gov/hbp/hbp/whathbp.htm [2] High blood pressure (hypertension). Risk Factors. http://www.mayoclinic.com/health/high-blood-pressure/DS00100/DSECTION=risk-factors [3] Step 5: Prevention and Treatment. Types of Blood Pressure Medications. http://www.heart.org/HEARTORG/Conditions/HighBloodPressure/PreventionTreatmentofHighBloodPressure/Types-of-Blood-Pressure- Medications_UCM_303247_Article.jsp [4] Block, Eric. Garlic and Other Alliums: The Lore and the Science. 2010. The Royal Society of Chemistry. [5] Ried K, Frank OR, Stocks NP, Fakler P, Sullivan T. Effect of garlic on blood pressure: a systematic review and meta-analysis. BMC Cardiovascular Disorders. 2008 Jun 16; 8:13. Epub 2008 Jun 16. 6] Asian Ginseng. National Center for Complementary and Alternative Medicine (NCCAM). http://nccam.nih.gov/health/asianginseng/ataglance.htm [7] K.P. Prabhakaran Nair. Agronomy and Economy of Black Pepper and Cardamom: The “King” and “Queen” of Spices. Elsevier Inc. 2011. [8] Verma SK, Jain V, Katewa SS. Blood pressure lowering, fibrinolysis enhancing and antioxidant activities of cardamom (Elettaria cardamomum). Indian Journal of Biochemistry and Biophysics. 2009 Dec;46(6):503-6. [9] Maitake. Drug Information Online. http://www.drugs.com/npp/maitake.html [10] Kabir Y , Kimura S . Dietary mushrooms reduce blood pressure in spontaneously hypertensive rats (SHR) . J Nutr Sci Vitaminol . http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/2738717 [11] Preuss HG, Echard B, Bagchi D, Perricone NV. Maitake Mushroom Extracts Ameliorate Progressive Hypertension and Other Chronic Metabolic Perturbations in Aging Female Rats. Int J Med Sci 2010; 7(4):169-180. http://www.medsci.org/v07p0169.htm [12] Engelhard YN, Gazer B, Paran E. Natural antioxidants from tomato extract reduce blood pressure in patients with grade-1 hypertension: a double-blind, placebo-controlled pilot study. American Heart Journal. 2006 Jan;151(1):100. http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/16368299 [13] http://www.naturalnews.com/022987_blood_pressure_onions.html [14] http://www.naturalnews.com/035689_medicinal_herbs_spices_blood_pressure.html [15] http://www.freshplaza.com/news_detail.asp?id=18522 [16] http://www.livestrong.com/article/506145-fresh-carrot-juice-to-lower-blood-pressure/ [17] http://www.healthonlinezine.info/20-foods-that-reduce-high-blood-pressure-hypertension-diet.html [18] http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3210006/ [19] http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3210006/ [20] http://www.livestrong.com/article/297975-the-effects-of-ginger-on-high-blood-pressure/ [21] http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3210006/ [22] http://www.theheart.org/article/1470929.do [23] http://www.livestrong.com/article/425875-can-flax-seed-lower-high-blood-pressure/

 03/07/2014   12 rimedi naturali contro il reflusso gastroesofageo   Il reflusso gastroesofageo, o reflusso acido, è un disturbo molto comune, spesso sottovalutato. I sintomi sono: bruciore allo stomaco, acidità e rigurgiti. Ecco come alleviarlo, utilizzando dei rimedi naturali. Quando mangiamo, l’esofago riesce a far procedere il cibo deglutito verso il basso. Il passaggio è regolato dallo sfintere esofageo inferiore, una valvola che si apre al passaggio del cibo, durante l’eruttazione e il vomito. La sua chiusura impedisce la risalita verso l’alto dei succhi acidi presenti nello stomaco. Il reflusso gastroesofageo si verifica quando lo sfintere si rilascia in un momento non opportuno, permettendo al contenuto gastrico (acido) di risalire, irritando le mucose. Questa situazione diventa patologica quando il reflusso si verifica troppo spesso o quando il contenuto gastrico è eccessivamente acido. La soluzione acida che risale nell’esofago provoca infiammazione e irritazione. I sintomi possono talvolta comprendere raucedine, bruciore di stomaco, irritazione, nausea, tosse, respiro sibilante ed erosione dello smalto dei denti. Riuscire a comprendere qual è la radice del problema è sicuramente il primo passo da compiere, per poter intervenire in maniera appropriata. Sappiamo, ad esempio, che le persone in sovrappeso e gli anziani sono i più colpiti da questo disturbo. Il grasso addominale, infatti, interferisce con la funzione dell’esofago e dello sfintere esofageo, la cui azione, inoltre, si indebolisce con l’età. Esistono anche molte abitudini o cibi particolari che causano un rilassamento dello sfintere, compreso il consumo di cioccolato, la nicotina, il caffè e i cibi grassi e piccanti. Come intervenire? Ecco alcuni rimedi naturali per alleviare e limitare i disturbi derivanti dal reflusso gastroesofageo. 1. Perdere peso, in caso di obesità. Perdere il 10% del grasso corporeo può migliorare i sintomi del reflusso gastrico. Questo perché l’aumento della pressione intraddominale, premendo contro le pareti dello stomaco, favorisce la risalita del contenuto gastrico. 2. Iniziare una dieta anti-reflusso, evitando i cibi che contribuiscono ad aumentare il disturbo. Parliamo naturalmente di cibi grassi, ma anche cibi iperproteici o iperlipidici e bevande alcoliche. Oltre naturalmente ad alimenti piccanti, spezie, pomodoro, cioccolato, zuppe o minestre dense e cremose, cibo da fast food. 3. Ridurre il volume dei pasti 4. Mangiare mandorle. Le mandorle sono un alimento alcalino che può bilanciare il pH, inoltre, sono una buona fonte di calcio. Masticare qualche mandorla vi aiuterà a contrastare il reflusso. È importante masticare molto bene e a lungo, per avere un rapido sollievo dai sintomi. 5. Assumere gel di aloe vera. L’aloe protegge lo stomaco e ha un’azione cicatrizzante. In caso di reflusso gastrico è molto importante assumere prodotti che contengono il gel e non il succo che, al contrario, può accentuare i sintomi. 6. Sciogliere un cucchiaio di bicarbonato in mezzo bicchiere d’acqua. Non è molto gustoso, ma è efficace per lenire momentaneamente i sintomi. 7. Assumere 1 o 2 cucchiaini al giorno di aceto di sidro di mele. Molte persone credono erroneamente tutto il reflusso acido e indigestione è causata da una sovrapproduzione di acido. L’ultima ricerca mostra che in realtà è il contrario per molte persone: c’è troppo poco acido prodotto per digerire adeguatamente il cibo mangiato. L’aceto di mele, quindi, aiuterebbe il nostro intestino a lavorare meglio. Può essere assunto, diluito nell’acqua, e bevuto a piccoli sorsi durante i pasti. (Fonte: AMbienteBio)

 24/06/2014   Renal nerve denervation unraveled. Is the dream over?   Renal nerve denervation is a technique that was first described in the last few years as a tool to control blood pressure in resistant hypertensive patients especially. Although several studies have shown most encouraging results, a recent publication pointed out that it may not be better than best medical therapy at least in the experimental conditions of that study. Both researchers as clinicians are setting up a set of arguments to explain the results and reflect on the future of this innovative technique. Background Resistant hypertension has been the focus of interest in the last few years due to renal nerve denervation (RND) that set forth as a miracle solution to correct it. Resistant Hypertension is most often defined as blood pressure remaining above 140/90 mm Hg even after treatment with three antihypertensive drugs including a diuretic has been administered. The term “resistant” indicates that the clinician does not find any way to control such blood pressure; however, is it really resistant? Have all possible means to decrease blood pressure adequately been used? I - Management of resistant hypertension Several steps need to be checked before deciding that blood pressure is indeed resistant. First and foremost, all regular examinations are to be done as you would with every hypertensive patient obviously. Once that is done, compliance to drug treatment should be verified by all means (plasma or urine levels of drug; use of pill box; active control by family members or nurses…). In cases where compliance is good, a test treatment with spironolactone should be run as many of these patient react quite well on this old therapy (1). Home or ambulatory blood pressure should also be performed because a number of these patients have some type of white coat hypertension - showing much lower blood pressure values in regular life conditions. It is only after all of these steps have been taken, that one can conclude to a case “resistant hypertension”. II - The reality of resistance and Renal Nerve Denervation In fact, once all steps are taken, many of those “resistant” hypertensives, turn out to actually much be less resistant than anticipated: many patients do not take their drugs as they are prescribed, some clearly have lower ambulatory pressures and quite a large number of them react well to treatment with spironolactone. No doubt, however: a minority's hypertnesion remains truly too high and one does not need to be a high-level expert to realise that these patients are at risk. For those patients, Renal Nerve Denervation has been offered as a solution. The brilliant idea originated from the group headed up by Professor Esler in Australia (2) - it was immediately viewed as extremely appealing. The technique consists in interrupting the nerves around the renal arteries on both sides delivering Laser through a specially devised catheter introduced in the renal artery much in the same way as what is done in renal artery angiography. That it does interrupt all sympathetic nerve traffic through these nerves is proven from catecholamine output checks on the renal veins; that it works is illustrated by manifest blood pressure decreases in this type of patient who failed to respond to all measures described above, largely resistant to all other type of treatment. The first Studies (Simplicity 1 and 2) In Simplicity 1 (3), positive results were given already. A decrease of around 15 mm Hg systolic and 10 mm Hg diastolic was obtained quite soon after the procedure. Remarkably, such decreases were maintained and even amplified after 6 or 9 months. Still, the numbers were too small to consider the results conclusive; therefore, Simplicity 2 (2) was put together and yielded quite similar positive results on many more patients followed over a longer time. Meanwhile, many hypertension centres all over the world published their own first results which in general were quite positive in the majority of patients. These studies were assembled into a large Simplicity Registry (4). While these clinical studies were running, very interesting research was carried out to unravel the mechanisms of the blood pressure decrease. It was found that blood pressure decrease not only was due to interruption of efferent sympathetic nerve activity to the kidney but also owed to the interruption of afferent nerve activity; such afferent nerve traffic travels through the same route in opposite direction to the sympathetic nervous centres in the brain and exerts a continuous stimulation of these centres. Renal nerve denervation interrupts this stimulation leading to blood pressure decrease. This system is very similar to the afferent nerve stimuli produced by muscle afferents during static muscle exercise (5). These two initial studies (Simplicity 1 and 2) sent an extremely promising signal to clinicians eager to find a solution for their resistant hypertensive patients. However, clinical thinking lead to the realisation of the necessity of including higher numbers of patients, longer follow up and essentially, strict comparison to controls. This was examined in a third study (Simplicity 3). Simplicity 3 Simplicity 3 (6) was set up to answer the most strict scientific questions regarding the results of the procedure compared to best medical antihypertensive treatment alone; patients were divided in a “control” group where a sham procedure was performed (renal arteriography), compared to the “active” group in whom RDN was performed; in both groups, best medical treatment was carefully followed up. Also, ambulatory blood pressure was recorded on a routine basis. Results were surprising. The blood pressure decrease obtained in these strict conditions by RND was not significantly different from blood pressure decrease obtained from best medical treatment. How to explain these disappointing results after the many positive studies published in highly ranked journals? A series of possible explanations has been proposed. First, due to necessity of enrolling many centres, physicians performing RND were still in their teaching phase; as a consequence, denervation may have been incomplete compared to what had been realised previously in centres with high expertise. The fact that blood pressure decrease in the RDN group from Simplicity 3 was smaller than in previous studies might be explained by this “incomplete” denervation. Still, it should be said that all participating centres had gone through a training period and thus, were supposedly keen enough to perform the procedure carefully. Moreover, the technique is not very complex. Another explanation might be the definition of patients included in the study. Were they really resistant? As said above, a number of patients are claimed to be resistant while they in fact are not so. A quite plausible point also is that compliance to medical therapy was far better in this study compared to all previous studies; that could lead to the surprisingly large response in the control group in the present study receiving “best medical treatment” alone. Such experience is quite common: the better a study is controlled and followed up, the better attention is given to all practical aspects such as compliance to drug intake. No doubt, further studies are absolutely needed. III - Should we forget about renal denervation? Certainly not. One can hardly ignore the many studies performed in centres with high expertise showing, maybe in another type of patients or other conditions, that RND indeed seems capable of decreasing blood pressure. Results of Simplicity 3 have come over as “negative” but we should be careful to conclude that RND is not active; the data could be due to the balance between a relatively smaller blood response to nerve denervation in the “active” group and a surprisingly large response in the control group. As said above, we should look for further studies before throwing away a completely new tool to control blood pressure which is, by definition, most welcome. This is particular important in light of the results on blood pressure control in treated hypertensive patients worldwide. There is good evidence that goal pressure in patients treated with antihypertensive drugs is not reached in at least 50 % of patients; further studies have to be organised to see whether renal nerve denervation can be of help to improve such a figure. If so, it would be a major step forward. Also from scientific point of view, the technique has given us new insights in blood pressure regulation, the function of the sympathetic system and the role of afferent and efferent renal nerves. Simplicity also has taught us once again how critical one needs to remain toward the results of clinical studies. In drug studies, we all have experienced several times that a drug seeming to have an excellent effect, loses that effect as soon as properly compared to a control. Conclusion Hopefully, investigators will not be discouraged by the results of Simplicity 3 and will continue furthering their research by defining for what patients RND would help to control blood pressure and how to define completeness of the denervation. However, the study has again reminded us the problem of the issue of compliance to antihypertensive therapy which, together with physicians’ inertia, is one of the major reasons why we do not get better figures on blood pressure control in the population. Notes to editor Renal denervation unraveled. Is the dream over? D.L.Clement Ghent University Hospital Belgium Author's disclosures: None declared. See previous e-journal article describing technique here. References 1 - Effect of spironolactone on systemic blood pressure, limb blood flow and response to sympathetic stimulation in hypertensive patients. Clement D. Eur J Clin Pharmacol. 1982;21(4):263-7. 2 - Esler, M. D. et al. Renal sympathetic denervation in patients with treatment resistant hypertension (the Symplicity HTN 2 trial): a randomised controlled trial. Lancet 2010:376, 1903–1909 3 - Catheter-based renal sympathetic denervation for resistant hypertension: durability of blood pressure reduction out to 24 months. Krum, H. for the Symplicity, HTN 1 Investigators. Hypertension 2011: 57,911–917. 4 - Reduction in office blood pressure after renal denervation in a large real world patient population with uncontrolled hypertension: interim results from the global SYMPLICITY registry. Mahfoud, F. et al. Presented at the 2014 ACC Scientific Sessions. 5 - Role of muscular contraction in the reflex vascular responses to stimulation of muscle afferents in the dog. Clement DL, Pelletier CL, Shepherd JT. Circulation Research. 1973 Oct;33(4):386-92. 6. A controlled trial of renal denervation for resistant hypertension. Bhatt, D. L. et al. New England. J. Med. 2014: 370, 1393–1401. An article from the e-journal of the ESC Council for Cardiology Practice The content of this article reflects the personal opinion of the author/s and is not necessarily the official position of the European Society of Cardiology.

 16/06/2014   Interleukin-18 mediates interleukin-1-induced cardiac dysfunction.   Patients with heart failure (HF) have enhanced systemic IL-1 activity, and, in the experimental mouse model, IL-1 induces left ventricular (LV) systolic dysfunction. Whether the effects of IL-1 are direct or mediated by an inducible cytokine, such as IL-18, is unknown. Recombinant human IL-18-binding protein (IL-18BP) or an IL-18-blocking antibody (IL-18AB) was used to neutralize endogenous IL-18 after challenge with the plasma of patients with HF or with recombinant murine IL-1ß in adult male mice. Plasma levels of IL-18 and IL-6 (a key mediator of IL-1-induced systemic effects) and LV fractional shortening were measured in mice sedated with pentobarbital sodium (30-50 mg/kg). Mice with genetic deletion of IL-18 or IL-18 receptors were compared with matching wild-type mice. A group of mice received murine IL-18 to evaluate the effects on LV fractional shortening. Plasma from HF patients and IL-1ß induced LV systolic dysfunction that was prevented by pretreatment with IL-18AB or IL-18BP. IL-1ß failed to induce LV systolic dysfunction in mice with genetic deletion of IL-18 signaling. IL-1ß induced a significant increase in plasma IL-18 and IL-6 levels. Genetic or pharmacological inhibition of IL-18 signaling failed to block the induction of IL-6 by IL-1ß. In conclusion, IL-1 induces a release of active IL-18 in the mouse that mediates the LV systolic dysfunction but not the induction of IL-6. IL-18 blockade may therefore represent a novel and more targeted therapeutic approach to treat HF. Am J Physiol Heart Circ Physiol 2014 306(7):H1025-31

 18/05/2014   Colesterolo alto: quali alimenti ci aiutano a combatterlo   Il colesterolo è una molecola che riveste un ruolo molto importante nel nostro organismo. È prodotta per la maggior parte per biosintesi autonoma e solo in piccola parte è introdotta nel nostro corpo attraverso l’alimentazione. La maggior parte del metabolismo del colesterolo avviene nel fegato e il suo contenuto nell’organismo umano è di circa 150 grammi. Il ruolo di questa molecola è molto importante: è coinvolta nel processo di digestione, grazie alla formazione della bile; concorre alla produzione di vitamina D; favorisce la costruzione delle pareti cellulari, in particolare di quelle del sistema nervoso, e consente la formazione di ormoni come il testosterone e gli estrogeni. Esiste però una differenziazione molto importante da fare quando parliamo di colesterolo. Comunemente, infatti, se ne distinguono due tipi: il colesterolo LDL, detto “cattivo”, e il colesterolo HDL, detto “buono”. Il primo si deposita nelle pareti delle arterie, aumentando i fattori di rischio di arteriosclerosi e malattie cardiovascolari (infarti e ictus); il secondo, invece, è garanzia di protezione perché rimuove il colesterolo dalle pareti dei favi, trasportandolo al fegato. La positività del colesterolo è legata naturalmente alla concentrazione nel sangue. Superate alcune soglie, infatti, possono verificarsi fenomeni pericolosi, come ictus e infarti, determinati dalla creazione di “placche” che bloccano il normale flusso sanguigno all’interno dei vasi. In questo contesto, un’importante azione di controllo dei livelli di colesterolo è svolta dall’alimentazione. È necessario in questo senso privilegiare il consumo di verdura, cereali e legumi che contribuiscono a fornire le vitamine e gli antiossidanti necessari per ridurre il rischio cardiovascolare globale. Anche le fibre vegetali sono molto importanti, perché riducono l’assorbimento intestinale del colesterolo, e privilegiare il consumo di cereali integrali. Vediamo quindi insieme quali sono i cibi che possono aiutarci a controllare e ridurre i livelli di colesterolo “cattivo” nel sangue. Frutta e verdura sono gli alimenti da mettere al primo posto per controllare i livelli di colesterolo nel sangue. È importante inserire nella propria alimentazione le disponibilità stagionali. Particolarmente utili fragole e kiwi, ma anche aglio e cipolle. Frutta secca. La frutta secca, e in particolare noci, pistacchi e uva passa, sono un ottimo aiuto naturale per combattere gli eccessi di colesterolo nel sangue. Bastano 28 grammi al giorno, non di più, per diminuire il colesterolo cattivo e il rischio di occlusione dei vasi sanguigni. I pistacchi, in particolare, combattono l’infiammazione, proteggono i vasi sanguigni e diminuiscono il rischio di malattie cardiache. Topinambur. Il topinambur è un bulbo di origine americana, particolarmente ricco di proprietà. Privo di glutine, è tra gli alimenti che possono essere consumati da chi soffre di celiachia o presenta particolari intolleranze alimentari. Tra le sue capacità, c’è anche quella di abbassare i livelli di zucchero e colesterolo assorbiti dall’intestino, per questo è indicato per i soggetti diabetici e per chi soffre di colesterolo alto. Legumi. Non sottovalutate mai il potere dei legumi! Secondo uno studio coordinato dal dottor John Sievenpiper della divisione di Nutrizione Clinica dell’ospedale e Risk Factor Modification Centre, mangiare 130 grammi di legumi al giorno aiuta ad abbassare significativamente i livelli di colesterolo LDL nel sangue, riducendo del 5-6% di rischio di malattie cardiovascolari. Lenticchie, fagioli, ceci e piselli hanno un Indice Glicemico (IG) molto basso perché vengono scomposti molto lentamente nel nostro organismo. Bergamotto. Conosciuto soprattutto per il suo ruolo all’interno dell’industria cosmetica, il bergamotto è uno dei cibi più potenti utili ad abbassare i livelli di colesterolo. Secondo una ricerca, condotta da un team di esperti dell’Università Magna Grecia di Catanzaro, il bergamotto può avere effetti simili a quelli delle statine nel controllare il colesterolo LDL, senza tuttavia gli effetti collaterali dei noti farmaci tradizionali. Gli enzimi dell’agrume non solo hanno dimostrato di essere ugualmente efficaci nel ridurre i livelli di colesterolo LDL, ma hanno anche aumentato quelli dell’HDL, definito “buono”. Infine, non dimentichiamo tutti quegli alimenti che contengono acidi grassi salutari come gli Omega-3 e gli Omega-6. Tra questi, oltre la frutta secca, abbiamo l’olio d’oliva e il pesce azzurro. Oltre a questi alimenti, possono venire in nostro aiuto anche delle sane abitudini e altri rimedi naturali, come il Pur-Erh, una varietà meno nota di tè cinese, definito tè rosso, utile a ridurre i valori di colesterolo cattivo e trigliceridi e la caigua, una pianta ricca di nutrienti impiegata tradizionalmente nel diabete, nei disturbi cardiovascolari e per eliminare i grassi in eccesso. Chi ha problemi di colesterolo alto dovrebbe ricordare che è importante: • non fumare, perché il fumo abbassa i livelli di colesterolo buono e danneggia le arterie; • praticare attività fisica; • eliminare i chili in eccesso; • evitare i grassi trans che abbondano nei prodotti da forno: cracker, grissini, biscotti, merendine e i grassi saturi di origine animale come carne, insaccati e formaggi. • controllare la presenza di eventuali patologie coesistenti, come ipertensione arteriosa e diabete mellito QUALI SONO I CIBI CHE CONTROLLANO IL COLESTEROLO Mantenere i livelli di colesterolo entro i valori di sicurezza è uno dei modi per ridurre statisticamente il rischio di sofferenze cardiache e attacchi. Per migliorare il livello del colesterolo LDL (ovvero quello considerato cattivo che causa un ostruzione delle arterie) è sufficiente fare attenzione alla dieta. Per abbassare i valori del colesterolo LDL è necessario fare periodicamente dei controlli, evitare di fumare e praticare attività fisica anche leggera. Per quanto riguarda l’alimentazione è indispensabile adottare una dieta variata. 1. Mangiare frutta secca ogni giorno aiuterà a “ripulire” il colesterolo. 2. Eliminare gli insaccati, specialmente la carne di maiale, ed evitare l’utilizzo di burro e panna. 3. Limitare il consumo di carni rosse sostituendole con carni bianche o pesce. 4. Eliminare dalla propria tavola i cibi fritti, sostituendoli con cibi cotti alla griglia o al vapore. 5. Mangiare cibi integrali e ricchi di fibre (pane di grano integrale, farina di avena, legumi e verdure), questi hanno la capacità di assorbire i grassi. 6. Consumare grandi quantità di spinaci, perché sono in grado di ripulire il sangue dal colesterolo. 7. Mangiare uno spicchio di aglio al giorno aiuta ad abbassare la pressione, il colesterolo e va a migliorare l’elasticità delle arterie rendendole più resistenti alle placche del colesterolo. 8. L’olio d’oliva regola il colesterolo e protegge contro le malattie cardiache. 9. Le fibre del carciofo sono resistenti all’azione di enzimi e sono in grado di diminuire i livelli di colesterolo e trigliceridi, riducendo il rischio di obesità e diabete, fattori di rischio per la salute del cuore.

 16/05/2014   10 e più alimenti che aiutano a fluidificare il sangue   Un cambiamento nello stile di vita, che include cibi ricchi di proprietà utili alla fluidificazione del sangue è il modo migliore per evitare problematiche legate alla circolazione e a coaguli del sangue.Utile sia per chi abbia già avuto precedenti problemi sia per chi non ne ha mai avuti. Il coagulo di sangue più grave è l’embolia, che può avere conseguenze fatali. Le embolie possono verificarsi nei vasi sanguigni o arterie, possono esistere ad esempio embolie al cervello che provocano danni cerebrali, come anche embolie coronariche con attacchi cardiaci. Diversi fattori possono portare alla coagulazione del sangue. Genetica e condizioni mediche possono giocare un ruolo nello sviluppo di coaguli di sangue. Ma una dieta controllata e sana ci può aiutare enormemente. È importante impostare una dieta che include un equilibrio di nutrienti e antiossidanti per prevenire la coagulazione. Una persona che mangia alimenti ricchi in colesterolo e grassi saturi si mette ad alto rischio di malattie cardiache. Le spezie giocano un ruolo importante nell’aiutare la fluidificazione del sangue, il peperoncino, lo zenzero, il peperoncino di Cayenna, il Curry dovrebbero essere integrati abitualmente nella nostra alimentazione. I medici, per ridurre il rischio di coaguli interni, consigliano di prendere l’aspirina. Secondo il National Institutes of Health, i composti dell’aspirina responsabili della riduzione del rischio di coagulazione del sangue sono i salicilati. I salicilati però non sono contenuti soltanto nell’aspirina, essi infatti si trovano anche in diverse varietà di frutta e verdura. Tra i vegetali con il più alto livello salicilico abbiamo: arance, mandarini, albicocche, prugne, ananas, more, ribes nero, mirtilli, uva, lamponi, fragole, peperoncino, olive, pomodori, cicoria e ravanelli. Tra gli altri alimenti troviamo il miele, il tè verde e il tè nero. L’aspirina inibisce la produzione di trombossano, un composto che favorisce l’aggregazione delle piastrine. Il trombossano può essere ostacolato allo stesso modo da sostanze che si trovano naturalmente nell’aglio, ovvero l’ajoene e l’adenosina, quest’ultima molto diffusa anche nelle cipolle. Le cipolle inoltre evitano l’accumulo di lipidi nel sangue, altro aspetto che può promuovere la coagulazione. La mela contiene un composto denominato rutina, un glicoside flavonoico che agisce come anticoagulante sia nelle vene sia nelle arterie. La rutina, nota anche come quercetina-3-rutinoside o vitamina P, non interviene direttamente sul coagulo di sangue bensì su una classe di enzimi chiamati disolfuro isomerasi che vengono rapidamente rilasciati dalle cellule quando il sangue si coagula all’interno dei vasi. In questo modo si inibisce efficacemente sia l’accumulo piastrinico sia la produzione di fibrina. La rutina non si trova solamente nelle mele ma anche nelle arance, nei pompelmi, nei limoni, nel grano saraceno, nel tè, nel vino rosso, nella menta piperita e nelle cipolle. Il natto è un alimento a base di soia appartenente alla tradizione culinaria giapponese. Possiede un forte odore pungente e ha un aspetto decisamente viscido, ma aldilà delle apparenze è un cibo straordinariamente ricco di proprietà e benefici, soprattutto per l’intestino dato che contiene un elevato livello di probiotici. Oltre a ciò, all’interno del natto troviamo un enzima chiamato nattokinase, sostanza capace di ridurre la formazione di coaguli di sangue e di sciogliere quelli che si sono già formati. Il nattokinase interviene sulla fibrina, la proteina principalmente coinvolta nella coagulazione del sangue. Il natto inoltre fornisce un buon apporto di vitamina K2, essenziale per una corretta coagulazione, oltre che per la salute delle ossa e per la prevenzione dell’osteoporosi. Gli acidi grassi omega-3 agiscono riducendo il contenuto di colesterolo e stimolando il rilascio di enzimi per fluidificare il sangue. Gli omega 3 sono presenti oltre che nei pesci grassi come il salmone e lo sgombro, aringhe, sardine, tonno, anche in vegetali come i cavoletti di Bruxelles, i cavoli, gli spinaci, la frutta secca, i semi di lino, i semi di chia, e l’olio di semi di lino. Un importante scoperta è stata effettuata sui semi di pomodoro come alternativa all’aspirina, un gel prelevato dai semi che risulta essere capace di rendere più fluido il sangue, evitare coaguli e trombi, tanto da indurre i ricercatori del Rowett Institute di Aberdeen, in Scozia, a creare un estratto da bere ogni giorno, simile ad un succo di frutta. La sperimentazione dell`alimento funzionale ha confermato le proprietà benefiche dei semi di pomodoro. Il gel, che è incolore e inodore, può essere aggiunto ai cibi senza alternarne le caratteristiche. Gli effetti sono sul cuore: le autorità sanitarie europee hanno certificato che l`ingrediente migliora la fluidità del sangue e ha approvato l`indicazione terapeutica sulle confezioni. Si beve una volta al giorno, anche in aggiunta ad altri piatti, e durante i test di laboratorio i ricercatori hanno visto il sangue fluidificarsi in 3 ore con risultati che possono durare fino a 18 ore. (Fonte: AmbienteBio)

 15/05/2014   Contrastare la pressione alta con l’anguria   Contiene pochissime calorie, è dolce, dissetante e fa bene alla salute. Stiamo parlando dell’anguria. Questo alimento dall’acceso colore rosso è ricco di carotenoidi, utili antiossidanti che sono conosciuti per le loro proprietà antitumorali, cardiovascolari, cutanee, e di potenziamento del sistema immunitario. Secondo una serie di studi condotti da alcuni ricercatori della Florida State University Usa e guidati da Bahram Arjmandi, l’anguria potrebbe essere in grado di contrastare anche la preipertensione, una delle patologie che precedono l`insorgenza delle malattie cardiovascolari. Gli studi sono due, entrambi pubblicati sulla rivista American Journal of Hypertension. Nel primo, risalente al 2010, i ricercatori hanno somministrato a un piccolo gruppo di 9 persone, 4 uomini e 5 donne in post menopausa (con un’età compresa tra 51 e 57 anni), 6 grammi di estratto di L-citrullina per sei settimane. Dagli esami condotti, è stato rilevato un miglioramento della funzione delle arterie e, di conseguenza, l`abbassamento della pressione aortica in tutti e 9 i soggetti. Nel secondo, più recente, i ricercatori hanno coinvolto 14 adulti (11 donne e 3 uomini, con un’età media di 58 anni) affetti da preipertensione o ipertensione di stadio 1. I soggetti sono stati monitorati per 12 settimane. Nelle prime sei settimane, a metà di loro è stato somministrato dell’estratto di cocomero, contenente 4 grammi di aminoacido L-citrullina e 2 gr. di L-arginina. Gli altri soggetti hanno invece ricevuto un placebo. Trascorso il primo periodo di osservazione, i due gruppi sono stati invertiti e ai primi è stato somministrato il placebo, mentre al secondo gruppo il rimedio a base di estratti di cocomero. Dai risultati registrati durante il periodo di controllo, i ricercatori sono giunti alla conclusione che gli effetti benefici associati al cocomero favorirebbero un minore stress cardiaco e quindi un minor rischio di infarto e di altre malattie cardiovascolari. Il merito di questa particolare proprietà del cocomero sembra sia attribuibile a una sostanza in esso contenuta: la L-citrullina che ha appunto la capacità di favorire un maggiore controllo della pressione. Spiega Arturo Figueroa, uno dei ricercatori che ha partecipato a entrambi gli studi: “L`anguria è la più ricca fonte alimentare naturale di L-citrullina ed è molto simile alla L-arginina, l`aminoacido necessario per la formazione di ossido nitrico a sua volta essenziale per la regolazione dell`elasticità delle pareti delle arterie e, di conseguenza, della pressione arteriosa”. La L-citrullina, infatti, una volta entrata in circolo nell’organismo viene convertita in L-arginina. L’anguria potrebbe diventare una soluzione alternativa per tutti quei soggetti che hanno bisogno di supplementi dietetici di L-arginina per la loro preipertensione. Supplementi che, al momento, possono provocare nausea, disturbi del tratto gastrointestinale e diarrea mentre l`anguria, stando ai risultati dei diversi studi analizzati, sembrerebbe essere ben tollerata. (Fonte: AmbienteBio)

 30/04/2014   Gli antibiotici regalati dalla natura   Prevenire, si sa, è sempre meglio che curare, e allora iniziare già da ora a consumare tisane calde a base di echinacea o a condire le nostre insalate con aglio spremuto, non ci sembra una cattiva idea… Aglio I soldati romani usavano consumare enormi quantità di aglio in quanto lo ritenevano in grado di depurare e fortificare il corpo. Il bulbo dell’aglio contiene circa 400 differenti componenti curative dell’organismo umano: oligoelementi e sali minerali, vitamina A, B1, B2, PP e C. Le sue proprietà più importanti dipendono da un’essenza solfurea presente nel bulbo, il cui principio attivo prende il nome di allicina e che possiede un forte potere antisettico. I bulbi freschi di aglio contengono dallo 0,1 allo 0,4% di olio essenziale ricco di altri composti dello zolfo e sostanze ormonali. L’aglio è un efficace antisettico e battericida, distrugge i microbi e i batteri e ne impedisce la proliferazione. Piccola nota: affinché mantenga inalterate le proprietà curative ed espleti i propri benefici sull’organismo umano, deve essere consumato crudo. Alga Spirulina Una delle alghe più conosciute, l’alga Spirulina contiene ingenti quantità di ferro, calcio, fosforo, zinco, magnesio e potassio. Contiene vitamina A e molti amminoacidi (arginina, alanina, acido glutammico, lisina, leucina, fenilalanina, valina). Grazie a queste sue proprietà, protegge il sistema immunitario: l’uso consigliato è di 1-2 cucchiaini da caffè al giorno, oppure 3-6 compresse al dì. Argento colloidale L’argento si trova naturalmente nel terreno come minerale-traccia ed è uno degli elementi essenziali richiesti dalle piante, dagli animali e dall’uomo. L’argento colloidale può essere collegato con l’appropriato funzionamento delle naturali difese del corpo e che le persone con un insufficiente apporto di argento nella dieta possono essere predisposte alle malattie. Studi di laboratorio hanno stabilito che il vero argento colloidale è fortemente efficace contro le infezioni e per eliminare vari microbi, virus, funghi, ecc. Donne in gravidanza o persone allergiche ai minerali-traccia dovrebbero consultare un medico prima di assumere il prodotto. Curcuma La curcuma, anche detta lo Zafferano delle Indie, è una spezia indiana che si ricava dalla Curcuma longa, una radice che vive e vegeta nell’Asia sud orientale. È il rizoma, di colore giallo-arancio, la parte della curcuma longa più interessante per l’uomo. Le sue proprietà sono, infatti, molteplici: protettrice del fegato, stimolante delle vie biliari, antiossidante, ha proprietà antibatteriche, è un potente antivirale, antifiammatoria, antifungina, cardio protettiva, compie un’azione ipocolesterolemizzante, fluidificante del sangue e digestiva. si impiega nella medicina Ayurvedica come depurativo generale, come rimedio digestivo, in presenza di febbre, infezioni, dissenteria, artrite, itterizia e vari disturbi epatici. La medicina cinese impiega la curcuma per problemi epatici e alla cistifellea, per le emorragie, per le congestioni al petto e i disturbi mestruali, nelle flatulenze, nel sangue delle urine, nel mal di denti, nelle contusioni e ulcerazioni. Echinacea Con il termine echinacea vengono indicate le radici, il rizoma e le parti aeree di alcune piante originarie delle zone temperate del Nord America. Ha proprietà immunostimolanti, caratteristica imputabile sia all’effetto generale immunostimolante, sia alla sua capacità di inibire l’enzima ialuronidasi che degrada l’acido ialuronico nei suoi costituenti fondamentali. In erboristeria e nei negozi di alimentazione naturale sono in vendita ottime tisane. Da berne una tazza al giorno per tutto il periodo autunnale e invernale. Estratto di foglie di olivo L’estratto di foglie d’olivo è efficace contro i microbi-batteri, virus, funghi e parassiti: debella pertanto anche quello dell’influenza. Aumenta l’elasticità delle arterie, migliora la circolazione del sangue, riduce la pressione alta e previene lo sviluppo di altre forme di malattie del cuore. Sollievo di infiammazioni dovute all’artrite, specialmente all’artrite reumatoide. Miglioramento dei sintomi della sindrome da fatica cronica e disturbi correlati. Ottimo per combattere la produzione di radicali liberi. Estratto di semi di pompelmo Antibiotico naturale, l’estratto di semi di pompelmo debella più di 800 ceppi di batteri. È un potente antibatterico, antivirale e antiputrefattivo. Interviene nelle malattie di raffreddamento, nei disturbi del tratto gastrointestinale, nelle candide, nelle allergie, nelle stipsi più ostinate. I ricercatori dell’Università di S. Paolo (Brasile) hanno appurato che “nella disinfezione della pelle ha una efficacia pari al 100% rispetto al 72% dell’alcol etilico”. Olio essenziale di origano L’origano contiene potassio, calcio, sodio fosforo magnesio zinco e ferro, oltre che a vitamina A, riboflavina, Tiamina, Niacina, Acido folico (vitamine del gruppo B), in quantità minori le vitamine del gruppo C, D, E e K. Il principio attivo responsabile delle sue proprietà curative è il timolo, un fenolo antisettico e vermifugo. L’olio essenziale è indicato per il trattamento di alcune infiammazioni batteriche e compie la medesima azione degli antibiotici di sintesi. Ci raccomandiamo di non prolungarne comunque mai l’uso senza prima aver consultato un medico competente (Fonte:AMbiente Bio)

 26/04/2014   Nuove linee guida ACC-AHA per la gestione del colesterolo: forse stiamo esagerando?   Le linee guida dell'American College of Cardiology e dell'American Heart Association (ACC - AHA) del 2013 per il trattamento del colesterolo hanno esteso le indicazioni della terapia con le statine per la prevenzione delle malattie cardiovascolari. Utilizzando i dati delle Salute e Nutrition Examination Surveys nazionali del 2005 al 2010, in questo lavoro gli Autori hanno stimato il numero, e riassunto il profilo di rischio, delle persone per le quali la terapia con statine dovrebbe essere consigliata (cioè le persone aventi diritto) secondo le nuove linee guida ACC- AHA, rispetto alle linee guida del Treatment Panel Terza età (ATP III) del National Cholesterol Education Program , ed estrapolato i risultati in una popolazione di 115.400.000 adulti statunitensi di età compresa tra 40 e 75 anni tra. Dai risultati è emerso che rispetto alle linee guida ATP - III , le nuove linee guida dovrebbero aumentare il numero di adulti statunitensi che ricevono o eleggibili per la terapia con statine da 43,2 milioni (37,5%) a 56,0 milioni (48,6%). La maggior parte di questo aumento (10,4 milioni dei 12,8 milioni) si sarebbe verificato tra gli adulti senza malattia cardiovascolare. Tra gli adulti di età compresa tra 60 e 75 anni senza malattia cardiovascolare che non stanno ricevendo la terapia con statine la percentuale che potrebbe beneficiare di tale terapia dovrebbe aumentare dal 30,4% al 87,4% tra gli uomini e dal 21,2% al 53,6% tra le donne. Questo effetto potrebbe essere guidato in gran parte da un aumento del numero di adulti che sarebbero classificati esclusivamente sulla base del loro rischio a 10 anni di un evento cardiovascolare. Rispetto alle linee guida ATP - III, le nuove linee guida consiglierebbero la terapia con statine per più adulti per i quali ci si aspetterebbe di avere futuri eventi cardiovascolari (maggiore sensibilità), ma dovrebbe includere anche molti adulti che non avrebbero gli eventi futuri (specificità inferiore). In conclusione l’applicazione delle nuove linee guida ACC - AHA per la gestione del colesterolo aumenterebbe il numero di adulti che sarebbero eleggibili per la terapia con statine di 12,8 milioni, con un aumento soprattutto tra gli adulti più anziani senza malattia cardiovascolare (Fonte:Cardiolink. N Engl J Med 2014; 370:1422-1431April 10, 2014DOI: 10.1056/NEJMoa1315665).

 14/04/2014   Miele di Manuka per curare le ferite e uccidere le cellule tumorali   Il miele, oltre a essere un prodotto molto buono, è anche un prezioso aiuto per la nostra salute. Abbiamo visto, ad esempio, che è usato come antibiotico naturale e che, secondo alcuni, può persino aiutare a dimagrire. Tra tutte le diverse tipologie di miele, però, ne esiste una in particolare a cui vengono attribuite diverse virtù. Il miele di manuka è considerato alla stregua di un medicinale naturale, in virtù delle sue spiccate proprietà antibatteriche, dovute in particolare a un suo principio attivo chiamato metilgliossale (o MGO o methylglyoxal). Il miele di manuka è raccolto dalla pianta omonima che cresce allo stato selvatico in Nuova Zelanda. Sembra che questo prodotto fosse utilizzato dai popoli antichi, in tempi remoti, come cibo e nel trattamento locale di ferite, ulcere, bruciature e scottature. Tutti i prodotti che provengono dagli alveari, come i propoli, il polline, la pappa reale, il miele, hanno, chi più chi meno, caratteristiche benefiche per il nostro organismo. Nel miele, ad esempio, è contenuto un particolare enzima, chiamato glucosio-ossidasi, che produce perossido di idrogeno e che funge da disinfettante e antibatterico. Questo fattore lo rende un rimedio utile a curare le ferite. In particolare, uno studio condotto in Nuova Zelanda e pubblicato nel 2006 su International Journal of Lower Extremity Wounds, ha concluso che il miele accelera la guarigione delle infezioni, incrementa la velocità di cicatrizzazione e promuove la crescita di nuovo tessuto. Nel miele di Manuka si troverebbe una maggiore concentrazione di queste sostanze. Con un’azione simile a quella di una pomata antibiotica, quindi, questo particolare tipo di miele promuoverebbe la guarigione delle ferite, riducendo il rischio di infezioni. Questo perché le sostanze presenti al suo interno sarebbero capaci di sciogliere le proteine che permettono all’infezione di crescere, impedendo ai batteri di riprodursi. Al di là della semplice azione antisettica dovuta al perossido di idrogeno, questo miele neozelandese contiene ulteriori sostanze antibatteriche in quantità elevate. La sua attività antibiotica, infatti, sarebbe accentuata dalla combinazione del metilglossale e di altre sostanze sinergiche che ne incrementerebbero l’efficacia. Sembra, inoltre, che nel miele di manuka siano presenti quantità più elevate di glucosio-ossidasi. Il metilglossale in esso contenuto avrebbe la capacità di aiutare a prevenire alcune infezioni incluse quelle causate da: Streptococco, E. Coli, MRSA e molte altre potenzialmente pericolose. Lo zucchero sembra sia un altro elemento importante in esso contenuto. In alti livelli di zucchero, i batteri non possono riprodursi. Quando lo zucchero e l’acqua si combinano nel miele di manuka, quindi, si impedisce ai batteri di crescere. Sembra, però, che non tutto il miele di manuka presenti quantità significative di MGO. Quello che ne contiene maggiormente viene denominato “miele di manuka attivo” o “miele di manuka UMF” (Unique Manuka Factor) e riporta in etichetta la quantità di MGO che contiene, per distinguerlo dal miele che non ha queste proprietà. Un nuovo studio, pubblicato sulla rivista Plos One e ripreso da La Stampa, ha dimostrato come il miele di Manuka sia attivo contro tre diversi tipi di cellule tumorali già a basse dosi (circa lo 0,6%) fermandone le crescita. Non solo, questo prodotto avrebbe inoltre il potere di ridurre gli effetti tossici collaterali associati al trattamento con chemioterapia. I risultati dello studio durato 5 anni hanno dimostrato, in modo inconfutabile, che questo particolare tipo di miele agisce direttamente, inducendo la morte cellulare programmata nelle cellule tumorali. In conclusione, tutti i tipi di miele contengono proprietà benefiche e componenti antibatterici, tuttavia sembra che nel miele di Manuka questi componenti siano presenti in quantità più elevate. ( Fonta: ambiente Bio)

 







 

 
 



Fellow of European Society of Cardiology
 



Fellow of the Society for Cardiovascular Angiography and Interventions (SCAI)
 



Fellow American College of Chest Phyisicians
 




FELLOW GISE,Società italiana di Cardiologia Invasiva
 



Fellow ANMCO

 


 
Altre Informazioni

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Dal 1/01/2005 il sito è stato visitato 224712 volte  •  Utenti Connessi 65  • Accessi del giorno 54     Who links to my website?
   Tutti i diritti sono riservati © by Massimo Fioranelli   –  Ultima Modifica SITO effettuata il 15/04/2014
   Test Environment: Browser: IE - Monitor resolution settings: 1680x1050