Massimo Fioranelli
 
 
Mater Dei - Via A. Bertoloni, 34 - 00197 Roma - Tel. + 39 6 80220.1 - Fax +39 6 8084556 Italiano  Italiano   English  English 
24/02/2016 The Dangers of Arterial Plaque
11/01/2016 Carnosine
11/01/2016 Discordance Between Apolipoprotein B and LDL-Cholesterol in Young Adults Predicts Coronary Artery Calcification The CARDIA Study
08/01/2016 Minimum Vitamin D Dose Inadequate For Overweight African Americans
06/01/2016 Increased Vitamin C Linked To Reduced Risk Of Early Mortality
06/01/2016 Depression Higher In Men With Borderline Testosterone Levels
06/01/2016 Resveratrol, Quercetin Could Improve Safety Of Cancer Drug






 




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Il Progetto Health Phone ® ha lo scopo di tutelare la salute del cittadino, mediante un sistema di georeferenziazione ed un cardiofrequenzimetro, il Sistema Health Phone ® è in grado di effettuare chiamate immediate di pronto soccorso al 118, e di inviare dati alle persone più prossime con indicazioni di pronto intervento.
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Il Progetto Universal Guide ® propone la realizzazione di una guida universale da implementare su sistemi smart-phone o palmari. Attraverso l’integrazione di più sistemi di georeferenziazione, interna (RFID, Wi-Fi) ed esterna (GPS, Wi-Fi), la Universal Guide ® sarà in grado di guidare l’utente, anche non normodotato, attraverso il rispetto dei principi sull’accessibilità, all’interno di un museo, di un edificio pubblico, di un ospedale.
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GRAZIE
ALLA TC CORONARICA,
IL CUORE “PARLA”
Dopo 30 anni l’era della coronarografia sembra avviarsi alla sua conclusione.
E si allontana anche l’incubo delle radiazioni. Adesso c’è una tecnica, TC coronarica, disponibile anche a Roma, non invasiva, finalmente non rischiosa, molto più affidabile, in grado di scoprire quello che fino ad oggi la coronarografia non riusciva a “vedere”.
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The SYNTAX Score is a unique tool to score complexity of coronary artery disease.
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If you are healthy and without diabetes, the Reynolds Risk Score is designed to predict your risk of having a future heart attack, stroke, or other major heart disease in the next 10 years.
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Salute/ Prevenzione infarto,
nuova strategia diagnostica
Mater Dei
Roma - 8 novembre 2010

Gli esami dicono che tutto e' a posto ma poco dopo l'infarto puo' arrivare. Oggi è possibile intervenire precocemente, prima che l'infarto arrivi, grazie ad una strategia diagnostica altamente innovativa messa a punto a Roma dall'équipe di Massimo Fioranelli e Paolo Pavone della Clinica Mater Dei. Un 'Modello diagnostico integrato' che ...











RAI - Cardiologia,
le novità diagnostiche

A Tg1 online, il professor Fioranelli, dell'Università Gugliemo Marconi, ha risposto alle domande degli utenti. Ha moderato Manuela Lucchini.

RAI - 26/10/2011




RAI - Storie di salute
Nel talk-show condotto da Luana Ravegnini si parlerà di "malattie cardiovascolari" con il Professor Fioranelli ma anche di "sovrappeso e diete" con il Professor Ticca.

RAI - 19 gennaio 2009



FUMO E INFARTO
Fumare di meno fa bene al cuore: da quando è in vigore la legge antifumo in Italia sono diminuiti anche gli infarti.
Tg1 - 13 febbraio 2008



NUOVE FRONTIERE
DELLA MEDICINA
Alcuni ricercatori americani hanno messo a punto una tecnica di rigenerazione dei tessuti del cuore attraverso le staminali.
Tg1 - 14 gennaio 2008



NOVITA' PER IL CUORE
Ricercatori britannici hanno scoperto farmaci capaci di limitare i danni provocati dall'infarto o dall'ipertensione al cuore degli anziani.
Tg1 - 5 settembre 2006







 


 

 


Per iscrizioni:
Segreteria Scientifica A.M.I.O.T - Tel. 02/89072755
Email: didattica@medibio.it

 


Info: www.sipnei.it
www.sipneipiemonte.altervista.org

 

 

 

 

 

 

 

Lavora con Noi: chi fosse interessato ad avere una collaborazione professionale puo’ inviare il proprio curriculum a: segreteriamassimofioranelli@gmail.com.



 17/11/2016   Sindrome da crepacuore: la cannabis ne raddoppia il rischio   cannaIl rischio di sviluppare la sindrome da crepacuore, o tako-tsubo, potrebbe raddoppiare facendo uso di cannabis. La cardiomiopatia da stress è una patologia rara, simile all’infarto nei sintomi e che indebolisce temporaneamente il cuore. A verificarlo sono stati i ricercatori della Luke’s University della Pennsylvania, il cui studio è stato presentato al congresso dell’American Heart Association a New Orleans. La malattia e lo studio Questo tipo di cardiomiopatia si manifesta con dolore al torace, respiro corto, capogiri e a volte svenimenti. I sintomi, causati da un calo della capacità del cuore di pompare il sangue, originati generalmente da prolungati stress fisici o emotivi, sono di solito temporanei, ma possono essere la spia di un problema più serio. Chi consuma cannabis e soffre almeno un episodio di cardiomiopatia da stress è molto più a rischio di andare incontro ad un arresto cardiaco o aver bisogno di interventi sulle anomalie del ritmo cardiaco, rispetto al resto della popolazione. ”Gli effetti della marijuana, specialmente sul sistema cardiovascolare, non sono ancora ben noti – commenta Amitoj Singh, coordinatore dello studio – Con l’aumento degli stati che la legalizzano e la sua disponibilità, la gente deve sapere che la cannabis può essere dannosa, in alcuni casi, per il cuore e i vasi sanguigni”. Una conclusione a cui i ricercatori sono arrivati dopo aver analizzato i dati di 33.343 americani ricoverati in ospedale per cardiomiopatia da stress tra il 2003 e 2011. Dopo aver preso in considerazione diversi fattori di rischio, gli studiosi hanno visto che i consumatori di cannabis hanno almeno un rischio doppio di sviluppare questa patologia rispetto a chi non ne fa uso, oltre ad avere più spesso una storia di depressione, psicosi, disturbi da ansia, alcolismo e abuso di più sostanze. ”Se si usa marijuana e si hanno sintomi come dolore al petto e respiro corto – conclude Singh – è bene farsi visitare da un medico per essere sicuri che non si ha una cardiomiopatia da stress o un altro problema cardiaco”. (Fonte: Popular Science)

 10/11/2016   In Memoria: Il testamento di Umberto Veronesi per i medici   Ci sono parole che ho portato con me lungo tutti i giorni della mia vita. Alcune di queste mi hanno guidato e sono state l'insegnamento al quale ho attinto. "Nella letteratura universale troviamo molti predicatori, molti dispensatori di lezioni, molti censori che dispensano morale agli altri con sufficienza, con ironia, con cinismo, con durezza, ma è estremamente raro vedere un uomo mentre si sta esercitando a vivere e pensare". Questa frase del filosofo francese Pierre Hadot mi ha illuminato sul mio testamento intellettuale. Non ho lezioni di vita o di morale né verità da tramandare, ma solo l'esperienza di un uomo che ha molto vissuto e molto pensato. Ho scritto in uno dei miei ultimi libri che sono giunto alla conclusione che il mestiere dell'uomo è pensare. Pensare autonomamente, coscientemente per costruire un sistema libero di interpretazione del mondo. Certo la nostra libertà di pensiero è limitata da scelte che non abbiamo potuto fare in prima persona: i genitori e il paese in cui nasciamo prima di tutto. Tuttavia dobbiamo ampliare la nostra autonomia adottando il dubbio come metodo. Ai miei giovani medici ho sempre fatto una raccomandazione. Siate dubbiosi e siate trasgressivi, se trasgredire significa andare oltre limite del dogma o la rigidità della regola. Guardate all'esperienza della mia lunga vita: senza dubbio e senza trasgressione non avrei visto (e contribuito a provocare) i progressi nella lotta al cancro, l'evoluzione del ruolo delle donne, l'affermazione della libertà di amare, avere figli e vivere la propria sessualità, il tramonto del razzismo, la nascita del senso di sostenibilità ambientale e il rispetto per l'armonia del pianeta e per tutti gli esseri viventi. È vero anche che non ho visto, come da giovane ho sperato, la sconfitta del cancro e neppure la fine della violenza delle guerre e della fame nel mondo. E questo mi rammarica profondamente. In tanti vorranno sapere se in questo mio riflettere, e studiare, e impegnarmi incessantemente per tante cause ho trovato il senso della vita. Sì, ho una risposta: la vita forse non ha alcun senso. Ma proprio per questo passiamo la vita a cercarne uno. L'importante non è sapere, ma cercare. Sconfiggere l'ignoranza sia il vostro impegno primario, perché l'ignoranza non ci dà alcun diritto. Continuate a cercare fino alla fine, con la consapevolezza che non potete fare a meno del bene e della vita.

 23/10/2016   Cos' e' la PNEI Si e' concluso ieri un interessante convegno presso la nostra Universita' sulle tematiche PNEI. Cos'e' la PNEI ? Riporto le parole di Francesco Bottaccioli: La Psiconeuroendocrinoimmunologia è la disciplina che studia le relazioni bidirezionali tra psiche e sistemi biologici. Nella psiconeuroendocrinoimmunologia convergono, all’interno di un unico modello, conoscenze acquisite, a partire dagli anni Trenta del XX secolo, dall’endocrinologia, dall’immunologia e dalle neuroscienze. Con la psiconeuroendocrinoimmunologia viene a profilarsi un modello di ricerca e di interpretazione della salute e della malattia che vede l’organismo umano come una unità strutturata e interconnessa, dove i sistemi psichici e biologici si condizionano reciprocamente. Ciò fornisce la base per prospettare nuovi approcci integrati alla prevenzione e alla terapia delle più comuni malattie, soprattutto di tipo cronico e, al tempo stesso, configura la possibilità di andare oltre la storica contrapposizione filosofica tra mente e corpo nonché quella scientifica, novecentesca, tra medicina e psicologia, superandone i rispettivi riduzionismi, che assegnano il corpo alla prima e la psiche alla seconda

 18/10/2016   Lactobacillus helveticus per la pressione alta   Il primo passo per riuscire a gestire la pressione arteriosa è seguire la dieta mediterranea, abolire il sale aggiunto e ridurre le portate. Ci può aiutare anche l’uso di prodotti funzionali come il latte fermentato, ricco di peptidi bioattivi, sostanze naturali che possono favorire il controllo della flora batterica e dell’ipertensione arteriosa, un disturbo che colpisce il 38 per cento della popolazione adulta italiana e addirittura il 50 per cento degli anziani. “Secondo gli studi, i peptidi del latte fermentato con Lactobacillus helveticus LBK-16H”, spiega Carlo Cannella, Ordinario di Scienza dell’Alimentazione presso l’Università di Roma La Sapienza, “agiscono come ACE inibitori naturali”. Le sostanze ‘ACE inibitorie’ inibiscono la formazione di angiotensina II, una sostanza vasocostrittrice che può portare all’aumento della pressione arteriosa. Gli studi finora disponibili sul consumo di questo latte fermentato con Lactobacillus Helveticus, Evolus, mostrano che può contribuire a ridurre i valori pressori se assunto con regolarità per almeno 15 giorni, nel quantitativo di 65 ml al giorno, in un regime dietetico adeguato. Come gli altri alimenti funzionali, questo latte ‘completa’ la dieta dell’iperteso, che deve seguire regole precise. “La prima norma da seguire è quella di controllare l’apporto calorico degli alimenti, che non dovrebbe superare le 1300 calorie al giorno, in funzione dell’attività fisica svolta, per evitare il sovrappeso. La prevalenza di ipertensione aumenta infatti all’aumentare del peso corporeo. Se il 15 per cento delle persone con peso normale soffre di ipertensione, questa percentuale sale al 23% tra le persone leggermente in sovrappeso (BMI 25-27), al 27% in quelle con sovrappeso più grave (BMI 27-30) e addirittura al 42% negli obesi. La riduzione di peso porta all’abbassamento dei valori pressori, con un effetto pari a quello di alcune terapie farmacologiche. Secondo i dati disponibili, basterebbe perdere il 10% del peso per ridurre in modo significativo i valori pressori. Nelle forme di ipertensione lieve (valori uguali o leggermente superiori a 140/90 mmHg) la correzione della dieta potrebbe risultare sufficiente per riportare i livelli pressori nella norma e, nei casi di ipertensione più severa, potrebbe permettere di calibrare la terapia con dosi minori di farmaci. Anche la scelta degli alimenti è importante. Bisognerebbe consumare 5 porzioni di frutta e ortaggi al giorno, che aiutano a controllare la pressione arteriosa; questi sono alimenti poveri di sodio e ricchi di potassio (intracellulare), una sostanza che aiuta a modulare la pressione arteriosa. Bisogna inoltre evitare alimenti particolarmente ricchi di grassi, sostanze che si distribuiscono nel tessuto adiposo e che possono ostruire i vasi sanguigni. È bene poi evitare il sale (NaCl: cloruro di sodio). Il sodio in eccesso infatti causa un aumento dei fluidi extracellulari nel sangue, fenomeno che può condurre a ipertensione. Gli alimenti che contengono una flora microbica “probiotica”, cioè favorevole alla vita in quanto producono sostanze protettive per il nostro organismo, vengono detti funzionali. Questi alimenti completano la dieta, potenziandone gli effetti benefici. Una dieta poco equilibrata, caratterizzata dall’assunzione di alimenti ricorrenti industriali, e dalla rapidità con cui li si assume, è dannosa per l’intestino ed impedisce all’organismo di ottenere il giusto apporto calorico e nutritivo. L’alimentazione scorretta e contaminata è in genere affiancata da uno stile di vita irregolare che altera il ritmo sonno-veglia con inevitabili ripercussioni negative sull’intestino. La disbiosi può essere causata anche dallo stress generato da un’attività lavorativa intensa, dagli impegni pressanti e dalle responsabilità quotidiane. Lo stress professionale lascia ben poco tempo allo svolgimento di attività fisica e ciò crea una condizione di affaticamento e nervosismo nell’organismo e possono danneggiare la flora batterica. Le conseguenze per la flora batterica intestinale sono nocive in quanto perde il proprio ruolo di barriera protettiva dell’organismo facendo aumentare il rischio di proliferazione di funghi (candida, ecc.)e di agenti patogeni nell’intestino e rendendo il fisico più vulnerabile. (Fonte: AMICOMED)

 02/06/2016   Long QT syndrome mutations and sudden unexpected death in epilepsy (May 2016)   Sudden unexpected death in epilepsy (SUDEP) accounts for up to one-third of premature deaths in patients with epilepsy, and the pathophysiologic mechanisms are not well defined. A new study suggests that some patients may be predisposed to SUDEP due to congenital long QT syndrome (LQTS). In a study of 61 SUDEP cases for which whole blood was available at autopsy, exome sequencing identified pathogenic LQTS mutations in four patients [2]. An additional nine patients had candidate pathogenic variants in dominant cardiac arrhythmia genes. Prospective studies are needed to determine whether electrocardiogram monitoring or other strategies can identify patients at risk for SUDEP and lead to interventions to reduce risk in patients with epilepsy

 02/06/2016  Variant ASGR1 Associated with a Reduced Risk of Coronary Artery Disease   Several sequence variants are known to have effects on serum levels of non–highdensity lipoprotein (HDL) cholesterol that alter the risk of coronary artery disease. We sequenced the genomes of 2636 Icelanders and found variants that we then imputed into the genomes of approximately 398,000 Icelanders. We tested for association between these imputed variants and non-HDL cholesterol levels in 119,146 samples. We then performed replication testing in two populations of European descent. We assessed the effects of an implicated loss-of-function variant on the risk of coronary artery disease in 42,524 case patients and 249,414 controls from five European ancestry populations. An augmented set of genomes was screened for additional loss-of-function variants in a target gene. We evaluated the effect of an implicated variant on protein stability. We found a rare noncoding 12-base-pair (bp) deletion (del12) in intron 4 of ASGR1, which encodes a subunit of the asialoglycoprotein receptor, a lectin that plays a role in the homeostasis of circulating glycoproteins. The del12 mutation activates a cryptic splice site, leading to a frameshift mutation and a premature stop codon that renders a truncated protein prone to degradation. Heterozygous carriers of the mutation (1 in 120 persons in our study population) had a lower level of non-HDL cholesterol than noncarriers, a difference of 15.3 mg per deciliter (0.40 mmol per liter) (P=1.0×10−16), and a lower risk of coronary artery disease (by 34%; 95% confidence interval, 21 to 45; P=4.0×10−6). In a larger set of sequenced samples from Icelanders, we found another loss-of-function ASGR1 variant (p.W158X, carried by 1 in 1850 persons) that was also associated with lower levels of non-HDL cholesterol (P=1.8×10−3). CONCLUSIONS ASGR1 haploinsufficiency was associated with reduced levels of non-HDL cholesterol and a reduced risk of coronary artery disease. (n engl j med 374;22June 2, 2016)

 26/04/2016  Low Vitamin D Levels Linked To Greater Premature Mortality Risk   A study reported in the British Medical Journalhas uncovered an association between genetically low vitamin D levels and an increased risk of mortality over follow-up among Danish men and women. The investigation included 95,766 participants in three studies. Over the study’s median follow-up time of up to 19.1 years, 10,349 deaths occurred. After evaluating the association between 25-hydroxyvitamin D levels and mortality over the follow-up period, the researchers analyzed the relationship between genotypes that decrease plasma vitamin D and the risk of mortality. “We can see that genes associated with low vitamin D levels involve an increased mortality rate of 30%and, more specifically, a 40%higher risk of cancer-related deaths,” reported lead author Shoaib Afzal. “An important factor in our study is that we have established a causal relationship.” *Br Med J. 2014 Nov 19.

 17/04/2016   DNA Damage May Be A Marker Of Insufficient Zinc Status   A trial reported in Nutrition Researchfound a protective effect for zinc supplementation against DNA strand breaks.* This type of genetic damage is caused primarily by reactive oxygen species and can lead to further damage and consequent disorders if not repaired. The study included 40 Ethiopian women believed to be of low zinc status due to decreased meat intake and high dietary phytate levels, which reduce zinc absorption. Plasma zinc levels were measured in blood samples collected at the beginning of the study. The women were given 20 mgzinc or a placebo daily for 17 days. Comet assay of intracellular DNA strand breaks was conducted in cells collected at the beginning and end of the trial. By the end of the study, comet tail measurement of DNA strand breaks decreased from an average of 39.7to 30.0in the supplemented group. DNA repairis an essential element of longevity and a number of nutrients that health conscious people supplement with today have been shown to help facilitate DNA repair. Zinc levels and DNA damage, the comet assay, a method that measures DNA strand breaks in cells, may represent a sensitive functional tool to assess response to zinc supplementation.” * Nutr Res. 2015 Jan;35(1):49-55. From LifeExtension

 16/04/2016   Mediterranean Diet Associated With Longer Telomeres   According to an article published in the British Medical Journaland widely reported by CNN in early December, those who regularly eat a Mediterranean diet rich in polyphenols and anti-inflammatory compounds have longer telomeres and may live longer than those who don’t.* Researchers utilized data from 4,676 middle-aged participants in the ongoing Nurses’ Health Study, which began enrolling subjects in 1976. Dietary questionnaires completed in 1980 were scored for adherence to a Mediterranean diet, which is characterized by a high intake of vegetables, fruits, nuts, legumes, grains, and olive oil. Blood samples collected from 1989 to 1990 were analyzed for white blood cell telomere length. Telomeres, which cap the ends of chromosomes, get shorter every time a cell divides, so their length is thought to be a measure of a cell’s aging. Stress and inflammation may also shorten people’s telomeres, the researchers said in the study. “Our findings showed that healthy eating, overall, was associated with longer telomeres,” reported lead author Marta Crous-Bou, a postdoctoral fellow in the Channing Division of Network Medicine. “However, the strongest association was observed among women who adhered to the Mediterranean diet.” Telomeres have been the subject of a significant amount of recent research. Longer telomeres have been associated with a reduced risk of chronic diseases and increased life span. LifeExtension (BMJ. 2014;349:g667)

 10/04/2016  Zucca Amara per il diabete   La Momordica charantia, conosciuta anche come bitter melon (o zucca amara) è una pianta rampicante tropicale e sub-tropicale della famiglia Cucurbitaceae, particolarmente diffusa in Asia ed Africa per i frutti commestibili. Nella medicina ayurvedica il suo utilizzo è indicato per varie problematiche quali costipazione, infiammazioni ed infezioni, patologie respiratorie. Ad oggi è invece nota soprattutto per il trattamento dell'iperglicemia: delle 228 specie chimiche isolate infatti alcune hanno mostrato significativi effetti ipoglicemizzanti. È il caso dei momordicosidi, in grado di stimolare la traslocazione del trasportatore GLUT4 alla membrana negli adiposità, e di momordicilina e momordenolo, che inibiscono invece una glicogeno sintesi chinasi (GSK-3); il polipeptide-p infine ha dimostrato effetti ipoglicemizzanti in vivo. Un altro importante componente attivo recentemente scoperto è un polipeptide in grado di attivare il recettore dell'insulina, detto mcIRBP, il cui meccanismo d'azione è stato oggi pienamente delucidato. La frazione attiva di questo peptide è il residuo di 19 aminoacidi carbossiterminale, caratterizzato da una struttura beta-hairpin in grado di interagire con il recettore insulinico (IR) ed incrementarne la sensibilità all'insulina. Si ottiene così sia -in vitro- un aumento dell'intake di insulina da parte di cellule adipose in coltura, sia -in vivo- una aumentata clearance del glucosio ed una incrementata tolleranza in topi diabetici di tipo 1 e di tipo 2. Studi in database proteomici hanno infine rivelato che motivi simili per sequenza e struttura tridimensionale sono contenuti in peptidi presenti in molte specie vegetali quali zucca, riso, pompelmo, vite e rosmarino. Lo studio, ancorché precilinico, è molto interessante non solo per la buona qualità metodologica espressa ma anche per il potenziale impatto su una delle patologie più diffuse al mondo, che affligge 387 milioni di persone e causa quasi 5 milioni di morti l'anno causando inoltre ingentissime spese per qualsiasi sistema sanitario nazionale. Confermando questi studi sull'uomo si potrebbe infatti produrre una nuova classe farmaceutica dal basso costo e dagli scarsissimi effetti collaterali. Lo,H., et al. Food Chem. 2016 Aug 1;204:298-305. doi: 10.1016/j.foodchem.2016.02.135. ( Fonte : Fitoterapia 33)

 02/04/2016   Estratto di Cipolla e Colesterolo   Da uno studio coreano dell’ottobre 2013 è emersa una notevole capacità dell’estratto di buccia di cipolla di ridurre l’ossidazione dei grassi nel sangue. Uno dei principali motivi che rende il colesterolo tanto pericoloso è determinato dal rischio di ossidazione delle placche all’interno dei vasi sanguigni. Un regolare consumo di frutta e verdura ad elevato contenuti di antiossidanti (polifenoli) è stato già in passato provato essere in grado di prevenire molte malattie cardiovascolari. Nel corso dello studio è emerso che la somministrazione di estratto di buccia di cipolle per due settimane il livello di colesterolo totale era significativamente diminuito. Le potenzialità emerse dallo studio dell’estratto sono evidenti: miglior profilo lipidico complessivo e mantenimento dei livelli dei principali antiossidanti nel sangue (tra i quali anche coenzima Q10). Bibliografia: Nutr Res Pract. 2013 Oct;7(5):373-9. doi: 10.4162/nrp.2013.7.5.373. Epub 2013 Oct 1.Effect of onion peel extract supplementation on the lipid profile and antioxidativeDa Vladimiro Colombi Fonte: www.naturessere.it

 18/03/2016  Datteri e Colesterolo  Il dattero è un frutto meraviglioso, che porta benefici enormi al nostro organismo. È, infatti, un potente antinfiammatorio che può risultare utile per abbassare il colesterolo. Leggiamo su Greenme.it: “Sono ricchi di ferro, vitamine e sali minerali. Contengono zuccheri naturali che li rendono adatti per dolcificare alimenti e bevande. Il consumo regolare di datteri può contribuire ad abbassare il colesterolo. Sono inoltre un vero e proprio antinfiammatorio naturale adatto in caso di raffreddore e irritazioni alle vie respiratorie“. Nello specifico, “i datteri non contengono colesterolo e presentano una scarsa quantità di grassi. Rappresentano una buona fonte di fibre vegetali e di vitamine del gruppo B, come la vitamina B1, B2, B3 e B5. Contengono inoltre vitamina C. Contribuiscono al buon funzionamento del sistema digestivo, per via della presenza di fibre sia solubili che insolubili e di differenti tipologie di amminoacidi“. I datteri sono, per di più, un’ottima fonte di energia e un modo per spezzare la fame: “Sono una fonte di energia immediatamente a disposizione dell’organismo, per via del loro contenuto di zuccheri naturali, come il fruttosio. Per questo motivo potrete utilizzarli per preparare una colazione energetica, nei frullati di frutta o spezzettati in abbinamento con frutta e cereali per creare un muesli casalingo. Rappresentano uno spezzafame salutare, soprattutto se si fa attenzione ad evitare i datteri conservati con additivi artificiali e sciroppo di glucosio. Inoltre sono una buona fonte di potassio e risultano allo stesso tempo poveri di sodio. Ciò li rende utili per favorire il buon funzionamento del cuore e della circolazione del sangue“. E sono anche un ottimo rimedio per il raffreddore: “In caso di raffreddore, per trovare sollievo, potrete preparare un decotto di datteri, come suggerito sul nostro Forum. Vi serviranno 100 grammi di datteri secchi e mezzo litro d’acqua. E’ sufficiente bollire i datteri per qualche minuto nell’acqua, filtrare e dolcificare a piacere. Poi potrete mangiare i datteri, oppure utilizzarli nelle vostre ricette in sostituzione dello zucchero“. Fonte: http://www.lafucina.it/2014/12/16/dattero/

 24/02/2016   The Dangers of Arterial Plaque Cardiovascular disease remains the leading cause of death among older adults.  Atherosclerosis, the thickening and narrowing of arteries, is the cumulative result of elevated cholesterol, chronic inflammation, and other factors. It leads to coronary heart disease (heart attack), stroke, and peripheral vascular disease.In recent years, we’ve developed a vastly more sophisticated understanding of the processes leading up to devastating arterial blockage by plaque lesions. Their foundation begins even before the teen years with the development of so-called fatty streaks, or regions of increased fat in the walls of arteries. At first, the small damaged fatty streak areas trigger a “healing” response, as if the streak areas were a wound, attracting inflammatory cells that ingest and store excess fats. Eventually, arterial plaquebegins to take shape as a core of fats develops outside of inflammatory cells. These plaques become less stable over time, making them more vulnerable to rupture, which leads to heart attacks and strokes. Anything we can do to slow the progression of early fatty deposits to plaque lesions is beneficial, and anything we can do stabilize these plaques makes the risk of a sudden catastrophic heart attack or stroke much less likely. Two particular supplements have been found to do just that. Pycnogenol® has been shown to slow the progression of atherosclerotic plaques. A specialized extract of Centella asiatica helps to stabilize those plaques, reducing the risk of a life-threatening rupture. Together, these two supplements can help prevent plaque progression in those with milder atherosclerosis and reduce the development of symptoms in those with more severe disease. (From LifeExtension)

 11/01/2016   Carnosine   Carnosine is a multifunctional dipeptide made up of the amino acids beta-alanine and L-histidine.58 It is found both in food and in the human body. Long-lived cells such as nerve cells (neurons) and muscle cells (myocytes) contain high levels of carnosine.58 Muscle levels of carnosine correlate with the maximum life spans of animals. Carnosine has been shown to be an anti-glycating agent. This nutrient has the ability to suppress formation of advanced glycation end products (AGEs). Carnosine levels decline with age. Muscle levels decline 63% from age 10 to age 70, which may account for the normal age-related decline in muscle mass and function. Since carnosine acts as a pH buffer, it can keep on protecting muscle cell membranes from oxidation under the acidic conditions of muscular exertion. Carnosine enables the heart muscle to contract more efficiently through enhancement of calcium response in heart myocytes. Aging causes damage to the body’s proteins. One underlying mechanism behind this damage is glycation. Glycation involves the non-enzyme controlled cross-linking of proteins or lipids and sugars to form non-functioning structures in the body. The process of glycation can be superficially seen as wrinkled skin. Glycation is also an underlying cause of age-related neurologic, vascular, and eye problems. Carnosine is a unique dipeptide that can interfere with the glycation process.

 11/01/2016   Discordance Between Apolipoprotein B and LDL-Cholesterol in Young Adults Predicts Coronary Artery Calcification The CARDIA Study   BACKGROUND High levels of apolipoprotein B (apoB) have been shown to predict atherosclerotic cardiovascular disease (CVD) in adults even in the context of low levels of low-density lipoprotein cholesterol (LDL-C) or non–highdensity lipoprotein cholesterol (non–HDL-C). OBJECTIVESThis study aimed to quantify the associations between apoB and the discordance between apoB and LDL-C or non–HDL-C in young adults and measured coronary artery calcium (CAC) in midlife. METHODSData were derived from a multicenter cohort study of young adults recruited at ages 18 to 30 years. All participants with complete baseline CVD risk factor data, including apoB and year 25 (Y25) CAC score, were entered into this study. Presence of CAC was defined as having a positive, nonzero Agatston score as determined by computed tomography. Baseline apoB values were divided into tertiles of 4 mutually exclusive concordant/discordant groups, based on median apoB and LDL-C or non–HDL-C. RESULTSAnalysis included 2,794 participants (mean age: 253.6 years; body mass index: 24.55 kg/m 2 ; and 44.4% male). Mean lipid values were as follows: total cholesterol: 177.333.1 mg/dl; LDL-C: 109.931.1 mg/dl; non–HDL-C: 124.033.5 mg/dl; HDL-C: 5312.8 mg/dl; and apoB: 90.7 24 mg/dl; median triglycerides were 61 mg/dl. Compared with the lowest apoB tertile, higher odds of developing Y25 CAC were seen in the middle (odds ratio [OR]: 1.53) and high (OR: 2.28) tertiles based on traditional risk factor–adjusted models. High apoB and low LDL-C or non–HDL-C discordance was also associated with Y25 CAC in adjusted models (OR: 1.55 and OR: 1.45, respectively). CONCLUSIONSThese data suggest a dose–response association between apoB in young adults and the presence of midlife CAC independent of baseline traditional CVD risk factors. (J Am Coll Cardiol 2016;67:193–201) © 2016 by the American College of Cardiology Foundation.

 







 

 
 



Fellow of European Society of Cardiology
 



Fellow of the Society for Cardiovascular Angiography and Interventions (SCAI)
 



Fellow American College of Chest Phyisicians
 




FELLOW GISE,Società italiana di Cardiologia Invasiva
 



Fellow ANMCO

 


 
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